Il Territorio libero di Trieste, come l'isola che non c'è, ma che continua a dividere



Venezia Giulia. Nome che identifica artificiosamente e in modo storico nazionalistico una zona territoriale che un tempo doveva estendersi sino alla Carniola includendo le vecchie province di Gorizia, Trieste, Pola e Fiume, oggi, invece,  include solo quella di Trieste ed il monfalconese. Sarebbe più corretto chiamarla regione di Trieste. Quella Trieste in cui quando arrivi superato il confine che non esiste più di Duino,  lo vedrai in realtà rimarcato da decine di bandiere alabardate e rigorosamente rosse, quelle di Trieste. Ciò perchè c'è chi legittimamente o meno da anni lotta per restituire al territorio quello che è stato considerato un grande torto storico per la sua mancata applicazione. Il regime del Territorio libero di Trieste, noto semplicemente come TLT. Un Territorio nato con il Trattato di Pace del '47, che non ha mai avuto un governatore, probabilmente per responsabilità di tutte le forze interalleate, anche se in quanto TLT ha in parte funzionato come tale per un periodo, e che vedrà negli atti successivi che passeranno dal Memorandum di Londra, dal fugace Trattato di Osimo sottoscritto praticamente di nascosto nel 1975 oltre che dalla legge del '63 con cui si istituisce la Regione a statuto speciale del Friuli Venezia Giulia, praticamente la sua fine sostanziale. Da allora c'è chi parla di amministrazione provvisoria consolidata italiana, chi di occupazione illegittima dell'Italia, chi di sovranità italiana. Sono più di 70anni che a Trieste si discute di ciò. Una svolta la si è registrata nel 2011 con la nascita nel mese di settembre del Movimento Trieste Libera, che per coincidenza temporale avveniva solo dopo quattro mesi circa l'elezione a Sindaco di Cosolini, area PD. Avrà il suo massimo momento di espansione e di forza muscolare nel settembre 2013 con una delle più grandi manifestazioni di questi anni realizzate a Trieste per rivendicare il TLT, passando da proclami di autodeterminazione, cause, e quant'altro.  Il tempo passa, il porto vecchio di Trieste con il suo punto franco che era la questione più rilevante di tutta questa vicenda, tra marce, e passaggi burocratici oggi è oggetto di una profonda trasformazione passando dall'amministrazione di destra che governa la città.


Contestualmente a ciò, l'indipendentismo triestino si spacca in modo rilevante e se le mandano a dire senza risparmiar colpi. Si dividono su strategie, politiche, elettorali, di piazza, su chi dice che il TLT di oggi dovrebbe essere solo sulla Zona A, cioè il triestino, chi invece dovrebbe includere anche la Zona B, quella dell'ex Jugoslavia, oggi divisa tra Slovenia e Croazia. Il TLT probabilmente sarebbe stata forse la giusta soluzione per Trieste, città dall'autonomia plurisecolare, come secolare fu l'autonomia di Fiume. Due città dal destino simile, divise da una striscia di terra, unite dallo stesso mare, e da quell'Impero Austro Ungarico che aveva dato una ragione d'esistere ai reciproci porti che con l'avvento del reazionario nazionalismo italiano cadranno in un buco nero. Solo in questi ultimi tempi si sta assistendo ad un rilancio del porto triestino, mentre quello fiumano continua a soffrire. Insomma, verrebbe da dire che Trieste come l'isola che non c'è, per quanto concerne il TLT. Idealmente potente, idealmente forse una svolta, ma nella realtà dell'Italia di oggi e viste le divisioni importanti nell'anima dell'indipendentismo triestino destinato forse ad una grande utopia alabardata.

mb

fonte foto social

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