I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

E soprattutto chiamatelo Oberdank, non Oberdan. Colui che anticipò l'italianizzazione fascista dei cognomi


Odiava a tal punto l'Impero Austroungarico, da cui disertò per passare sotto l'Italia, che italianizzò il proprio cognome da Oberdank ad Oberdan. Ma non ci fu mai alcun atto ufficiale che riconobbe tale cambio di cognome. Fu solo frutto di una sua esaltazione irredentista, estremista, quella che lo porterà alla pena capitale, dopo l'arresto avvenuto a Ronchi, che costò il ferimento anche di un gendarme austriaco, perché Oberdank voleva uccidere l'Imperatore Francesco Giuseppe. Con quel gesto simbolico dell'eliminazione della K altro non fece che porre culturalmente le basi per quell'estremismo ideologico che qualche decennio dopo verrà fatto proprio nella Venezia Giulia dal fascismo con il noto processo dell'italianizzazione dei cognomi. Tra i 50 mila e 100 mila cognomi italianizzati, con l'invenzione della restituzione alla forma originaria, che non esisteva. Ma nella cultura fascista altro non significava che disconoscere le radici slave e germaniche di queste terre. Oberdan fu l'antesignano di quel modo di pensare, l'estremo opposto del multiculturalismo e pluralismo che connotava queste terre sotto l'Impero Austroungarico. Di cui anche la sua famiglia ne era espressione. La madre una goriziana slovena e fu lei a dare il proprio cognome al figlio. Oberdan troncando la K ha disconosciuto la sua identità, le sue radici slave. Italianizzò anche il proprio nome. Si chiamava  Wilhelm. Diventerà Guglielmo. Ma ci vollero diversi anni per veder diffuso il nome Oberdan anziché Oberdank, le basi si porranno con i circoli che si diffonderanno a macchia di leopardo lungo tutto lo stivale a partire dal 1888. Ma sarà soprattutto dopo la prima guerra mondiale e la disfatta dell'Impero Austroungarico che si consoliderà Oberdan anziché Oberdank. Una pagina di storia di queste terre  non meriterebbe di essere celebrata, esaltata come continua ad accadere incredibilmente ancora oggi, in un Paese fondatore dell'Europa unita i cui valori si pongono in assoluta antitesi con il nazionalismo estremista incarnato dal “biondo triestino”.

mb

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