Verde, bianco, rosso e a stelle e strisce: l'incredibile parabola del nazionalismo italiano con l'ostentazione del tricolore ovunque

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Ora, pensate per un momento a quello che sta succedendo sotto i nostri occhi. Se persino sul Silos di Monfalcone, un edificio industriale, un pezzo di storia del lavoro — hanno piazzato due tricolori mastodontici, visibili a chilometri di distanza... beh, di cosa ci stupiamo più? Siamo di fronte a quella che, storicamente parlando, è una clamorosa, inequivocabile ostentazione della bandiera nazionale!  E la cosa straordinaria, se ci pensate, è che noi italiani con questa bandiera abbiamo sempre avuto un rapporto, come dire... complicato . Non  è come negli Stati Uniti o in Francia! In Italia non c'è mai stata quella viscerale, profonda simpatia popolare per il vessillo. Perché siamo più regionalisti, perchè l'Italia è composita, complessa, senza dimenticare il passato che sicuramente ha lasciato il segno. E badate bene, è un paradosso incredibile: stiamo parlando della bandiera della Costituzione, la bandiera nata dalle lotte del Risorgimento e poi rifondata dalla Resistenza! ...

L'unica grande opera che serve al FVG è la messa in sicurezza del territorio. Collassato con le prime piogge

L'inverno non è neanche iniziato, e le prime piogge, violente, di questo autunno, hanno piegato anche il Friuli Venezia Giulia. Fatto ignorato dalla maggior parte dei media nazionali, come se questa regione non fosse in Italia, salvo ricordarsene per sterili e vuote cerimonie nazionalistiche, quando allo Stato serve per lavarsi la coscienza od al sistema le proprie mani in stile Ponzio Pilato. A proposito della tanta decantata romanità. Una regione che è stata piegata dalla violenza di un tempo oramai estremo, frutto di cambiamenti climatici con cui i conti abbiamo solo iniziato a farli ora. Siamo  all'inizio di un processo enorme e importante. Invece di preoccuparsi  alcuni di opere inutili, come la TAV, che al FVG non serve ad una beata mazza, dovrebbero piangere e preoccuparsi per lo stato in cui si trova il territorio. Un territorio che ha conosciuto disastri enormi, dalle due guerre mondiali, in prima linea, al Vajont, al terremoto del '76. Ha sempre reagito in modo dignitoso, non piangendo, e lavorando. Così è stato anche per questo disastro autunnale che ha colpito tutta l'Italia ed in particolar modo il Friuli. Abbiamo una emergenza. Si chiama messa in sicurezza del territorio. E' fragile. E' collassato in modo impressionante. Un territorio dove si è cementificato sin troppo, delle domande dovrà pur farsele, se non vuole continuare a vivere di emergenze, frane, isolamenti, e macerie. La natura fa il suo corso. La colpa è solo dell'uomo.A partire dai cambiamenti climatici.

Marco Barone

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