Nel discorso sul Giorno del Ricordo, il Presidente della
Repubblica, Mattarella, ha nuovamente dedicato un passaggio a Gorizia e Nova
Gorica, capitale europea della cultura. Queste le parole del Presidente:
La scelta di Gorizia e Nova Gorica, che saranno congiuntamente Capitale
della Cultura europea 2025, dimostra quanto importante sia per l’intera Unione
che la memoria delle oppressioni disumane del passato sia divenuta ora strada
dell’amicizia, della comprensione, del primato della dignità delle persone, nel
rispetto delle diversità e dei diritti
Un
passaggio forte, che si
inserisce all’interno di un contesto delicato, quale quello del Giorno
del
Ricordo, che come è noto, si è prestato a livello storico e politico ai
peggiori
revisionismi che hanno tutt’altro fatto rima con verità storica e
conciliazione. Interessante quanto afferma il Presidente, perché ancora
una
volta emerge chiaramente come effettivamente da Roma vi sia una veduta,
forse
un credo, una speranza, nel progetto di Nova Gorica e Gorizia capitale
europea
della cultura, di enorme portata. Una portata che forse qui, dalle
nostre
parti, non è stata ancora compresa, percepita, vuoi perché vi è una
forma di
rassegnazione, per quelle chiusure nazionalistiche, per quel doping
nazionalistico,
che ancora inquina i rapporti tra Italia e Slovenia, vuoi perché il ‘900
ha
lasciato delle cicatrici così profonde che servirà molto di più che un
progetto
di capitale europea della cultura per andare veramente oltre un passato
che
continua a dividere i popoli. Va detto, a tal proposito, che senza la
Jugoslavia, Nova Gorica non esisterebbe. Eppure sembra che ricordare le
proprie
origini possa essere un qualcosa di profondamente divisivo tanto forse
da
mettere a rischio il progetto europeo della capitale europea della
cultura.
Meglio non parlarne, meglio superare parte della propria storia.
Resistenza e
Jugoslavia sono due dei pilastri fondamentali tanto della Slovenia,
quanto della
cittadina di Nova Gorica. Eppure, nel programma europeo della capitale
della
cultura 2025, sembra che il compromesso raggiunto sia consistito
nell’aver
sacrificato parte dell’identità della storia di Nova Gorica e della
Slovenia,
di aver dato spazio alle narrazioni proprie spinte dall'area di Gorizia
italiana, foibe,
esodi e fuga dalla Jugoslavia, fatti storici che è giusto trattare, ma
non in
via esclusiva o dominante, ma se così non fosse, come parrebbe
desumersi,
probabilmente il progetto condiviso della capitale europea della cultura
non
sarebbe stato neanche partorito. Un progetto che mirerebbe al
superamento delle
divisioni del ‘900, ma sotto le condizioni "storiche" dettate dall'area
revisionistica italiana. Probabilmente rispetto alla percezione, e forse
eccessivo ottimismo, che vi è a
Roma o a Lubiana, questo superamento, se le condizioni devono essere
tali, sarà comprensibilmente più vicino all'essere utopia degna della
città del Sole di Campanella, che realtà europea di questi primi anni
venti del nuovo millennio.
mb
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