Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

Immagine
  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Non c'è neanche più la guerra fredda di una volta, iniziata a Trieste e finita a Berlino, in una società senza più ideologia e con il movimento pacifista superato dalla storia

 


Il mondo sta conoscendo, dopo diversi bluff, che hanno fatto pensare che nulla potesse mai accadere tra Occidente ed Oriente, sul fronte dello scontro militare, il periodo più teso dalla crisi missilistica di Cuba. Quanto accaduto tra USA e Corea sotto la guida di Trump fu un nulla rispetto ai dispetti che si stanno facendo NATO e Russia sul teatro ucraino, con l'Europa che mostra ancora una volta la sua inconsistenza a livello politico. La guerra fredda iniziò a Trieste, con la questione di Trieste, il blocco comunista, contro quello capitalista. Poi, dopo la disgregazione dell'Unione Sovietica, la caduta del muro di Berlino, la fine del comunismo, nel mondo, in sostanza, la guerra fredda ideologica tra i due blocchi è venuta meno, ma non la NATO. NATO che oggi, con la crisi Ucraina, ha riscoperto probabilmente una propria ragione di difendere la sua esistenza, in una società armata in modo imponente e dove Russia e blocco NATO si fronteggiano non più per ragioni ideologiche ma esclusivamente economiche, geopolitiche, di arroganza e potere. Certo, vero è che l'ideologia comunista e capitalista furono solo il pretesto, ma le ragioni vere di scontro tra i due blocchi furono prevalentemente di natura economica e primato militare, oggi, si continua a ripetere gli errori di ieri, con o senza ideologia. Il pacifismo ne è uscito sconfitto, superato dalla storia di oggi, letteralmente sparito, salvo qualche testimonianza. Un tempo, ai primi segnali di venti di guerra, milioni di persone in tutto il mondo sarebbero scese in piazza. Oggi, solo qualche bandiera esposta sui balconi, quando va bene. Non resta che confidare nella forza della diplomazia, sventolare qualche bandiera della pace è pur sempre importante, ma non saranno queste a fermare la guerra e dagli esiti catastrofici, che nessuno sembra volere, che il mondo sembra temere, ma che sembra essere tutt'altro che impossibile, tra Russia e NATO. Quando il mondo non sarà più armato, sarà un bel giorno per l'umanità, ma è altamente probabile che arrivi prima l'asteroide...

mb

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?