Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

Immagine
  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Non è questa Monfalcone. Va democraticamente liberata la città



Il simbolo di cosa è oggi Monfalcone è ben rappresentato da piazzetta Montes. Una piazzetta dedicata ai partigiani, e circondata da inferriate. Decoro. Degrado.Sicurezza. A Monfalcone c'è una vera ossessione. Una nuova ossessione, canterebbero forse i Subsonica. Centinaia di telecamere per il controllo della città, ordinanze disparate dal divieto di entrare con il velo dal teatro alle biblioteche a tutti gli uffici pubblici dell'Ente comunale, a quelle della "birra calda", al fatto, gravissimo, che sia stata affidata la sicurezza della città anche ai vigilantes privati, al clima sociale pessimo che si respira a Monfalcone. Passando dalla questione scuole, panchine, quotidiani, ecc. Ordine. Disciplina. Si sarebbe detto nello scorso secolo. Magari seguito da qualche grido dannunziano, non sarà mica un caso che verrà illuminato con il tricolore il triste monumento ai legionari di Monfalcone che celebra l'occupazione eversiva della città di Fiume/Rijeka. Certo, le strade sono pulite, la città è colorata, per i tanti fiori, Marina Julia con due cose da poco è ritornata ad essere più dignitosa, le strade sono asfaltate, ma queste cose le può fare chiunque, e dovranno comunque essere mantenute. Ma non è da queste cose che si capisce l'identità di una città. In questo momento Monfalcone non ha più alcuna identità. La sua storia fa rima con immigrazione. Prima meridionale, cabibi come veniamo chiamati da queste parti, poi dall'est, gli "slavi", poi ancora più a Oriente, i "bangla" e ora si parla anche di vietnamita. Sempre di immigrazione si tratta. Sempre di persone si parla. Il motivo, è noto. La Fincantieri. Il resto, ne è una conseguenza. L'anima di Monfalcone non è fatta da clima da Bronx, non stiamo mica parlando di una metropoli, ma di una cittadina che non arriva neanche a 30 mila abitanti pieni. L'ultima goccia che ha evidenziato lo stato delle cose di Monfalcone è quanto accaduto a Monfalcone meticcia. Era stata richiesta da Monfalcone Meticcia l'occupazione di suolo pubblico nella blindata piazza Montes di Monfalcone, per una iniziativa politico culturale che voleva denunciare come l'ossessione per il santo decoro e contro il diabolico degrado stesse portando alla militarizzazione dei luoghi. Piazze circondate da inferriate, telecamere ovunque, controlli eccessivi, vigilanza affidata anche a realtà private e quant'altro. E la risposta è arrivata. Occupazione pubblica negata. Si doveva discutere insieme allo scrittore, giapster, Wolf Bukowski  con il suo libro «La buona educazione degli oppressi» di come le armi del decoro e della sicurezza nella politica di oggi siano diventate centrali e fondamentali per colpire soprattutto le frange più deboli della società e favorire anche i processi di gentrificazione sociale, turistificazione, cementificazione, foodificazione. Una perlustrazione dell'«abisso in cui, nel nome del decoro e di una versione pervertita della sicurezza, ci sono fioriere che contano come, e forse più, delle vite umane». 
L'evento, in piazza Montes di Monfalcone, dalle ore 18 del 30 agosto, si terrà con gli adattamenti del caso ugualmente, non ci sarà l'occupazione del suolo pubblico, visto che è stata negata con la seguente motivazione, non rispettati i termini di 90 giorni.
Per carità, la burocrazia è burocrazia. Ma il buon senso dovrebbe prevalere e la burocrazia può diventare uno strumento molto pericoloso se usata in modo rigido. Non è tanto la questione dei 90 giorni, ma tutto ciò che quei 90 giorni rappresentano. Ecco, Monfalcone va democraticamente liberata da tutto ciò. Va ripensata la città, si deve imparare dagli errori, a partire dal più grave, il tradimento della questione morale sull'amianto, e riportare in città un clima opposto al presente. Il primo segno della liberazione di Monfalcone da parte di chi, si spera, sarà prossimamente chiamato a governare la città,sarà quello di dover cogliere la richiesta che arriva dalla vera anima di Monfalcone, a partire  dall'eliminazione dell'inferriata di piazzetta Montes. Da lì deve partire la nuova idea di città.



mb

Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?