
Cancellare le vie intitolate a nazionalisti, guerrafondai,razzisti e fascisti è doveroso. La storia cambia, nulla è eterno, tutto è in evoluzione, soprattutto quando i principi e valori umani che si ritengono voler inculcare anche attraverso i nomi dei luoghi, quelli con cui abbiamo a che fare ogni giorno, sono totalmente contrastanti, incompatibili, con i nomi di alcuni vie, di alcune città. Dopo secoli finalmente si mette in discussione Cristoforo Colombo, nei libri scolastici si legge che è stato uno sterminatore di indios. Come diamine è mai pensabile di poter continuare ad avere intitolate vie a sterminatori, torturatori e schiavisti? Lo stesso dicasi per i guerrafondai, nazionalisti, militaristi, e razzisti antislavi, come D'Annunzio, a cui vie, piazze, e scuole intitolate si perdono, a partire da quel "dei Legionari" di Ronchi. Vie dedicate a Cadorna, Diaz, Duca D'Aosta, Timeus, esponenti del fascismo, addirittura ai firmatari del manifesto della razza, non dovrebbero più esistere. Qualcuno dirà che la storia non si cancella. Anche sì, in verità, con riferimento alla storia della toponomastica e dell'odonomastica, non l'ha mica prescritto chissà quale entità suprema e divina che certe vie intitolate a certi personaggi che esprimono un valore negativo debbano continuare ad esistere ancora oggi. Il 21 novembre la Città di Roma
ha reso noto che "cancella dalla sua toponomastica i nomi di due
firmatari del Manifesto della razza, a cui erano precedentemente
intitolate tre strade. I tre nuovi intestatari sono scienziati, tra cui
due donne, che si opposero e furono vittime di discriminazioni razziali
durante il regime fascista."
Nel Municipio XIV via Donaggio diventa ora via Mario Carrara,
largo Donaggio diventa largo Nella Mortara, mentre nel IX Municipio via
Zavattari si chiamerà via Enrica Calabresi.
Queste le biografie di Mario Carrara, Nella Mortara, Enrica Calabresi
Mario Carrara nato a Guastalla (Reggio Emilia) nel
1866, studiò a Bologna dove si laureò in Medicina e Chirurgia. Iniziò la
carriera universitaria a Torino nel 1891, nel 1898 si trasferì a
Cagliari e qui rimase fino al 1903, quando fu richiamato a Torino a
ricoprire la cattedra di Antropologia criminale e Medicina legale.
Nell'autunno del 1931, i docenti universitari furono obbligati a
prestare un giuramento di fedeltà al fascismo; soltanto in 12 si
rifiutarono, perdendo la cattedra e il lavoro. Mario Carrara fu uno di
questi, e venne escluso da tutte le cariche pubbliche. I suoi sentimenti
antifascisti causarono prima la perquisizione della sua abitazione
(1935) e poi il suo arresto (1936) con l'accusa di aver promosso
attività contro il regime. Morì a Torino il 10 giugno 1937.
Nella Mortara, nata a Pisa nel 1893, docente di
fisica sperimentale divenuta direttore dell'Istituto fisico di via
Panisperna nel 1938; il 18 marzo 1939, con decreto ministeriale, venne
dichiarata decaduta dall’abilitazione alla libera docenza in Fisica
sperimentale, «perché di razza ebraica, con effetto dal 14 dicembre
1938-XVII». Si rifugiò allora in Brasile dal fratello maggiore Giorgio, a
sua volta emigrato a seguito delle leggi razziali. Nel marzo del 1941
tornò con un viaggio avventuroso a Roma per riavvicinarsi alla famiglia e
trascorse dall’ottobre del 1943 al luglio del 1944 un periodo di
clandestinità presso le suore Orsoline polacche. Dopo la guerra fu
reintegrata all’università e, nel gennaio del 1949, le venne confermata
in via definitiva l'abilitazione alla libera docenza in Fisica
sperimentale già ottenuta già nel 1934. Si è spenta a Roma nel 1988.
Enrica Calabresi nata a Ferrara nel 1891.
Studentessa di scienze alla Facoltà di matematica, assunse a ventisette
anni l’incarico di segretario della Società Entomologica Italiana.
Nell’autunno del 1933, per non essere costretta a tornare sconfitta
nella casa di famiglia, si iscrisse al Partito fascista e così ricevette
un incarico al Regio Istituto tecnico Galileo Galilei. Nel 1935
conseguì l’abilitazione all’insegnamento medio e l’anno dopo fu nominata
professore incaricato di entomologia agraria e direttrice del
corrispondente istituto alla Facoltà di agraria dell’Università di Pisa.
Nel 1938, in seguito alle leggi razziali, le furono tolti tutti gli
incarichi e l’abilitazione alla libera docenza. Decise di non emigrare,
rimase a Firenze senza rinunciare all’insegnamento, istruendo, dal 1939
al 1943, gli alunni ebrei espulsi dalle scuole pubbliche nella scuola
ebraica di via Farini. La coraggiosa scelta le costò molto cara. Nel
gennaio del 1944 fu arrestata e portata a Santa Verdiana, un ex-convento
trasformato in carcere. Sapeva che da lì sarebbe stata deportata al
lager di sterminio di Auschwitz. Si sottrasse a questo tremendo destino
ingoiando, il 18 gennaio 1944, un veleno che da tempo portava sempre con
sé. Morì durante la notte fra il 19 e il 20 gennaio.
Le nuove targhe sono state imbrattate da fascisti, come denunciato nei social in questo 27 novembre. Verranno immediatamente ripulite, come ha fatto presente la Sindaca della Capitale, Virginia Raggi.
mb
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