I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

L'unica grande opera che serve al FVG è la messa in sicurezza del territorio. Collassato con le prime piogge

L'inverno non è neanche iniziato, e le prime piogge, violente, di questo autunno, hanno piegato anche il Friuli Venezia Giulia. Fatto ignorato dalla maggior parte dei media nazionali, come se questa regione non fosse in Italia, salvo ricordarsene per sterili e vuote cerimonie nazionalistiche, quando allo Stato serve per lavarsi la coscienza od al sistema le proprie mani in stile Ponzio Pilato. A proposito della tanta decantata romanità. Una regione che è stata piegata dalla violenza di un tempo oramai estremo, frutto di cambiamenti climatici con cui i conti abbiamo solo iniziato a farli ora. Siamo  all'inizio di un processo enorme e importante. Invece di preoccuparsi  alcuni di opere inutili, come la TAV, che al FVG non serve ad una beata mazza, dovrebbero piangere e preoccuparsi per lo stato in cui si trova il territorio. Un territorio che ha conosciuto disastri enormi, dalle due guerre mondiali, in prima linea, al Vajont, al terremoto del '76. Ha sempre reagito in modo dignitoso, non piangendo, e lavorando. Così è stato anche per questo disastro autunnale che ha colpito tutta l'Italia ed in particolar modo il Friuli. Abbiamo una emergenza. Si chiama messa in sicurezza del territorio. E' fragile. E' collassato in modo impressionante. Un territorio dove si è cementificato sin troppo, delle domande dovrà pur farsele, se non vuole continuare a vivere di emergenze, frane, isolamenti, e macerie. La natura fa il suo corso. La colpa è solo dell'uomo.A partire dai cambiamenti climatici.

Marco Barone

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