E alla fine c'entra sempre l'Egitto, dalla Libia, al diga rinascimento, alla guerra del gas e l'Italia è come Ponzio Pilato
- Ottieni link
- X
- Altre app
L'Egitto continua a far discutere, non solo per la sua politica interna, che tiene in ostaggio con una dittatura militare ed una presa in giro colossale, attraverso farlocche elezioni, 100 milioni di egiziani, ma anche per la sua politica estera. Tensioni si registrano su più fronti, ma alla fine sono abbastanza collegate. Come la diga del rinascimento, che vede l'Egitto essere in una situazione ad alta tensione con l'Etiopia, eppure quando il progetto venne effettuato, fu condiviso da Egitto, Etiopia e Sudan, poi nel tempo emersero i problemi da parte egiziana perchè in sostanza non si fidano della controparte etiope e temono di concedere all'Etiopia un potere di ricatto enorme sull'Egitto con la chiusura del rubinetto. L'altro fronte è quello libico, dove Al Sisi ha mostrato i muscoli al mondo, per poi ritornare indietro, dopo che Trump e Putin lo hanno avvertito nel non commettere sostanzialmente minchiate. Dimostrando con ciò tutta l'inconsistenza politica dell'Egitto. Al Sisi ha minacciato che la zona rossa è da intendersi Sirte, superata quella sarebbe stata praticamente guerra. Nel teatrino c'è stata prima la chiamata da parte del parlamento libico e poi il via libera di quello egiziano, per intervenire a sostegno di Haftar. A ciò poi si aggiunge l'accordo della via del gas, che è il vero punto nodale della questione, che vede l'Italia tra i sostenitori della nuova via del gas, riconoscendo all'Egitto un ruolo determinante. L'accordo greco egiziano, passato inosservato nella stampa italiana, è balzato alle cronache solo per la ritorsione, inevitabile, turca. In sostanza gli egiziani saranno il faro della nuova via del gas nella nota EastMed, decidendo di raggirare la via turca che per tutelare i propri interessi contesta la validità dell'accordo greco egiziano, che è stato possibile grazie all'accordo italo greco del mese di giugno. In tutto ciò i dispetti tra Turchia ed Egitto si estendono in tutti questi tre campi. Infatti la Turchia sostiene la linea etiope sul fronte della diga, sostiene il nemico di Haftar, e contesta all'Egitto in sostanza un ruolo di dominio in quell'area del Mediterraneo. In tutto ciò l'Italia si comporta come Ponzio Pilato. Sostiene chiaramente gli interessi egiziani, è alleato dell'Egitto il nostro Paese. L'Italia ha reso possibile il consolidamento del potere egiziano. Non a caso sul sito del governo egiziano scrivono che il nostro Paese ha sostenuto la direzione politica intrapresa in Egitto con l'avvento di Al Sisi. Comportarsi come Ponzio Pilato significa lavarsi pubblicamente le mani senza prendere posizione, ma avendola in realtà già presa la posizione, perchè quando si lascia il giudizio al popolo, si sa già come il popolo giudicherà. Barabba non sarebbe mai stato condannato e ugualmente l'Italia non si scaglierà contro l'Egitto, perchè la via del gas è centrale per il nostro Paese, gli interessi che il capitale italiano ha nella terra delle piramidi sono enormi, con tutto ciò che ne può discendere. Solo un clamoroso cambio di rotta della politica internazionale potrà determinare una nuova situazione, a partire dal sostegno che gli USA continueranno a dare ad Al Sisi. Quando questo sostegno verrà meno e l'Egitto verrà considerato uno "stato canaglia" da isolare, allora forse il quadro muterà.
mb
Commenti
Posta un commento