I simboli della guerra in Ucraina, da Marina Julia al Carso isontino

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  C’è una vecchia verità che noi storici conosciamo fin troppo bene, e cioè che le guerre si sa sempre come e quando cominciano, ma non si sa mai, mai, come andranno a finire . È la tragica, quasi grottesca banalità del disastro, che di umano non ha niente perchè le guerre, tutte le guerre, sono semplicemente l'apice della disumanità.  Oggi, di fronte a quello che sta accadendo in Ucraina, l’opinione pubblica si è spaccata – com’è sempre accaduto nella storia – in due grandi scuole di pensiero.  Da un lato c’è la narrazione di chi vi dice: "No, badate, questa è un’operazione speciale, un atto preventivo necessario per anticipare le mosse della NATO" .  Dall’altro lato , invece, c’è chi constata una realtà molto più classica, e vi dice: "Ma quale operazione speciale! Queste sono le canoniche, vecchie mire espansionistiche di un impero in declino" . Un impero decadente che lancia il suo ultimo, feroce ruggito. Ad un prezzo elevatissimo.  Spaventoso.  Pagato ...

Come reagirebbero Italia, Slovenia e Croazia alla realizzazione integrale del Territorio Libero di Trieste?






Contemplato nel Trattato di Pace del '47 bypassato dal Memorandum di Londra del '54, dal fuggitivo Trattato di Osimo del '75, per il modo in cui venne stipulato, passando dallo Statuto speciale della Regione FVG, e dalla storia. Il Territorio Libero di Trieste avrebbe potuto segnare la svolta per questo territorio dell'alto Adriatico, mantenendo unito ciò che oggi è suddiviso tra tre stati europei di cui uno, la Croazia, fuori dallo spazio Schengen. La storia ha preso una piega diversa, ragioni geopolitiche hanno prevalso, e alla fine Unione Sovietica, Regno Unito, Stati Uniti d'America tireranno i remi in barca, Italia e Jugoslavia assorbirono frammenti del TLT, che poi, con la dissoluzione della Jugoslavia, guerra tremenda dimenticata, in Europa e mossa anche dall'Europa, Italia in prima fila, con le bombe di Belgrado, finiranno in parte in Slovenia, in parte in Croazia. I comuni che farebbero parte del TLT sono oggi sei in Slovenia, cinque in Croazia e sei in Italia. Non si può pretendere d'altronde la realizzazione di un TLT zoppo, o tutto, o niente, non avrebbe alcun senso storico altrimenti. Ma la parte attiva è stata soprattutto quella sul fronte italiano, a Trieste. Dalle iniziative simboliche che iniziano da Duino, a manifestazioni politiche, relazioni internazionali, partecipazioni alle elezioni, scontri tra movimenti, poi conciliazioni, richieste di cittadinanza che avevano come requisito quello di essere nato nel TLT dal giugno del '40, esservi domiciliato, essere discendente di un domiciliato nel TLT  e venne aperta anche ai residenti del TLT successivi.  Nonostante tutto, un tutto che è passato anche da scontri giudiziari, su più ambiti, con alti e bassi, chi lotta per chiedere il TLT, non si arrende. Alcuni ironicamente dicono, piuttosto che il TLT ridateci il vecchio Impero Austro Ungarico, da dove tutto ebbe inizio per Trieste. Ma il TLT non è solo la città di Trieste include altri Comuni che oggi fanno parte anche di due Stati diversi dall'Italia. E dunque, quello che ci si dovrebbe chiedere è come reagirebbero Italia, Slovenia e Croazia alla realizzazione integrale del TLT? Abbiamo visto i nazionalismi di cosa sono stati capaci, dalla grande guerra, all'occupazione di Fiume, alla dissoluzione Jugoslava. Hanno comportato solo morte, e distruzione e guerra. Slovenia e Croazia sono ai ferri corti per la questione delle acque di Pirano, da parte italiana continuano ad arrivare provocazioni sull'italianità delle terre "perdute" e "contese", il TLT, forse metterebbe tutti d'accordo nel contrasto a questo progetto?

mb

fonte cartina TLT social su TLT

Commenti

  1. L'ipotesi di una creazione del TLT resta comunque un'idea romantica e niente più per i seguenti motivi:
    1) Un'amministrazione unitaria non è mai esistita;
    2) La "nostalgia" serpeggia solo nella ex zona A (la ex zona B aveva un retaggio veneziano e non austriaco ed oggi è completamente stravolta sul piano etnico, rispetto agli anni 1950);
    3) I risultati elettorali dal 1954 in poi, nella Provincia di Trieste, hanno sempre premiato i "partiti romani";
    4) L'usucapione, ovvero ciò che già alla metà degli anni 1970 aveva portato agli accordi bilaterali di Osimo, dove Roma e Belgrado non ebbero bisogno di altri interlocutori per la rappresentanza di territori che amministravano ininterrottamente da più di vent'anni.
    L'unica carta per la ipotetica realizzazione del TLT, al giorno d'oggi, sarebbe un'iniziativa armata. Dubito che i vecchi democristiani triestini sarebbero pronti a qualcosa del genere e sono certo che i pochissimi giovani (nonché i nuovi abitanti serbi, romeni, kosovari, albanesi, bosniaci, turchi, ucraini, ecc.) non risponderebbero con troppo entusiasmo.

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