I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

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C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Ma ha ancora un senso l'Università popolare di Trieste?Non sarebbe preferibile sostenere direttamente la CNI?





L’Università Popolare di Trieste è un Ente Morale istituito nel 1899 per difendere, sostenere e incrementare la cultura Italiana a Trieste e in Istria, a Fiume e in Dalmazia. Nel loro sito si legge che l’Università Popolare di Trieste opera con il sostegno finanziario del Ministero degli Affari Esteri del Governo Italiano e della Regione Friuli Venezia Giulia, in stretta collaborazione con gli organi e le strutture della Comunità Nazionale Italiana, organizzazione che raccoglie trentamila connazionali residenti in Croazia e Slovenia. Una storia secolare, che probabilmente sta conoscendo in questi anni la peggiore della sua lunga esistenza. E' commissariata e soprattutto, come evidenziato dall'inchiesta del Piccolo di Trieste del 6 dicembre, è in rosso. "Il totale delle perdite iscritte a stato patrimoniale (perdita conseguita dall'esercizio + perdite pregresse) risulta essere pari a 671.721." Ora, come è noto, non si sono riusciti a trovare meno di 300 mila euro per evitare lo spegnimento del canale satellitare di TV e Radio Capodistria. Cosa che ha menomato la libertà d'informazione della minoranza italiana. Forse sarebbe il caso di riflettere se ha un senso procurarsi quasi 700 mila euro, che rischiano di arrivare dalla Regione e ministero, ergo dai cittadini, come evidenziato dal Piccolo, per una realtà che forse è giunta al suo tempo? Che andrebbe ripensata? E' vero che organizza diverse iniziative, ma visto che lo scopo è quello soprattutto di incrementare la cultura italiana in Istria, Fiume e Dalmazia,oltre che a Trieste, non sarebbe preferibile eventualmente valutare di sostenere direttamente le attività svolte ad esempio dalla Comunità Nazionale italiana per le iniziative in Slovenia e Croazia? Sostenendo direttamente le istituzioni unitarie della Comunità Nazionale Italiana che contribuiscono a realizzare i diritti costituzionali della Comunità Italiana stessa? Come  la Casa Editrice EDIT di Fiume, l’Agenzia AIA di Capodistria, il Centro di Ricerche Storiche di Rovigno, il Dramma Italiano di Fiume, i Programmi Italiani di RTV Capodistria e l’Unione Italiana? Sono 53 le Comunità degli Italiani: 7 in Slovenia e 46 in Croazia. La grande maggioranza delle Comunità degli Italiani, 42, si trovano in Istria. Una riflessione sarebbe più che doverosa.

mb

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