Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Trieste conquistata dai venti dell'Est.Dai muri dell'Ungheria, dal filo spinato sloveno, alla via della Seta


Da Est non arrivano più venti "rivoluzionari" ma controrivoluzionari per usare un linguaggio di una volta. Caduto il muro di Berlino, è finita, nel bene o nel male, l'epoca del mondo diviso in due blocchi. Vi è stata una omologazione verso il vincitore di quella battaglia, di quella guerra, il capitalismo. Il comunismo è stato sconfitto. Certo, c'è ad esempio il caso cinese, che non si capisce cosa sia, tutto è certamente che un sistema democratico. Non che la democrazia per come funziona sia il top del top, ma sicuramente ritornare ai venti dei regimi non è proprio cosa consigliabile. Vedi cosa accade in paesi come l'Egitto, o in Ungheria. Quell'Ungheria che ora stringe accordi con Trieste. Magari giocando sull'immagine di quella retorica della Mitteleuropa che significa tutto e anche niente. Trieste conquistata dai muri ungheresi, oltre che dai capitali ungheresi, conquistata dai filo spinato sloveno, made in Polonia, e dalla via della Seta di un regime comunista che sta cercando di aprirsi al mondo "occidentale" a modo suo ma dove i diritti umani sono ancora oggi un gran problema. Certo, gli affari sono affari. Se si dovesse guardare all'etica e alla morale, probabilmente non dovremmo fare affari con nessuno, neanche con noi stessi, visto che siamo sicuramente un Paese meraviglioso, forse il più bello del mondo, ma anche la terra delle mafie e della corruzione. Non siamo nelle condizioni di poter dare lezioni morali ad altri Paesi su questo tema, sicuramente, però, siamo nelle condizioni di poter dire quello che sta succedendo. Trieste è conquistata da venti dell'Est. Quelli che oggi esprimono nazionalismo, confini e frontiere. Non  idea di fratellanza, uguaglianza e libertà. E non è un caso che si voglia mettere in piazza della Borsa una statua dedicata a D'Annunzio. Nel centenario dell'occupazione di una città oggi croata. Fiume. Per celebrare quel fatto. Perchè simbolo di nazionalismo, quel nazionalismo che ammalia Trieste, conquista Trieste, a partire dagli affari, appunto.
mb

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