Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Trieste conquistata dai venti dell'Est.Dai muri dell'Ungheria, dal filo spinato sloveno, alla via della Seta


Da Est non arrivano più venti "rivoluzionari" ma controrivoluzionari per usare un linguaggio di una volta. Caduto il muro di Berlino, è finita, nel bene o nel male, l'epoca del mondo diviso in due blocchi. Vi è stata una omologazione verso il vincitore di quella battaglia, di quella guerra, il capitalismo. Il comunismo è stato sconfitto. Certo, c'è ad esempio il caso cinese, che non si capisce cosa sia, tutto è certamente che un sistema democratico. Non che la democrazia per come funziona sia il top del top, ma sicuramente ritornare ai venti dei regimi non è proprio cosa consigliabile. Vedi cosa accade in paesi come l'Egitto, o in Ungheria. Quell'Ungheria che ora stringe accordi con Trieste. Magari giocando sull'immagine di quella retorica della Mitteleuropa che significa tutto e anche niente. Trieste conquistata dai muri ungheresi, oltre che dai capitali ungheresi, conquistata dai filo spinato sloveno, made in Polonia, e dalla via della Seta di un regime comunista che sta cercando di aprirsi al mondo "occidentale" a modo suo ma dove i diritti umani sono ancora oggi un gran problema. Certo, gli affari sono affari. Se si dovesse guardare all'etica e alla morale, probabilmente non dovremmo fare affari con nessuno, neanche con noi stessi, visto che siamo sicuramente un Paese meraviglioso, forse il più bello del mondo, ma anche la terra delle mafie e della corruzione. Non siamo nelle condizioni di poter dare lezioni morali ad altri Paesi su questo tema, sicuramente, però, siamo nelle condizioni di poter dire quello che sta succedendo. Trieste è conquistata da venti dell'Est. Quelli che oggi esprimono nazionalismo, confini e frontiere. Non  idea di fratellanza, uguaglianza e libertà. E non è un caso che si voglia mettere in piazza della Borsa una statua dedicata a D'Annunzio. Nel centenario dell'occupazione di una città oggi croata. Fiume. Per celebrare quel fatto. Perchè simbolo di nazionalismo, quel nazionalismo che ammalia Trieste, conquista Trieste, a partire dagli affari, appunto.
mb

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