L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

La più grande operazione contro le mafie nel Nord Est. Ma i problemi per la politica sono altri

"Si tratta dell'operazione più importante contro la criminalità organizzata di stampo mafioso a Nordest". Le parole degli inquirenti sono inequivocabili. Operazione posta in essere dalla Guardia di Finanza e la Polizia, coordinate dalla Dda di Venezia, 50 misure cautelari (47 in carcere, 3 ai domiciliari), 11 provvedimenti di obbligo di dimora ece e con un sequestro di beni per 10 milioni di euro. La camorra è radicata pienamente nel NordEst. Dall'Emilia al Veneto il passo è stato rapido. Erano presenti in più rami, dal credito, all'infiltrazione politica, dalla concessione di manodopera a basso costo, alla droga, prostituzione, gestione del credito. Insomma, le condotte tipiche delle mafie. Ma per la politica meglio occuparsi di altre priorità. Che priorità non sono, mentre il territorio sprofonda, e sempre più in ostaggio delle mafie. Quella contro le mafie è una guerra vera e propria e va combattuta come tale. Altrimenti non se ne esce più. Una guerra che non può essere affrontata solo dal punto di vista repressivo, ma soprattutto preventivo, politico, sociale. Ma oramai sono decenni che si ripetono questi concetti, e le mafie, zitte, zitte, continuano a fare i loro sporchi affari, con la complicità della gente del territorio, perchè senza questa complicità, il loro radicamento sarebbe semplicemente impossibile. Se il contrasto alle mafie a livello popolare fosse percepito come emergenza prioritaria, con una sensibilità diversa, ciò sarebbe un beneficio per il nostro Paese. Se fosse stata percepita come è stata percepita l'inesistente "emergenza immigrazione", chissà che Italia si racconterebbe oggi.
mb

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