Quei legionari dannunziani che ebbero un ruolo di spicco nel fascismo tra il Duce divino D'Annunzio e quello terreno Mussolini




Secondo le informazioni riferite il 28 ottobre dal commissario Farinacci, fascisti e legionari, pur uniti dall’intenzione di condurre una marcia sulla capitale qualora le elezioni non avessero dato i risultati sperati, sarebbero divisi sugli scopi ultimi dell’azione: “Il Mussolini [...] propugnerebbe di tentare il rovescio della monarchia; non di quest’ultimo pensiero sarebbe però D’Annunzio, che pur ammettendo come regime statale la monarchia, vorrebbe dirigere l’azione unicamente contro il Governo e quei partiti che ritiene d’ostacolo alle aspirazioni nazionali. (Questura di Novara al Ministero dell’Interno in data 29 ottobre 1919, in ACS, MI, Ps A5 1916-21, Agitazione pro-Fiume e Dalmazia, b.3, f. 12, sf. 13.). I due Duce, uno divino, l'altro terreno, D'Annunzio e Mussolini, erano in competizione, ma alla fine volevano la stessa cosa. Quella cosa che nacque dalla marcia di occupazione di Fiume e che spalancherà le porte alla rivoluzione fascista. Un nuovo ordine dittatoriale. Tanti furono i legionari che ebbero un ruolo di spicco nel fascismo. Ne vediamo alcuni.

Tommaso Beltrami
Luogotenente fiumano di D'Annunzio, uno dei legionari più convinti ed espressione dell'anima reazionaria del fiumanesimo. Uno dei tanti legionari che avrà un ruolo di primo piano nel fascismo squadrista e che si porrà in continuità tra il fiumanesimo e il fascismo. Sarà un competitore di Italo Balbo, nel fascismo dell'Emilia Romagna. In un testo realizzato a cura del Comune di Ferrara si legge che  “Divenuto luogotenente di Italo Balbo ne attua le inflessibili direttive rivolte contro i socialisti sospettati di violenze nei confronti delle camicie nere: se prosciolti processualmente, i “sovversivi” vengono bastonati e banditi dai loro villaggi. Instaura con le squadre d’azione un sistema di polizia privata che si arroga iniziative autonome sui reati politici attribuibili a elementi di sinistra e, fermatiti i presunti responsabili, li consegna alle forze dell’ordine; a inizio 1922 assume la segreteria dei sindacati autonomi operai del mandamento di Copparo (Fe), coniugando lo squadrismo col sindacalismo. Nella seconda metà del 1922 si distingue nella repressione del dissidentismo fascista di Barbato Gattelli, attuato con gli stessi metodi violenti utilizzati sino al allora contro gli antifascisti”.
Tipico legionario fiumano. E sarà la rivalità con Balbo che sancirà il suo percorso. Coinvolto in uno degli omicidi più brutali segnati dal fascismo in ascesa, quello di Don Minzoni, preso a bastonate.  Tommaso Beltrami, segretario del Fascio di Ferrara nel 1923, fu amnistiato per il reato di favoreggiamento.  Emerse su quel fatto una lettera  indirizzata da Balbo a Tommaso Beltrami, uno dei capi dello squadrismo ferrarese: "A quel prete [Don Minzoni, n.d.r.] dategli delle bastonate di stile. E se il questore e il prefetto vi rompono i coglioni, io scrivo a Roma." Dopo aver rotto con Balbo, cambiò rotta, venne segnalato dalla questura di Ferrara nel 1940 in questo modo: “Ha preso parte alla guerra di Spagna, combattendo nelle milizie rosse e specie nella battaglia di Guadalajara avrebbe dato sfogo al suo odio contro il fascismo”. D’altronde sia la questura sia il Casellario Politico Centrale lo schedano come “comunista pericoloso”.
Un pò come un Bombacci al contrario. L'autore indiretto della più grande fake news di quel tempo, ovvero che Lenin riconobbe il carattere rivoluzionario dell'impresa di Fiume. Da comunista, per finire a sostenere Salò e accompagnare a piazzale Loreto Mussolini. 

Francesco Giunta 
Legionario, noto capo del fascismo triestino, sarà anche segretario del PNF. Il 13 luglio 1920 fu protagonista dell'assalto e dell'incendio dell'hotel Balkan, sede del "Narodni Dom", quartier generale delle organizzazioni politiche, economiche e culturali slovene della città; il 14 ottobre il Giunta guidò l'assalto, e poi l'incendio, alla sede dell'organo comunista Il Lavoratore. Fu uno dei fascisti più violenti, sarà lui che a Ronchi porrà personalmente nella casa dove dormì D'Annunzio la targa che ricorda la breve sosta di D'Annunzio a Ronchi. Il tutto solo due mesi dopo l'assalto al Narodni dom di Trieste, quando era ancora in corso l'occupazione fiumana.


Giovanni Giuriati 
Nel 1919 seguì D'Annunzio nell'occupazione della città di Fiume e divenne capo di gabinetto, e un anno più tardi perorò la causa fiumana alla conferenza di pace svoltasi a Parigi. Come D'Annunzio e molti dei legionari fiumani, fu membro della massoneria. Si iscriverà ai fasci di combattimento nel 1919, D'Annunzio lo farà l'anno dopo, e sarà eletto deputato nel 1921, iscrivendosi al gruppo del Partito Nazionale Fascista. Dopo la marcia su Roma dell'ottobre 1922, cui partecipa come ispettore generale della IV Zona, entra a far parte del governo Mussolini come Ministro, fu anche segretario nazionale del PNF.

Enzo Emilio Galbiati
Galbiati aderì fin dal 1919 al PNF, capo dello squadrismo della Brianza. Nel 1922 come comandante di tutte le squadre monzesi, ebbe il comando del presidio a difesa de Il Popolo d'Italia, nella cui redazione si trovava lo stesso Mussolini a dirigere le operazioni della marcia su Roma.Aderì fin dall'inizio alla tremenda Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), ebbe da subito il grado di console e fu designato al comando della 25ª Legione "Ferrea" (Monza).

 Ettore Muti
Squadrista della prima ora soprannominato "Gim dagli occhi verdi". Anche lui fu segretario del PNF.
Il soprannome gli venne dato da D'Annunzio , durante l'occupazione di Fiume dove partecipò in qualità di legionario. «Voi siete l'espressione del valore sovrumano, un impeto senza peso, un'offerta senza misura, un pugno d'incenso sulla brace, l'aroma di un'anima pura» Così D'Annunzio su Muti.

Renato Ricci 
Ministro delle Corporazioni durante il Regno d'Italia dal 31 ottobre 1939 al 5 febbraio 1943, Presidente dell'Opera Nazionale Balilla dal 1926 al 1937, Comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale dal settembre 1943 e poi con l'avvento della Repubblica Sociale Italiana Comandante della Guardia Nazionale Repubblicana fino al 1944. Partecipò anche lui alla marcia di Fiume.

Riccardo Gigante
Fedelissimo legionario di D'Annunzio, tanto che al Vittoriale si attende la sua tumulazione. Nel gennaio 1930 venne nominato primo podestà di Fiume, carica che mantenne fino al 1934, allorché (24 febbraio) fu nominato senatore del Regno per meriti patriottici. Nel gennaio 1937 divenne presidente della Società fiumana di navigazione.Aderì quindi alla Repubblica sociale italiana e nel settembre 1943, dopo l'occupazione di Fiume da parte dei Tedeschi, fu per breve tempo prefetto della città.


mb

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