Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio e il caso dell'intitolazione delle vie nell'attesa dell'accertamento della giustizia

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Memoria, giustizia e toponomastica: il caso Giulio Regeni a dieci anni dalla scomparsa Il decennale del sequestro e dell'omicidio di Stato di Giulio Regeni rappresenta un tragico spartiacque temporale. Dieci anni costituiscono un tempo sufficientemente lungo per storicizzare un evento, ma dolorosamente insufficiente a lenire una ferita ancora aperta. Nonostante un contesto geopolitico globale sempre più frammentato e complesso, il percorso giudiziario si trova oggi a un punto di svolta: l'evidenza dei fatti emersi finora sfida apertamente i tentativi di insabbiamento e la retorica della post-verità. Il nodo politico e giudiziario Sotto il profilo analitico, i funzionari egiziani imputati nel processo non vanno considerati come elementi isolati, bensì come l'espressione strutturale degli apparati di sicurezza della dittatura di Al-Sisi. In quest'ottica, l'attesa sentenza italiana assume un duplice valore: Penale: accertare le responsabilità individuali dei soggetti ...

50 mila firma per chiedere la restituzione dello striscione verità per Giulio Regeni



Praticamente 50 mila firme, una delle petizioni più firmate di sempre, a 40 mesi e più dalla scomparsa di Giulio per mano di un regime criminale che continua ad essere "amico" di varie democrazie occidentali, a partire dall'Italia e dall'Unione Europea, di cui Giulio era cittadino. Dopo la vergognosa rimozione dello striscione di Giulio dal palazzo della Regione del FVG, da piazza dell'Unità di Trieste, si è sollevato un giusto putiferio. Si voleva attaccare con quella rimozione la presunta strumentalizzazione politica, non si è mai capito quale realmente poi fosse, quando in realtà alla fine la rimozione dello striscione è diventato un gesto chiaramente politico strumentale con lo scopo di attaccare un simbolo che recava fastidio. Poi, ognuno, può trincerarsi dietro le scuse che vuole, ma quel gesto, meditato o meno che fosse, segue quello altrettanto vergognoso del Comune di Trieste dell'ottobre del 2016 e di altre località italiane che lo hanno rimosso. Si tratta di una manciata di casi, un nulla rispetto a quanti sono i Comuni che lo hanno esposto, alle scuole, università, e luoghi pubblici. Ma pur sempre si tratta di un caso grave, perchè avviene nella regione di Giulio, nella terra di Giulio. E in Egitto questo lo sanno. La protesta non si arresta e continua attraverso varie modalità, come quella della petizione, che si appresta a diventare probabilmente una delle petizioni più firmate di sempre, a prescindere dal fatto che lo striscione verrà restituito al suo luogo o meno, la solidarietà che c'è stata è enorme, e ciò non può lasciare indifferenti, per quella verità che si conquista anche con quel simbolo rimosso dal palazzo della Regione. 

mb

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