Monfalcone, un caso europeo, su cosa non deve essere l'Europa

Le elezioni più cruciali della storia d'Europa, da quando si vota per il rinnovo del Parlamento europeo, segneranno una svolta in un mondo totalmente capovolto. Da est, il vento che soffia, non è più "rivoluzionario" ma controrivoluzionario. Un vento pesante, che si è unito a quello dell'ovest tramortito da quell'America che ha condotto tutta la sua storia del '900 a rincorrere e demolire il pericolo comunista e oggi è stata travolta dal peggior furore ideologico, quello che porta muri, quello che tradisce lo spirito dell'America terra di libertà. Il sogno americano non c'è più, come non c'è quello europeo. Viviamo un grande incubo. Ed in tutto ciò, la nostra regione, che con l'importante Via della Seta, si appresta a ritagliarsi un ruolo di primo piano tra Oriente ed Occidente, si spera, sarà protagonista, suo malgrado, di un nuovo caso mediatico, internazionale. Non si parlerà delle cose positive che questa regione ha saputo conquistare, tramandare, di come è riuscita a riscattarsi dal suo periodo buio, ma ancora una volta del suo volto negativo. Monfalcone. Quella che sarebbe stata la "Caporetto della sinistra" quella che doveva essere una sorta di fenice che doveva risorgere dalle ceneri di non si sa cosa, oggi si trova a vivere uno stato di malessere e conflittualità come non accadeva forse da 70 anni. Nonostante l'ossessione per la sicurezza e averla tempestata di telecamere, i reati sono tutt'altro che diminuiti. Ondate di ordinanze del no se pol, iniziato dalla rimozione delle panchine di Piazza della Repubblica, al velo, alla "birra calda", al processo di gentrificazione in atto che avrebbe lo scopo di rendere il centro più attrattivo per un ceto sociale benestante, una sorta di centro elitario, in una città che ha fatto del proletariato la sua storia, dell'immigrazione la sua essenza. Una città dipendente in toto dai cantieri navali, nel bene e nel male, che ne hanno determinato fisiologia, una cittadina di neanche 30mila abitanti che ha fatto scuola di esclusione, con decine e decine di bambini stranieri rimasti fuori dalle scuole, dall'incredibile protocollo che voleva incentivare l'iscrizione nelle scuole dell'infanzia degli italofoni, per non parlare delle sconcertanti classi ponte. Un modello sociale che ha fatto scuola su cosa non deve significare Europa e per questo come si è appreso dal Piccolo televisioni francesi, olandesi e belga si interessano di Monfalcone dove pur parlandosi il bisiaco, in realtà il monfalconese doc non esiste perchè questa terra è un porto e come tutti i porti conosce processi di transito e permanenza variabile che ne connotano e plasmano l'identità. Ma ad oggi Monfalcone si è chiusa.I problemi di fondo sono rimasti irrisolti. Nonostante fiumi di parole da far invidia all'Isonzo, dal lavoro che non c'è, dagli appalti esterni dei cantieri, dal non riuscire a tracciare un proprio ruolo indipendentemente dai cantieri, e la via della Seta potrebbe essere forse l'ultima opportunità anche per Monfalcone, ma qui non pare interessare più di tanto.Meglio dedicarsi al prima gli, o a quel "dio, patria e famiglia" che ultimamente a quanto pare va in voga anche dalle parti di qualcuno che si dice europeista. Peccato che lo spirito d'Europa fondato su libertà, fratellanza e uguaglianza non c'entra niente con il prima gli o dio e patria e famiglia ed è l'antitesi di ciò che si realizza in questi anni a Monfalcone, non a caso diventato, appunto, un caso europeo su cosa non deve essere l'Europa.

mb

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