Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

Il mini controesodo degli italiani verso la Slovenia


No. Nessun ritorneremo nostalgico, nazionalistico di tempi bui e cupi. Ma una semplice necessità, scelta di vita, e opportunità. Il Piccolo di Trieste ha dedicato ampio spazio ad una questione che si sta consolidando nel corso degli anni, soprattutto da quando la Slovenia è entrata nell'Unione Europea. Quello che da molti è chiamato come un mini controesodo di italiani verso la Slovenia. 
Le ragioni sono plurime, variegate. Si legge sul Piccolo che le mete preferite sono località come "Sesana, Cosina, Lokev, Divaccia,  Veliki Dol, Storje e San Daniele (Stanjel),Bertocchi, Skofije, Crevatini, Ancarano ,Capodistria e Isola. " Si va da chi lì si è stabilito, a chi fa il pendolarismo tra la Slovenia e Trieste, si parla addirittura di 2.500 pendolari, tanti quanto sarebbero i cittadini dichiaratesi di nazionalità italiana in Slovenia. Ma potrebbero essere ben di più.
Un fenomeno che cresce tanto che su RadioCapodistria parte un programma dal nome un caffè in Slovenia dedicato agli italiani residenti in Slovenia, che hanno deciso di trasferirsi in Slovenia per varie ragioni. Da motivi di studio, a motivi di lavoro, a chi ha visto nella Slovenia, da pensionato, una sorta di nuovo Portogallo, dove godersi la propria pensione. Non si deve dimenticare  che  la rete diplomatico-consolare italiana in Slovenia comprende l'Ambasciata a Lubiana ed il Consolato Generale a Capodistria. 
I diritti della minoranza autoctona italiana sono garantiti dalla Costituzione, dagli Statuti dei vari Comuni, ma la situazione è abbastanza eterogenea, a volte si è più in situazioni di facciata che di sostanza, e con le istituzioni chiamate a rappresentare i diritti della Comunità italiana, che dovrebbero osare certamente qualcosa in più, come avviene ad esempio in Italia da parte dei rappresentanti delle minoranze linguistiche slovene, che quando il pugno sui tavoli lo devono sbattere, lo sanno sbattere e sanno farsi sentire a dovere. Basta pensare alla questione del censimento. In Italia si è verificato giustamente un putiferio, in Slovenia, invece, da anni, con la scusante dei registri elettorali, questo è stato fatto, schedando effettivamente una pluralità di italiani senza che vi fossero proteste o contrasti come quelli accaduti in Italia.
Questo mini controesodo di italiani verso la Slovenia, conferma quanto sia importante garantire il bilinguismo, quanto sia importante la reciprocità, quanto questi territori siano flessibili, siano delle porte aperte, con continui viavai, e per questo il ritorno anche simbolico di nazionalismi sarebbe semplicemente deleterio ed i primi a risentirne sarebbero certamente gli appartenenti delle rispettive minoranze o chi ne entrerà in un certo senso a farne parte. 

mb

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