Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

La Carta del Carnaro e la tutela del bilinguismo. Una grande farsa storica

Abbiamo già evidenziato una delle più grandi fake news che hanno caratterizzato probabilmente la marcia su Fiume che ha anticipato quella su Roma, guidata da colui che da molti è stato definito come il padre delle fake news a partire dal concetto inventato della "vittoria mutilata". Gabriele D'Annunzio. La fake news di Lenin che riconosceva il carattere rivoluzionario di D'Annunzio. Che aveva come fonte una voce di corridoio catturata da un giornalista, forse, per sentito dire da quel Bombacci che da comunista che era, finirà a testa in giù a piazzale Loreto insieme a Mussolini. Ed il tutto veniva riportato in un trafiletto della Stampa del 30 dicembre 1920. Sulla questione di Fiume si tende a guardare non la luna, ovvero il carattere eversivo, nazionalistico e militarista di quell'atto, ovvero annettere una città straniera all'Italia, ma il dito. Un dito che distrae, un dito fatto di follie e deliri, che non potrà mai cambiare il volto della luna. E il volto della luna di quel settembre del 1919 fu pessimo. Come ha avuto modo di evidenziare anche il Sindaco di Fiume in risposta alle celebrazioni in atto a Trieste per D'Annunzio e marcia di Fiume, denunciando il carattere tirannico del "duce divino" come si faceva chiamare D'Annunzio, denunciando la pericolosità oltre che la vergogna per siffatte celebrazioni che riguardano " l’occupazione delle terre degli altri". Uno dei tanti miti che si tirano in ballo per legittimare quanto accaduto a Fiume, è la Carta del Carnaro con alcuni suoi principi, come la fantomatica tutela del bilinguismo. Carta che non venne mai applicata, tra le altre cose. Nella stessa Carta si legge che: "Il ritmo romano, il ritmo fatale del compimento, deve ricondurre su le vie consolari l’altra stirpe inquieta che s’illude di poter cancellare le grandi vestigia e di poter falsare la grande storia. Nella terra di specie latina, nella terra smossa dal vomere latino, l’altra stirpe sarà foggiata o prima o poi dallo spirito creatore della latinità". Doveva realizzarsi la supremazia della cultura latina rispetto a quella slava ritenuta inquieta e destinata a soccombere, Dunque, anche se si prevedeva il riconoscimento delle lingue nelle scuole, pur rimarcandosi che in tutte le scuole di tutti i Comuni l’insegnamento della lingua italiana ha privilegio insigne, in verità, è una parvenza di tutela, una grande farsa storica. D'altronde hanno parlato i fatti, ed abbiamo visto come si è tutelato il bilinguismo in quelle terre da parte dei democratici occupatori. A colpi di olio di ricino, e con il considerare i croati e i popoli slavi nel complesso come "mandrie di porci", luride scimmie, "schiaveria bastarda". Questa era la luna e non il dito.
mb

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