Aquileia: il porto dell'Impero e l'ombra del Ventennio

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  Quando si cammina tra le rovine di Aquileia, non si sta passeggiando in una cittadina qualsiasi: si sta attraversando quella che era, a tutti gli effetti, la seconda città dell'Impero!  Una metropoli pazzesca. Però, oggi, per cogliere questa immensità ci vuole un grandissimo sforzo di immaginazione. Le pietre sopravvissute al tempo sono lì che vorrebbero disperatamente raccontarci una storia straordinaria, ma noi, spesso, facciamo fatica ad ascoltarla.  Perché c'è un problema. E il problema è che se vogliamo davvero capire e valorizzare Aquileia, dobbiamo liberarci di un ingombro non da poco: dobbiamo avere il coraggio di andare oltre la visione che ci ha lasciato in eredità il fascismo e svecchiare, modernizzare il sito.  Prendiamo la fantomatica "via sacra". Voi andate lungo il porto fluviale, che all'epoca dei romani doveva essere un luogo vivacissimo, un viavai frenetico, un posto pieno di rumori, di mercanti, di facchini che imprecavano e caricavano merci.....

Arriverà la provincia "italiana" d'Istria?

Come si è appreso dal Piccolo e da Radiocapodistria è in corso un dibattito in Slovenia sulla nuova articolazione geopolitica ed amministrativa che dovrebbe avere il giovane stato, che ricordiamo fu il primo a staccarsi dalla Jugoslavia mirando alla sua indipendenza diventando una sorta di eldorado del capitalismo dei Balcani, tra casinò e quant'altro. Si propongono delle province, ed una di queste province mirerebbe ad unire l'area istriana con quella interna della Notranjska e si arriverebbe ad avere un territorio ben molto più esteso rispetto a quello più circoscritto e limitato del Litorale con una popolazione di circa 170 mila abitanti. Tutto ciò da parte da alcuni esponenti della minoranza autoctona italiana viene visto come un qualcosa di pericoloso per i diritti acquisiti che potrebbero subire un vero e proprio annacquamento in una zona dove, pur sulla carta essendo sicuramente avanzato il livello dei diritti contemplati per la tutela dell'italiano, nella pratica non è che l'applicazione sia proprio rosea. E si propone, dunque, per salvaguardare l'omogeneità territoriale, una piccola provincia, che interessi solo i Comuni costieri, Ancarano, Capodistria, Isola e Pirano per quella che in sintesi potrebbe essere definita in via semplicistica come una piccola provincia "italiana" a statuto speciale, visto che nascerebbe per la tutela dei diritti delle minoranze linguistiche italiane.Diritti che vanno garantiti anche in conformità del Memorandum di Londra e atti conseguenti. Poi, nella pratica, anche se sono sempre di più gli italiani transfrontalieri, ma gli italiani residenti in questa zona non arrivano ad oltre 3 mila unità circa. I numeri di oggi sono questi, ma i diritti devono prescindere dai numeri, perchè riguardano anche la storia dei luoghi, l'identità culturale dei luoghi, le radici dei luoghi, che in Istria sono plurime come nella vicina Friuli Venezia Giulia. Certo che il tutto viene proposto quando non si ha il coraggio neanche di osare di proporre una targa che ricordi Nazario Sauro nella sua casa natale, come fatto storico e non celebrativo, a cent'anni dalla collocazione della stessa e rimossa alla fine della seconda guerra mondiale, è a dir poco singolare.

mb

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