L'articolo 21 del Trattato di Pace firmato a Parigi il 10 febbraio del 1947 era inequivocabilmente chiaro.
"È costituito in forza del presente Trattato il Territorio Libero di Trieste, consistente dell'area che giace fra il mare Adriatico ed i confini definiti negli articoli 4 e 22 del presente Trattato. Il Territorio Libero di Trieste è riconosciuto dalle Potenze Alleate ed Associate e dall'Italia, le quali convengono, che la sua integrità e indipendenza saranno assicurate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. La sovranità italiana sulla zona costituente il Territorio Libero di Trieste, così come esso è sopra definito, cesserà con l'entrata in vigore del presente Trattato."
La sovranità italiana doveva espressamente cessare all'atto dell'entrata in vigore del Trattato, il 15 settembre del 1947, per lasciare posto al Territorio Libero di Trieste. Il cui acronimo sarebbe stato
TLT. Doveva formarsi anche un governatorato. Ma il governatore non venne mai nominato. Nomina boicottata, ostacolata da tutte le parti in causa alla fine dei conti. Venne amministrato provvisoriamente, fino al 26 ottobre del 1954, dagli angloamericani e retto dal 16 settembre 1947 al 31 maggio 1951 da
Sir Terence Sydney Airey (
Regno Unito) e fino al 26 ottobre del '54, giorno del Memorandum di Londra, da
Sir Thomas Winterton (
Regno Unito).
Poi sappiamo come è andata. Ciò che doveva essere provvisorio, divenne definitivo, o meglio perdurante. L'amministrazione italiana. Con il Porto franco, il punto franco, sottoutilizzato se non utilizzato per niente, con una paralisi importante per diversi anni, con politiche di assistenzialismo che hanno dopato e addormentato il territorio e che ancora oggi fatica a ritagliarsi uno spazio all'interno di un mondo sempre più competitivo e globale. Città bella, quella di Trieste, con sfumature che ti riportano ora a Vienna, ora a Lubiana ora a Fiume. Dalla storia complessa, ma semplificata sotto il segno del solito nazionalismo. Non si è staccata dal secolo breve e rischia di affondare con il suo passato.
Il TLT, sarebbe stata una grande opportunità di sviluppo per Trieste? O avrebbe comportato un suo ulteriore isolamento? L'Italia avrebbe dovuto fare di più per Trieste. Vista l'importanza assunta nella retorica nazionale. Ma alla fine si sa come vanno queste cose. Siamo un popolo di parolai. Fiumi sacri di parole.
Vista la zona strategica in cui si trovava, certamente non ci sarebbe stato un porto, come quello di Capodistria, ci sarebbe stata maggior armonia con il territorio oggi sloveno, sarebbe potuta diventare forse una piccola enclave invidiata nel resto d'Occidente. Oggi si sogna ciò che difficilmente potrà attuarsi. Certo, nella vita, mai dire mai. Soprattutto quando si vive in una società schizofrenica, che si riempe la parola di belle parole, come democrazia, e poi quando la democrazia ti chiede la Catalogna libera, indipendente, ti massacrano, quando Paesi come il Venezuela esprimono governi non allineati con il capitalismo Occidentale, ti fanno un golpe sotto la luce del sole. Era diviso in Zona A e Zona B. Forse questo Territorio sarebbe stato più unito con il TLT che in questa Europa, con due Stati, due nazioni, Italia e Slovenia, che hanno diviso più che unire quello che dovevano essere la Zona A e B. E' andata come è andata. Doveva iniziare a Duino. Oggi a Duino, vedi una pietra che ti ricorda l'ennesima "redenzione" d'Italia, ed una fabbrica in crisi che lascia a casa decine e decine di lavoratori. Se ne è perso il conto di quante ne sono avvenute di crisi e redenzioni. E chissà che magari i Comuni confinanti, poi, come Monfalcone, e magari anche Ronchi che ospita lo scalo che sarebbe dovuto sorgere a Trieste,ma ciò non fu possibile a causa della Bora, nel caso dell'esistenza del TLT, non ne avessero chiesto l'annessione. L'unica cosa certa è che si sta vivendo una profonda fase di trasformazione, storica, politica, economica e sociale che avrà delle ripercussioni anche qui, soprattutto, qui, in questa piccola fetta di terra del Confine Orientale italiano, con o senza TLT.
mb
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