Cent'anni dalla prima vittima dello squadrismo fascista a Ronchi, Erminio Rusig

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  Il 15 ottobre del 1926 saranno cent'anni della prima vittima del fascismo squadrista a Ronchi. Erminio Rusig un giovane ronchese poco più che ventenne. La sua storia è stata ricordata nel tempo dalla staffetta partigiana Elda Soranzio e dal partigiano e senatore Silvano Bacicchi e da Giacomo Mininel.  Siamo a Ronchi , è il 24 aprile del 1925. È sabato sera.  Erminio Rusig è lì con i suoi quattro compagni, vanno fino a San Pier, si divertono, e poi tornano a casa che è passata la mezzanotte. Si salutano al bivio della Pesa, ognuno per la sua strada. Erminio viene intercettato da una squadraccia . Lo fermano con le pistole e i manganelli. Lui prova a scappare, ma quelli sono in tanti, lo raggiungono e iniziano a picchiare duro. Lo atterrano a colpi di manganello e poi, quando è già a terra privo di sensi — che è una cosa di una vigliaccheria pazzesca — continuano a prenderlo a calci. E per finire, gli sparano pure: un colpo al basso ventre. Dopodiché, succede una cosa che...

Trieste è antifascista e antirazzista. In 10mila a dimostrarlo per le strade della città

Uno, dieci, cento, mille, dieci mila passi. Dieci mila passi scanditi per le strade di Trieste, dallo storico ritrovo di Campo San Giacomo per la sinistra che in tempo di "pace" con tre cannonate, tre morti e diversi feriti subì una pesante repressione, per attraversare alcune zone della città. Il 3 novembre, che è il giorno in cui approdò in città la nave Audace, all'ex molo San Carlo, da allora, anno 1918, il molo prenderà questo nome, Audace, ma è anche il giorno del patrono della città, San Giusto, è stato autorizzato il corteo dei fascisti del terzo millennio. Città blindata come se si fosse ai tempi del G8 di Genova.
Una città intera si è mobilitata per dire no a quel corteo, che terminerà in un luogo simbolico per il nazionalismo triestino, presso la statua di Rossetti, che sfilerà per alcune vie centrali della città, e partirà da ciò che rimane del teatro romano. Mancava solo un tappeto rosso ai casapoundisti. E le dimissioni di chi ha autorizzato ciò visto che ha avuto la capacità di mettersi contro per diversi motivi praticamente quasi tutta Trieste sarebbero atto dovuto in un Paese normale. Ma l'Italia di normale ha poco. A Trieste, l'iniziativa di Casapound, ha avuto il merito, l'unico che si può riconoscere, di aver risvegliato in modo potente l'antifascismo militante in città ed in tutta la regione. Iniziative, assemblee, ed un corteo, di dieci mila persone, tante sigle, tante adesioni, tante soggettività e individualità, in quella pluralità che ha sempre connotato la storia di Trieste che il nazifascismo ha cercato di piegare, ma Trieste non si è piegata allora, malgrado tutto quello che ha dovuto patire, e non si è piegata oggi, 3 novembre 2018. Sono caduti nel vuoto gli appelli di chi invitava a starsene a casa e disertare questa o quella manifestazione. Tanti contenuti, in italiano, in sloveno e anche in inglese.
Dieci mila persone hanno dimostrato che Trieste è antifascista e antirazzista. In una delle manifestazioni più grandi degli ultimi decenni. Il resto sono solo chiacchiere. E' come se a Roma in piazza fossero scesi in 100 mila.
Il vento sta cambiando e da Trieste è arrivato un segnale importante per tutta Italia ma anche per l'Europa.

Marco Barone

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