Stefano Furlan ricordato ovunque ma a Ronchi non esiste neanche una targa

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  Ci sono vicende che sembrano chiudersi nel giro di un attimo, e invece no. Rimangono lì, aggrappate alla memoria, perché  non è questione di fare della retorica inutile, quella che, insomma, lascia il tempo che trova, ma di non permettere che l'esistenza di una persona svanisca nel nulla. Di dire chiaramente: questa è stata un'ingiustizia. Come ad esempio nel caso di Stefano Furlan. Lui era di Ronchi, una famiglia semplice, gente comune. Ma la sua storia,  la ricordano tutti. La ricordano le tifoserie di mezza Italia nel mondo del calcio, persino quelle avversarie. Perché Stefano, nel febbraio del 1984, si trova esattamente dove nessuno vorrebbe mai trovarsi: nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. C'erano stati disordini, scaramucce tra i tifosi della Triestina e quelli dell'Udinese, fuori dallo stadio Grezar, a Trieste. I dettagli, nella storia, sono sempre sfuggenti. Stefano esce dalla curva, deve raggiungere la sua macchina, una Fiat 128 blu parcheggiata in vi...

Fiume divisa tra il Galeb di Tito,e la rampa di lancio dell’ex Silurificio Whitehead




Due pezzi di storia diversi, che fanno parte però della storia di Rijeka, e che dividono in parte Fiume. Da un lato il Galeb, dichiarato patrimonio culturale della Repubblica di Croazia, dall'altro la rampa di lancio dell’ex Silurificio Whitehead, che sta cadendo a pezzi e che vedi da anni la comunità italiana battersi per la sua salvaguardia. Due pezzi di storia diversi e simbolicamente in antitesi tra di loro. La "bananiera" di Tito, come viene chiamata nel volgo, fu una nave da una storia importante. Conosciuta come la nave della pace di Tito, veniva usata dal Presidente Jugoslavo per le missioni di amicizia e pace. Tra gli ospiti più celebri a bordo si ricordano Khruščёv, Kennedy, il leader cubano Fidel Castro. Una nave che nasceva come bananiera della Marina mercantile italiana, poi venne convertita in incrociatore entrando nella Regia Marina, colpita da un sommergibile inglese giunse a Trieste, poi venne presa dai nazisti per essere affondata a Fiume durante la guerra. Recuperata dagli jugoslavi alla fine della guerra divenne il Galeb, la nave della Pace di Tito. Un simbolo importante della storia della Jugoslavia che a Fiume comprensibilmente vogliono riportare alla sua originaria bellezza in vista della città capitale europea per il 2020.

Le stesse intenzioni sembrano non esserci per ciò che rimane della rampa di lancio dell'ex Silurificio di Fiume. L'ultimo cedimento della rampa è stato quello del tetto. Fiume città del siluro, si racconta. Strumento ideato dal fiumano Ivan Luppis ufficiale della marina austriaca e inventore. Di cultura italiana visse a Fiume quando questa era parte del Regno d'Ungheria. Il realizzatore fu Robert Whitehead, da cui prese il nome il noto silurificio di Fiume. Si era nel 1866. Il torpedo sarà in parte associato alla storia di Fiume per lunghi anni.  Un siluro che venne fornito praticamente ai principali eserciti del mondo, che si combattevano tra di loro magari anche con lo stesso siluro prodotto a Fiume, infatti, si racconta che venne fornito ad esempio per le marine di Spagna, Argentina, Paesi Bassi, Jugoslavia, Turchia, Finlandia e Unione Sovietica. Una fabbrica che ha attraversato tutte le peripezie storiche che hanno coinvolto Fiume, conoscendo diverse entità governative ed occupanti  La produzione durò fino alla fine della Seconda guerra mondiale quando la fabbrica ritornò nelle mani dei croati. Gli stabilimenti furono parzialmente adattati al lavoro e iniziò così la produzione di prodotti di largo consumo, motori diesel e, immancabilmente, di siluri. Fino al 1966 durò questa doppia produzione, civile e militare, finché non si rinunciò alla produzione dei siluri, passando ormai a far parte della storia. 


mb

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