Si istituisca la giornata del ricordo per le vittime dei bombardamenti aerei degli angloamericani

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Siamo il Paese dei campanili, e questa cosa si riflette anche nel modo in cui ricordiamo i nostri morti. Ed è esattamente quello che succede con i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. C'è questa memoria frammentata , quasi molecolare. A Benevento si fermano il 29 settembre, a Siracusa il 27 febbraio e si può continuare, da Monfalcone, a Vibo Valentia,  ognuno ha la sua data, il suo mazzo di fiori, il suo pezzetto di dolore nel cortile di casa. Ma il quadro d'insieme, quello che dovremmo vedere tutti come nazione, scompare. Proviamo a immaginarcela, quella Torino della notte tra l'11 e il 12 giugno 1940. È appena iniziata, la guerra. E arrivano questi trentasei aerei britannici, fu il primo bombardamento aereo verificatosi in Italia. E poi c'è Foggia . Ecco, lì bisogna fermarsi un momento, perché quello che succede a Foggia è un’ecatombe che facciamo fatica persino a concepire. Si parla di ventimila morti . Ventimila! Una città che viene rasa al suolo per il sett...

Venerdì 27 settembre 1 milione di egiziani in piazza per rovesciare Al Sisi


I segreti di Moahmed Ali stanno determinando quello che in Egitto era atteso da tempo. Una rivolta contro la dittatura. E non poteva che nascere così, da un dissidente, da una voce interna che ha collaborato per 15 anni con l'apparato militare fino a quando ha deciso di dire basta. Denunciando la corruzione, le violenze, le nefandezze di una dittatura militare nata con il colpo di stato del luglio 2013. C'è chi vede delle analogie con la rivoluzione del 2011, che durò poco nei suoi effetti. Ricordiamo che Morsi venne deposto nel giro di un niente, per essere ammazzato dal sistema carcerario egiziano. Una rivolta che ricorda in parte anche il modo di fare dei gilet gialli con l'appuntamento non dei sabato gialli, ma dei venerdì. Il venerdì è il giorno delle rivolte guidate, anche se a distanza, dal volto di Mohamed Ali, che con i suoi video, incita alla ribellione, ed il seguito che ha è enorme. Ribellione sostenuta da un sistema che ha deciso di dire basta con Al Sisi. C'è chi inizia a intravedere speranza per una nascita di un Paese democratico, con libertà, diritti, chi teme il ritorno ad un passato strettamente religioso. La reazione del regime è stata pesante, tanti gli arresti, diverse le intimidazioni, anche se va detto che pur essendo migliaia gli egiziani che stanno scendendo in piazza da Suez al Cairo, si è ancora lontani dai numeri delle rivolte del 2011. Battere il ferro quando è caldo, si dice. E ora si punta a venerdì 27. Con una chiamata di almeno 1 milione di egiziani per le strade egiziane per rovesciare la dittatura di Al Sisi. L'Egitto è un Paese in mano ai militari, sarà determinante per rovesciare la dittatura di Al Sisi, un cambio di direzione dei vertici militari. Se questo non accadrà, se i vertici non scaricheranno Al Sisi, è probabile che se queste rivolte continueranno, sfoceranno in un bagno di sangue, perchè la dittatura egiziana è terribile. Il caso Giulio Regeni docet.

mb


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