Delitto Chichiarelli: tutti i dubbi e le incongruenze su un'esecuzione di Stato

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Nella trasmissione di Carlo Lucarelli Blu Notte ,  si è ritornati sulla vicenda di uno dei personaggi più enigmatici della storia repubblicana italiana, Antonio "Tony" Chichiarelli. A lui è stato recentemente dedicato anche un film di grande successo che ne ha forse mitizzato eccessivamente la figura: un criminale che ha comunque attraversato la stagione più oscura della Repubblica, quella del sequestro Moro. Chichiarelli accumulò ingenti ricchezze grazie al suo talento per il falso d'arte. Le sue opere sono circolate ovunque, tanto che ancora oggi, di fronte a un dipinto, ci si chiede se si tratti di un originale o di un "Rally", il nome con cui era solito firmarsi. Ma l'aspetto più enigmatico della sua vita parte, paradossalmente, dalla fine: il suo assassinio. Nel corso del programma, Silvio Bozzi — già dirigente della Polizia Scientifica, Questore Aggiunto ed esperto in materie criminalistiche — ha definito la dinamica del delitto con un'espressione ...

Monfalcone "mitteleuropea, veneziana, luogo di migrazione interna dal Sud Italia" ma si dimenticano i bengalesi



Il movimento spazialista, con la mostra di Fontana, esalta la destra al governo regionale e cittadino. Parlano di rilancio della città. E vabbè, ognuno può raccontare ciò che gli pare e trovare nell'arte i riferimenti che vuole. E nell'euforia dello spazialismo si afferma che "Monfalcone è "mitteleuropea, veneziana, luogo di migrazione interna dal Sud Italia e città del lavoro, con la presenza dei cantieri navali. Un dna, quello del dei monfalconesi - che in virtù di questo percorso ha origini importanti". Ottimo. Meraviglioso. Ma dove li mettiamo i circa 3000 bengalesi monfalconesi? Che costituiscono poco più della metà dei cittadini stranieri presenti a Monfalcone? Città che ha il rercord regionale di stranieri,in base al rapporto con la popolazione residente? Il 24%. Forse si sono persi nella dimensione spazio temporale del movimento spazialista? Può essere... Eppure era stato detto durante la presentazione della mostra, a Monfalcone, che "c'è la consapevolezza di essere parte di una realtà globale che favorisce le contaminazioni, verso le quali non ci può essere chiusura, avendo però chiaro il concetto che la cultura di base, da cui partiamo, è la nostra".  Ma quella difesa del "nostro" come si concilia con lo spazialismo che si esalta, quando nel manifesto del 1951 si scriveva che "È necessario quindi un cambio nell'essenza e nella forma. È necessaria la superazione della pittura, della scultura, della poesia. Si esige ora un'arte basata sulla necessità di questa nuova visione."? Forse la mostra di Fontana potrà guidarli verso una nuova dimensione, non si sa mai.


mb

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