I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Più di 1000 giorni dalla scomparsa di Giulio nell'Egitto dove anche i bambini vengono torturati



1036 giorni, 34 mesi, siamo arrivati oramai a tre anni da quel 25 gennaio 2016 quando di Giulio si persero le tracce. E ancora qui a chiedere, a pretendere, la luce su quel buio egiziano che soffoca ogni processo di verità e giustizia non solo per Giulio, ma per tutti. Perchè quando si farà piena luce su ciò che è successo a Giulio in Egitto, lo si farà per tutti e tutte gli egiziani e le egiziane che come Giulio hanno subito e continuano a subire trattamenti inumani. Il tutto mentre il suo Paese, l'Italia, tramite chi dovrebbe rappresentarlo, stringe mani, accoglie esponenti di primo piano di quell'Egitto che continua a prendere in giro tutti. 
Un Paese dove un bambino di 12 anni è stato arrestato e tenuto in isolamento con l'accusa di terrorismo. Dal 2013, le autorità egiziane hanno commesso violenze scioccanti contro i bambini con almeno sei torturati in custodia e 12 soggetti a sparizioni forzate dal 2015, secondo le nuove scoperte pubblicate da Amnesty International.  
"Queste scoperte rivelano come le autorità egiziane hanno sottoposto i bambini a violente violazioni, tra cui torture, isolamento prolungato e sparizione forzata per periodi fino a sette mesi, dimostrando un assoluto disprezzo per i diritti dei bambini", ha detto Najia Bounaim, direttore delle campagne nordamericane di Amnesty International.
Uno scandalo verso cui il mondo pare chiudere gli occhi. Italia inclusa. E si parla di un Paese firmatario della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino, a dimostrazione di come in Egitto i diritti umani non contano niente, anzi. Chi li difende rischia grosso. Come successo a Mohamed Lofty consulente della famiglia Regeni, il quale ha vinto il premio franco-tedesco per per i diritti umani e lo Stato di diritto, che in Egitto lui vorrebbe difendere e che ha visto sua  moglie, Amal Fathy finire in carcere da mesi, come ritorsione. E la battaglia della verità per Giulio Regeni è un ponto cruciale per la difesa dei diritti umani e lo Stato di diritto, e questo in Egitto lo sanno bene. 

Marco Barone 

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