Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

Trieste è antifascista e antirazzista. In 10mila a dimostrarlo per le strade della città

Uno, dieci, cento, mille, dieci mila passi. Dieci mila passi scanditi per le strade di Trieste, dallo storico ritrovo di Campo San Giacomo per la sinistra che in tempo di "pace" con tre cannonate, tre morti e diversi feriti subì una pesante repressione, per attraversare alcune zone della città. Il 3 novembre, che è il giorno in cui approdò in città la nave Audace, all'ex molo San Carlo, da allora, anno 1918, il molo prenderà questo nome, Audace, ma è anche il giorno del patrono della città, San Giusto, è stato autorizzato il corteo dei fascisti del terzo millennio. Città blindata come se si fosse ai tempi del G8 di Genova.
Una città intera si è mobilitata per dire no a quel corteo, che terminerà in un luogo simbolico per il nazionalismo triestino, presso la statua di Rossetti, che sfilerà per alcune vie centrali della città, e partirà da ciò che rimane del teatro romano. Mancava solo un tappeto rosso ai casapoundisti. E le dimissioni di chi ha autorizzato ciò visto che ha avuto la capacità di mettersi contro per diversi motivi praticamente quasi tutta Trieste sarebbero atto dovuto in un Paese normale. Ma l'Italia di normale ha poco. A Trieste, l'iniziativa di Casapound, ha avuto il merito, l'unico che si può riconoscere, di aver risvegliato in modo potente l'antifascismo militante in città ed in tutta la regione. Iniziative, assemblee, ed un corteo, di dieci mila persone, tante sigle, tante adesioni, tante soggettività e individualità, in quella pluralità che ha sempre connotato la storia di Trieste che il nazifascismo ha cercato di piegare, ma Trieste non si è piegata allora, malgrado tutto quello che ha dovuto patire, e non si è piegata oggi, 3 novembre 2018. Sono caduti nel vuoto gli appelli di chi invitava a starsene a casa e disertare questa o quella manifestazione. Tanti contenuti, in italiano, in sloveno e anche in inglese.
Dieci mila persone hanno dimostrato che Trieste è antifascista e antirazzista. In una delle manifestazioni più grandi degli ultimi decenni. Il resto sono solo chiacchiere. E' come se a Roma in piazza fossero scesi in 100 mila.
Il vento sta cambiando e da Trieste è arrivato un segnale importante per tutta Italia ma anche per l'Europa.

Marco Barone

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