Il grande colosso di Monfalcone è destinato a sparire

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  A soli centocinquanta metri d’altezza, quella ciminiera appare quasi ridotta se paragonata ai mostri d’acciaio e cemento da duecentocinquanta metri che solitamente feriscono i nostri cieli. Una misura contratta che fu, in un passato felicemente archiviato, fonte di dissapori ed un prezzo pagato sull'altare di uno sviluppo che non guardava in faccia a nessuno. Oggi, però, quel manufatto non è più soltanto il residuo di un’era industriale: è una spina dorsale della memoria collettiva, un reperto di vera e propria  archeologia dell'anima.  Eppure, si preferisce la metaforicamente la ruspa alla tutela. Con una furia iconoclasta degna della distruzione del Colosso di Roma, quell'imponente profilo si avvia ad essere cancellato dalla terra e dallo sguardo, destinato a sopravvivere solo nella memoria nostalgica di chi — da Trieste alle alture del Carso — vedeva in quella torre il punto fermo con cui riconoscere l'orizzonte di Monfalcone. La storia recente dell'Italia offr...

Un grave errore nazionalistico non riconoscere la doppia cittadinanza, italiana e austriaca, ai cittadini del Südtirol

Pare che il nuovo corso politico in corso in Austria, stia bloccando quella che pareva essere una misura doverosa, sacrosanta, e rispettosa dei diritti delle minoranze autoctone. Per non disturbare la vicina Italia. Il riconoscimento della doppia cittadinanza italiana ed austriaca ai cittadini della complessa zona del  Südtirol.  Paradossalmente è più nazionalista non riconoscere i diritti e l'identità di chi vive in quella zona acquisita dall'Italia, dove non si sono mai sentiti italiani e dove la lingua prevalentemente parlata non è l'italiano, trincerandosi dietro slogan che rischiano di favorire tensioni che riconoscere la doppia cittadinanza. Cosa, ricordiamolo, che ha già dei precedenti. Ma questi precedenti possono valere solo se si tratta di italiani presenti in territori "persi".  Come accaduto negli anni ’90 quando vennero raccolte tra gli italiani poco più di 4 mila firme per una petizione al Governo italiano con cui si richiedeva il riacquisto della cittadinanza italiana persa a seguito della cessione dell’Istria, di Fiume, del Quarnero e di Zara a quella che era stata la Jugoslavia. Ci furono due provvedimenti legislativi, quello del 1992, con cui si consentiva agli appartenenti alla CNI il riacquisto della cittadinanza italiana e soprattutto con la legge 8 marzo 2006, N° 124 si completò il quadro e l'effetto è stato quello di favorire l'iscrizione all'AIRE delle circoscrizioni considerate a poco più di 25 mila di cittadini. Due pesi e due misure. Comportamento sbagliato che avrà delle conseguenze pessime in un contesto europeo che invece di tutelare l'autonomismo dei territori, li soffoca, sotto il peso di quel nazionalismo che dice proprio di voler contrastare.

mb

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