I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

Immagine
  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Se una ministra egiziana dice che chi critica l'Egitto va sgozzato. Poi,chiede scusa.Ma noi stiamo diventando come l'Egitto?



Il video del ministro egiziano o meglio della ministra egiziana, visto che stiamo parlando di donne,  sta facendo discutere. Di quale video si tratta? La ministra all'emigrazione,Nabila Makram, è stata filmata mentre parlava ad una folla di espatriati egiziani in Canada  ed in tale occasione ha gesticolato con la mano al collo, a significare la gola tagliata,verso chiunque parlasse male dell'Egitto. Si è scatenato ovviamente e giustamente un putiferio. Sono state richieste le dimissioni. La ministra in questione si è scusata, dicendo quello che si dice sempre in queste circostanze. Che è stata fraintesa, che non voleva incitare alla violenza, i soliti bla, bla e bla.
Fa parte della cultura o meglio di parte della cultura di quel Paese atteggiarsi così. Ciò non deve stupire. Abbiamo visto cosa è capitato a Giulio. A migliaia di egiziani. Gli egiziani emigrati hanno una fottutissima paura di osare solo a pensare di criticare l'Egitto, figuriamoci coloro che vivono in quel Paese. Ed il mondo, semplicemente, se ne strafotte. Si relaziona con l'Egitto come se fosse l'amico che più amico non si può. Il diritto di critica in Egitto è pari a zero. Certo, non è che in Italia o in altri Paesi dell'occidente ce la passiamo proprio benissimo. Se  si dice  o scrive una cosa che non devi dire, fuori posto, ti sbattono in faccia il danno all'immagine se sei dipendente pubblico, e rischi di perdere il lavoro. Lo abbiamo visto già in diverse casistiche. Per non parlare della rimozione degli striscioni che davano fastidio con le forze dell'ordine che ti sono entrate in casa per toglierli.  Disturbavano il capitano. E che dire della caccia alle streghe? Del giustizialismo nazional-populista?  Però, ancora, ai livelli dell'Egitto non ci siamo, perchè essere a quei livelli significherebbe semplicemente essere ritornati al fascismo pieno. Non manca molto se si continua così, e forse è anche per questo che alla fine dei conti, oltre agli affari e business, si continua a trattare l'Egitto, o meglio la dittatura che ne è al potere, come un caro amico, perchè forse stiamo diventando come loro.

mb


Commenti

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?