Il "frullato storico" e le piazze forni: il caso di Monfalcone

Immagine
  Pensateci bene. Quando noi oggi passeggiamo per i centri di certe nostre città, ci troviamo spesso di fronte a degli spazi che, francamente, non hanno più alcun senso. E prendiamo un caso formidabile, un caso che se ci pensate lascia davvero sbalorditi: Monfalcone.  Ora, bisogna fare un passo indietro. Ai tempi dell'Impero Asburgico — ah, che tempi per l'urbanistica, signori! — quelle che venivano chiamate, non a caso, le "Piazze Grandi", avevano una caratteristica che oggi a molti sembra un'anomalia, un corpo alieno, ma che allora era assolutamente ovvia: gli alberi. Gli alberi facevano parte integrante della veduta urbana! Era così a Trieste, per dirne una. Poi, nel corso del Novecento, cosa ci è saltato in mente? Abbiamo preso questi luoghi e li abbiamo trasformati in sterminate spianate di cemento. O di marmo, per chi voleva fare le cose in grande. Spazi che oggi, in piena estate, diventano semplicemente dei forni a cielo aperto.  Ma torniamo a Monfalcone, p...

Venerdì 27 settembre 1 milione di egiziani in piazza per rovesciare Al Sisi


I segreti di Moahmed Ali stanno determinando quello che in Egitto era atteso da tempo. Una rivolta contro la dittatura. E non poteva che nascere così, da un dissidente, da una voce interna che ha collaborato per 15 anni con l'apparato militare fino a quando ha deciso di dire basta. Denunciando la corruzione, le violenze, le nefandezze di una dittatura militare nata con il colpo di stato del luglio 2013. C'è chi vede delle analogie con la rivoluzione del 2011, che durò poco nei suoi effetti. Ricordiamo che Morsi venne deposto nel giro di un niente, per essere ammazzato dal sistema carcerario egiziano. Una rivolta che ricorda in parte anche il modo di fare dei gilet gialli con l'appuntamento non dei sabato gialli, ma dei venerdì. Il venerdì è il giorno delle rivolte guidate, anche se a distanza, dal volto di Mohamed Ali, che con i suoi video, incita alla ribellione, ed il seguito che ha è enorme. Ribellione sostenuta da un sistema che ha deciso di dire basta con Al Sisi. C'è chi inizia a intravedere speranza per una nascita di un Paese democratico, con libertà, diritti, chi teme il ritorno ad un passato strettamente religioso. La reazione del regime è stata pesante, tanti gli arresti, diverse le intimidazioni, anche se va detto che pur essendo migliaia gli egiziani che stanno scendendo in piazza da Suez al Cairo, si è ancora lontani dai numeri delle rivolte del 2011. Battere il ferro quando è caldo, si dice. E ora si punta a venerdì 27. Con una chiamata di almeno 1 milione di egiziani per le strade egiziane per rovesciare la dittatura di Al Sisi. L'Egitto è un Paese in mano ai militari, sarà determinante per rovesciare la dittatura di Al Sisi, un cambio di direzione dei vertici militari. Se questo non accadrà, se i vertici non scaricheranno Al Sisi, è probabile che se queste rivolte continueranno, sfoceranno in un bagno di sangue, perchè la dittatura egiziana è terribile. Il caso Giulio Regeni docet.

mb


Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?