Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Venerdì 27 settembre 1 milione di egiziani in piazza per rovesciare Al Sisi


I segreti di Moahmed Ali stanno determinando quello che in Egitto era atteso da tempo. Una rivolta contro la dittatura. E non poteva che nascere così, da un dissidente, da una voce interna che ha collaborato per 15 anni con l'apparato militare fino a quando ha deciso di dire basta. Denunciando la corruzione, le violenze, le nefandezze di una dittatura militare nata con il colpo di stato del luglio 2013. C'è chi vede delle analogie con la rivoluzione del 2011, che durò poco nei suoi effetti. Ricordiamo che Morsi venne deposto nel giro di un niente, per essere ammazzato dal sistema carcerario egiziano. Una rivolta che ricorda in parte anche il modo di fare dei gilet gialli con l'appuntamento non dei sabato gialli, ma dei venerdì. Il venerdì è il giorno delle rivolte guidate, anche se a distanza, dal volto di Mohamed Ali, che con i suoi video, incita alla ribellione, ed il seguito che ha è enorme. Ribellione sostenuta da un sistema che ha deciso di dire basta con Al Sisi. C'è chi inizia a intravedere speranza per una nascita di un Paese democratico, con libertà, diritti, chi teme il ritorno ad un passato strettamente religioso. La reazione del regime è stata pesante, tanti gli arresti, diverse le intimidazioni, anche se va detto che pur essendo migliaia gli egiziani che stanno scendendo in piazza da Suez al Cairo, si è ancora lontani dai numeri delle rivolte del 2011. Battere il ferro quando è caldo, si dice. E ora si punta a venerdì 27. Con una chiamata di almeno 1 milione di egiziani per le strade egiziane per rovesciare la dittatura di Al Sisi. L'Egitto è un Paese in mano ai militari, sarà determinante per rovesciare la dittatura di Al Sisi, un cambio di direzione dei vertici militari. Se questo non accadrà, se i vertici non scaricheranno Al Sisi, è probabile che se queste rivolte continueranno, sfoceranno in un bagno di sangue, perchè la dittatura egiziana è terribile. Il caso Giulio Regeni docet.

mb


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