Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

L'Europa apra un tavolo convocando i Paesi dei Balcani prima che sia tardi.Troppe le schermaglie


Fino a quando erano insieme sotto la veste della Repubblica Jugoslavia, nel bene o nel male, i Balcani erano uniti, con tutte le loro diversità. Uniti nella diversità. Un concetto sostanziale che anticipò l'Europa. E' nella Jugoslavia che è nata l'idea dell'unità nella diversità che sarà proprio di quell'Europa che aveva tutto l'interesse di avere alle proprie porte sicuramente non una potenza comunista, ma tanti piccoli stati indipendenti, divisi. Divisi, più facili da governare. Che poi a questa divisione dovette corrispondere una guerra fratricida violenta seguita alla dissoluzione della Jugoslavia voluta dai poteri forti occidentali anticomunisti, ai più ha interessato poco o nulla. Oggi si pubblicano romanzi di successo sul punto, soprattutto se vanno contro l'idea della Jugoslavia unita. Tanto che oggi in Europa la si è rimossa dalla propria memoria. Ma nei Balcani, no. I segni ci sono ancora. Fisici e mentali. Fanno in parte a gara per entrare in Europa, ma nello stesso momento le schermaglie continuano ad essere preoccupanti. Il tutto mentre da Est il vento che arriva non è fatto di fratellanza e umanità, ma di neofascismo. Muri, filo spinato. Ritornano segnali di aggressioni squadriste per ragioni etniche, la situazione tra serbi e croati ritorna ad essere tesa, ogni volta con una scusa diversa. L'ultima pare il respingimento al confine di studenti militari serbi che volevano andare a visitare un campo di concentramento nazifascista in Croazia. Il campo di Jasenovac. Botta e risposta, senza dimenticare quello che succede ai confini con la Bosnia sulla vicenda dei migranti, i rapporti tesi tra Slovenia e Croazia per le acque del golfo di Pirano. Insomma, la situazione inizia a farsi seria. E l'Europa farebbe bene ad intervenire quanto prima. Convocando un tavolo sui Balcani, convocando tutti i Paesi dei Balcani, prima che sia tardi. Ed un ruolo di rilievo potrebbe averlo anche l'Italia sul punto, che ha comunque tanto da doversi fare perdonare e magari potrebbe essere l'occasione giusta per chiedere perdono per quanto compiuto nei Balcani e contro i popoli "slavi".

mb


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