Nel 2026, 80 anni dalla strage di Vergarolla, come per la strategia della tensione, senza verità, anche se non si era più in Italia

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  Ancora oggi non c'è una lapide istituzionale che ricordi a dovere le vittime della strage di Vergarolla di cui non si conosce il numero esatto dei morti, 64 furono  le vittime identificate. Quanto accaduto il 18 agosto del 1946 ha lasciato il segno indelebile nella storia delle complesse vicende del confine orientale spesso strumentalizzate per revisionismi storici, nazionalismi nostalgici, che nulla c'entrano con la verità e la giustizia negata alle vittime di quel fatto drammatico. Come accaduto durante lo stragismo neofascista durante la strategia della tensione, praticamente non vi è stata alcuna verità, nessuna inchiesta degna di nota. Solo supposizioni, teorie, ipotesi, spesso istanze degne di ultras più che di seguaci della verità. Quel fatto tragico è stato chiaramente utilizzato dalla retorica revisionista per le proprie battaglie ideologiche anticomuniste e contro la Jugoslavia comunista di Tito. Quando accadde quel fatto, Pola, era una zona enclave all'interno ...

Aspettando la nuova rivoluzione egiziana che passerà dalle donne


"Grande presidente". Così Trump ha definito il suo amichetto, Al Sisi. Nella visita egiziana in America, che segue alla visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo che si è svolta ad inizio anno in Egitto. D'altronde, che i rapporti tra Trump e Al Sisi fossero ottimali lo si sapeva da tempo.  Ed in ogni occasione non fanno che ribadirlo. Che auto contemplarsi. E non deve stupire questa legittimazione che ha Al Sisi dal governo USA visto che la stessa, salvo qualche coro d'eccezione che non è la regola, c'è anche in Europa, dalla Francia, alla Germania, all'Italia, all'Inghilterra. Ma anche dalla Russia alla Cina, all'Arabia Saudita. Al Sisi che ha preso il potere con il colpo di stato del luglio 2013, con la rivoluzione tradita, è una pedina simbolo dell'autoritarismo al potere nel mondo di oggi. Se cade Al Sisi, si metteranno in discussione tutti i sistemi di potere che lo hanno sino ad oggi legittimato. Le rivoluzioni, per riuscire, in quei paesi, necessitano dell'appoggio dell'esercito. Ciò è innegabile. E l'Egitto ha al momento l'esercito più potente d'Africa, uno dei più importanti del mondo.  Basta pensare che l'Egitto riceve più di $ 1 miliardo di aiuti militari statunitensi ogni anno. Una cifra enorme. Non ridotta dall'attuale presidenza americana. I diritti umani oramai trovano il tempo che trovano in Egitto. Un Paese che si appresta ad essere governato da Al Sisi fino al 2034, stante le riforme in fase di ultimazione, passando dalle riforme giudiziarie che vederebbero una forte ingerenza governativa, ai poteri di governo riconosciuti all'esercito. Il cerchio della dittatura si sta chiudendo. Un Paese che probabilmente teme più di altri la reazione delle donne. Al Sisi, ne è consapevole. E non è un caso che  in ogni circostanza deve fare emergere che si sta impegnando per l'emancipazione delle donne, per i diritti delle donne. Riconoscendo in ogni luogo l'importanza delle donne. In un Paese dove se una donna abbraccia in una università uno studente, viene espulsa dall'ateneo, per comportamento immorale.
Ultimo, è l'invito alla figlia di Trump a recarsi in Egitto per l'iniziativa globale per lo sviluppo e la prosperità delle donne (W-GDP), promossa proprio da Ivanka Trump e annunciata dall'Amministrazione Trump all'inizio di febbraio, che mira a raggiungere 50 milioni di donne nei paesi in via di sviluppo entro il 2025, oltre $ 50 milioni sono le risorse per il nuovo fondo W-GDP. E l'Egitto, avrà un ruolo determinante per l'Africa, visto che sarà alla guida dell'Unione africana.  
Se cade quel "grande presidente"che oggi regge l'Egitto,senza alcuna opposizione, perchè criminalizzata e considerata come terroristica, si aprirà un varco di speranza importante in tutto il mondo anche occidentale. E questa rivoluzione sarà possibile proprio a partire dalle donne, che in Egitto come in altri paesi del mondo subiscono gravi discriminazioni, e che presto, alzeranno la testa, per far cadere una delle dittature più temibili di questo secolo, in un Paese dove la povertà è a livelli impressionati, dove l'analfabetismo è a livelli incredibili, e che sperpera palate di soldi per costruire una nuova capitale amministrativa per ricchi, e solo in quel momento, quando ci sarà una nuova rivoluzione governata dalle donne, si potrà vivere e raccontare una storia diversa, e conseguire quella giustizia che in Egitto ad oggi è un miraggio. 
mb

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