Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Non è questa Monfalcone. Va democraticamente liberata la città



Il simbolo di cosa è oggi Monfalcone è ben rappresentato da piazzetta Montes. Una piazzetta dedicata ai partigiani, e circondata da inferriate. Decoro. Degrado.Sicurezza. A Monfalcone c'è una vera ossessione. Una nuova ossessione, canterebbero forse i Subsonica. Centinaia di telecamere per il controllo della città, ordinanze disparate dal divieto di entrare con il velo dal teatro alle biblioteche a tutti gli uffici pubblici dell'Ente comunale, a quelle della "birra calda", al fatto, gravissimo, che sia stata affidata la sicurezza della città anche ai vigilantes privati, al clima sociale pessimo che si respira a Monfalcone. Passando dalla questione scuole, panchine, quotidiani, ecc. Ordine. Disciplina. Si sarebbe detto nello scorso secolo. Magari seguito da qualche grido dannunziano, non sarà mica un caso che verrà illuminato con il tricolore il triste monumento ai legionari di Monfalcone che celebra l'occupazione eversiva della città di Fiume/Rijeka. Certo, le strade sono pulite, la città è colorata, per i tanti fiori, Marina Julia con due cose da poco è ritornata ad essere più dignitosa, le strade sono asfaltate, ma queste cose le può fare chiunque, e dovranno comunque essere mantenute. Ma non è da queste cose che si capisce l'identità di una città. In questo momento Monfalcone non ha più alcuna identità. La sua storia fa rima con immigrazione. Prima meridionale, cabibi come veniamo chiamati da queste parti, poi dall'est, gli "slavi", poi ancora più a Oriente, i "bangla" e ora si parla anche di vietnamita. Sempre di immigrazione si tratta. Sempre di persone si parla. Il motivo, è noto. La Fincantieri. Il resto, ne è una conseguenza. L'anima di Monfalcone non è fatta da clima da Bronx, non stiamo mica parlando di una metropoli, ma di una cittadina che non arriva neanche a 30 mila abitanti pieni. L'ultima goccia che ha evidenziato lo stato delle cose di Monfalcone è quanto accaduto a Monfalcone meticcia. Era stata richiesta da Monfalcone Meticcia l'occupazione di suolo pubblico nella blindata piazza Montes di Monfalcone, per una iniziativa politico culturale che voleva denunciare come l'ossessione per il santo decoro e contro il diabolico degrado stesse portando alla militarizzazione dei luoghi. Piazze circondate da inferriate, telecamere ovunque, controlli eccessivi, vigilanza affidata anche a realtà private e quant'altro. E la risposta è arrivata. Occupazione pubblica negata. Si doveva discutere insieme allo scrittore, giapster, Wolf Bukowski  con il suo libro «La buona educazione degli oppressi» di come le armi del decoro e della sicurezza nella politica di oggi siano diventate centrali e fondamentali per colpire soprattutto le frange più deboli della società e favorire anche i processi di gentrificazione sociale, turistificazione, cementificazione, foodificazione. Una perlustrazione dell'«abisso in cui, nel nome del decoro e di una versione pervertita della sicurezza, ci sono fioriere che contano come, e forse più, delle vite umane». 
L'evento, in piazza Montes di Monfalcone, dalle ore 18 del 30 agosto, si terrà con gli adattamenti del caso ugualmente, non ci sarà l'occupazione del suolo pubblico, visto che è stata negata con la seguente motivazione, non rispettati i termini di 90 giorni.
Per carità, la burocrazia è burocrazia. Ma il buon senso dovrebbe prevalere e la burocrazia può diventare uno strumento molto pericoloso se usata in modo rigido. Non è tanto la questione dei 90 giorni, ma tutto ciò che quei 90 giorni rappresentano. Ecco, Monfalcone va democraticamente liberata da tutto ciò. Va ripensata la città, si deve imparare dagli errori, a partire dal più grave, il tradimento della questione morale sull'amianto, e riportare in città un clima opposto al presente. Il primo segno della liberazione di Monfalcone da parte di chi, si spera, sarà prossimamente chiamato a governare la città,sarà quello di dover cogliere la richiesta che arriva dalla vera anima di Monfalcone, a partire  dall'eliminazione dell'inferriata di piazzetta Montes. Da lì deve partire la nuova idea di città.



mb

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