La Macchina del Vento,un viaggio nel tempo al confino di Ventotene dove nascerà non l'Europa ma l'anima dell'antifascismo


Il manifesto di Ventotene, firmato da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni, è diventato il manifesto  che sta conducendo al progetto degli Stati Uniti d'Europa (USE). Il motto attuale dell'Europa, certamente efficace, unita nella diversità, può aver per alcuni aspetti tratto anche spunto dall'Europa pensata in quel confino di Ventotene. Un manifesto letto da pochi, come si ricorda nel libro la Macchina del Vento di Wu Ming 1. 
Un libro che racconta, in una miscela straordinariamente efficace, tra mitologia, passione e Resistenza, come a Ventotene sia nato il cuore  se non l'anima della Resistenza e del riscatto morale del Paese prima che altrove, un confino che alla fine non ha confinato la libertà, ma il fascismo, la fine del fascismo paradossalmente è iniziata proprio lì. 
Un lì dove è stato partorito un manifesto sostenuto da una minoranza di confinati, che contiene passaggi che possono essere condivisibili. Come quando si scrive nella sua stesura originaria:
Un'Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna, di cui l'era totalitaria rappresenta un arresto
Come quando si afferma che 
La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa, caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio.
Come quando si denuncia che
Il concordato con cui in Italia il Vaticano ha concluso l'alleanza col fascismo andrà senz'altro abolito, per affermare il carattere puramente laico dello stato, e per fissare in modo inequivocabile la supremazia dello stato sulla vita civile
Ma una manifesto dichiaratamente anticomunista, nella sua stesura originaria,
Una situazione dove i comunisti contassero come forza politica dominante significherebbe non uno sviluppo non in senso rivoluzionario, ma già il fallimento del rinnovamento europeo.
Poi limato, nella sua stesura definitiva, ma l'impostazione ideologica era questa.
Nel viaggio nel tempo di Ventotene narrato nella macchina del vento, si denuncia che ad un nazionalismo minore se ne è posto uno maggiore, quello che poi vorrebbe portare all'idea dell'Europa come nazione, appunto, agli Stati Uniti d'Europa, passando da quella federazione europea, contemplata in quel manifesto diventato il simbolo dell'Europa liberista, capitalista e anticomunista.
Un libro antifascista, profondamente antifascista e anticapitalista,che pone delle riflessioni importanti soprattutto in quel presente che viviamo quotidianamente, dove il fascismo, seppur con gli adattamenti della modernità, ritorna. Un fascismo che poteva essere fermato quando era ancora nella sua fase grezza, ma non venne fermato.  
Un libro che emoziona, ideologico, che mette profondamente in discussione quello che sarà il cliché di Ventotene madre dell'Europa, perchè alla fine non basta cambiare il contenitore, ma ciò che fa la differenza sono i contenuti. Il problema di fondo è e rimarrà il capitalismo. 
Wu Ming 1, nel suo stile, riesce a portarti non solo indietro nel tempo, ma ti fa toccare i luoghi del confino. Lo ha narrato,vivendo il luogo, a modo suo, un modo che non ti potrà lasciare indifferente. Un lavoro durato anni, iniziato, sospeso, doveva diventare un film, poi è diventato uno dei libri probabilmente tra i più importanti scritti in questi ultimi anni. Ti innamorerai di Pertini, avrai una compassione profonda per Giacomo, ti immedesimerai in Erminio, ti perderai in visioni  che renderanno possibile l'unione tra mitologia e realtà...
"Lei ci fece gettare in aria una pietra dopo l'altra, e le colpì col suo scudo. Dopo il diluvio, la Resistenza. Ogni pietra un partigiano."
Un viaggio nel tempo a Ventotene, dove non è nata l'Europa, ma la vera anima dell'antifascismo. 
mb

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