A Gorizia esiste una delle poche svastiche ancora oggi presenti in Italia

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  Sentite, questa è una storia straordinaria, di quelle che a raccontarle oggi si fa quasi fatica a crederci. Perché noi siamo abituati a pensare che la Storia – quella con la S maiuscola, quella dei grandi sconvolgimenti – lasci sempre dei segni enormi, evidenti. E invece no. A volte si nasconde nei dettagli, in un angolo dimenticato. Immaginate la scena: siamo a Gorizia. Una città che è un groviglio pazzesco di confini, di lingue, di memorie che fanno a pugni tra loro. Ancora oggi la scritta Tito che sovrasta Nova Gorica, città nata per mano del socialismo jugoslavo, procura divisioni e discussioni formidabili. Voi camminate, entrate nel giardino del lapidario di Palazzo Attems Petzenstein, e vi muovete tra questi vialetti, che sono piccoli, stretti, quasi intimi. Da una parte avete le lapidi che ricordano il vecchio, felice periodo asburgico – quando Gorizia era la "Nizza austriaca", tutta ordine, burocrazia imperiale e nostalgia –, dall'altra, immancabilmente, ci sono...

Quando il fascismo omaggiava D'Annunzio


La Brigata Catanzaro grida vendetta. Cercavano D'Annunzio, simbolo del nazionalismo guerrafondaio italiano, trovarono la morte per fucilazione, con l'abruzzese che non fece nulla per fermare la fucilazione. Anzi, beffa nella beffa dedicò ai fucilati una poesia.

Si saranno rivoltati nella tomba. Come tutti quelli che avendo vissuto il fascismo hanno sentito dire che la marcia di occupazione su Fiume non fosse funzionale al fascismo, non avesse i connotati che saranno poi propri del fascismo. D'Annunzio non fu ostile al fascismo e il fascismo non fu ostile a D'Annunzio. Anzi. Ad esempio il 7 maggio del 1930, Orano, deputato fascista,alla Camera dichiarava:
Con la Marcia su Roma, Benito Mussolini portò qui dentro l'arbitrio armato dell'Italia degli italiani, anelata da Crispi, sbozzata dal comandante D'Annunzio a Fiume. Una Nazione che si fa Stato totalitario di autorità e di disciplina esercita di per sè stessa un'azione di presenza nel mondo, costituisce un esempio, un mo-nito, un controllo, una suggestione quasi medianica. Non poteva essere che così. Nel Fascismo non vi sono che assiomi; appena affermato, il Regime ha eliminato anche i teoremi.  Il 1930 fu l'anno in cui veniva stipulata la convenzione sul Vittoriale.  
Nella seduta di Giovedì, 4 dicembre 1930, verrà approvata, dal Regno d'Italia, tramite il Capo del Governo, primo ministro segretario di Stato, Mussolini, il ministro della giustizia e affari di culto, Rocco, il ministro delle finanze, Mosconi, il ministro dell'educazione nazionale, Giuliano, la "Conversione in legge del R.D.L. 6 novembre 1930, n. 1518, relativa alla Convenzione stipulata il 4 ottobre 1930, tra lo Stato e Gabriele D'Annunzio, riguardante il 'Vittoriale'".  D'Annunzio, definirà Mussolini suo Compagno d'armi, nell'atto di donazione scriverà che " per gran ventura ebbi testi Costanzo Ciano di Cortellazzo mio maestro di insidie notturno e il mutilato Giovanni Giuriati mio destro braccio fiumano”. Che saranno due protagonisti di primo piano nel fascismo. 
Il fascismo era talmente grato a D'Annunzio che si adoperò anche per il restauro e sistemazione della casa dove nacque D'Annunzio e morì sua madre.  E alla notizia della morte, avvenuta il 1 marzo del 1938, nella seduta del 2 marzo 1938, l'anno in cui si proclameranno le leggi razziali,  i deputati si alzeranno, alla camera: Onorevoli Camerati, Gabriele d'Annunzio è morto! Per lutto nazionale la seduta è tolta e rinviata a venerdì. 
Ci furono, poi, i funerali di stato.
E Mussolini più di una volta si spese su D'Annunzio e l'atto compiuto dallo stesso su Fiume.

« D’Annunzio è stato l’animatore in tempi oscuri delle nuove grandi realtà italiane, a preparare le quali egli diede la poesia dell’azione. » (Dal messaggio inviato ai dirigenti del Maggio musicale ( il 3 Giugno 1938). — X I I , 7.

« I nomi di Fiume e di d’Annunzio riportano lo spirito nell’atmosfera ardente del sacrifìcio, dell’eroismo e della dedizione di tutte le più alte virtù della razza. » (Dall’articolo • Celebrazione >, pubblicato sul Popolo d’Italia dell’l l Settembre 1920). — l i , 91.

« Fiume italianissima, legionaria e fascista. »

(Parole pronunciate a Fiume il 24 Giugno 1939). — X II, 211.

«Tre parole: tre idee: tre forze: volontà, libertà, giustizia; ecco lo spirito incorrotto, incorruttibile ed immortale della Legione di Ronchi. » 
(Dall’articolo « Legionari di Ronchi », pubblicato sul Popolo d ’Italia del 5 Gennaio 1921). — I I , 135.

mb

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