Rapporti Italia-Egitto, si punta ai 6 miliardi di euro. C'è qualcuno che ha detto no?


C'è chi dice no. Io non mi muovo dice un verso della nota canzone di Vasco. Ma qualcuno, che opera nel mondo degli affari, nonostante tutto quello che è successo tra Italia ed Egitto,a partire dal caso agghiacciante di Giulio Regeni, ha detto no? Ha detto no all'Egitto?Ha detto non facciamo affari con una dittatura?I rapporti tra Italia ed Egitto in questi anni di crisi politica a livello economico sono invece cresciuti. Poi, da quando è ritornato l'ambasciatore, i rapporti sono migliorati ancor di più.  Il ruolo della diplomazia è fondamentale per il mantenimento dei rapporti economici. Tanto che  il ministro  per l’Egitto e dell’Industria Tarek Kabil nel 2018,  ha fatto presente che si mira ad aumentare il valore dello scambio commerciale annuo con l’Italia a 6 miliardi di euro, favorendo l’accesso alle merci, organizzando delegazioni di buyers da entrambe le parti nei settori di importanza strategica presso entrambi i Paesi.

Il turismo è ripreso, aziende italiane operano in loco, fanno il loro lavoro, ci mancherebbe.  Se affari e diritti umani camminassero insieme non sarebbe mica un insulto alla dignità. Anzi. La società ne trarrebbe solo del beneficio. Ma così non è. Ed allora, ci si chiede, chi ha detto no all'Egitto? 


Non si sa. Mentre si sa chi opera in Egitto e continua a fare affari con quel Paese, l'elenco è lungo, e si aggiungono sempre nuovi tasselli. Ad oggi i rapporti economici vedono 2,69 miliardi di  importazioni dall'Italia, poco più di 2 miliardi di euro di esportazioni verso l'Italia, gli investimenti italiani in Egitto ammontano a 1,5 miliardi di euro. 

In base ai dati aggiornati resi noto dalla Camera di Commercio Italiana per l'Egitto, verso l'Egitto vengono spediti macchinari e apparecchiature (0,90); prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (0,28); prodotti chimici (0,23); apparecchiature elettriche e apparecchiature per uso domestico non elettriche (0,22); prodotti della metallurgia (0,18); prodotti in metallo, esclusi macchinari e attrezzature (0,12). 

Mentre le principali voci dell’import italiano dall’Egitto mld/€): petrolio greggio (0,66); prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (0,33); prodotti chimici di base, fertilizzanti e composti azotati, materie plastiche e gomma sintetica in forme primarie (0,31); metalli di base preziosi e altri metalli non ferrosi; combustibili nucleari (0,27); prodotti della siderurgia (0,13); filati di fibre tessili (0,06). l’Italia partecipa in circa 1015 progetti sul territorio egiziano in diversi campi industriali, turismo, edilizia, agricoltura, comunicazioni e tecnologie dell’informazione, servizi di finanziamento.


Gli investimenti nel settore del gas sono tra i più importanti investimenti italiani in Egitto; comprendono Eni, partecipante nella scoperta di Zohr, e Edison, in Abu Qir.

Il tutto in un Paese dove il livello dello sfruttamento dei lavoratori è ai massimi livelli. 

Secondo le recenti normative sul diritto del lavoro, la legge ha stabilito un salario minimo pari a 1200 lire egiziane (pari a 60€ all’ultimo tasso medio annuo registrato presso la Banca Centrale d’Egitto). Ed un controllo pesantissimo c'è verso il mondo dei sindacati. La legge 84/2002 restringe fortemente la libertà di associazione, dando al Governo il pieno controllo sulla creazione e le attività delle organizzazioni sindacali.Tutte le organizzazioni sindacali devono per legge essere affiliate all’Egyptian Trade Unions Federation, l’unica associazione di lavoratori riconosciuta legalmente.

Quel mondo che studiava Giulio. E se ti poni fuori da questo circuito, sei illegale ed un pericolo per lo Stato. Perchè alla base della ricchezza della dittatura egiziana c'è lo sfruttamento del lavoro, che è fondamentale per il business internazionale in questo Paese. E chi rivendica diritti è una minaccia per la sicurezza dello Stato.


mb

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