Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

L'unica grande opera che serve al FVG è la messa in sicurezza del territorio. Collassato con le prime piogge

L'inverno non è neanche iniziato, e le prime piogge, violente, di questo autunno, hanno piegato anche il Friuli Venezia Giulia. Fatto ignorato dalla maggior parte dei media nazionali, come se questa regione non fosse in Italia, salvo ricordarsene per sterili e vuote cerimonie nazionalistiche, quando allo Stato serve per lavarsi la coscienza od al sistema le proprie mani in stile Ponzio Pilato. A proposito della tanta decantata romanità. Una regione che è stata piegata dalla violenza di un tempo oramai estremo, frutto di cambiamenti climatici con cui i conti abbiamo solo iniziato a farli ora. Siamo  all'inizio di un processo enorme e importante. Invece di preoccuparsi  alcuni di opere inutili, come la TAV, che al FVG non serve ad una beata mazza, dovrebbero piangere e preoccuparsi per lo stato in cui si trova il territorio. Un territorio che ha conosciuto disastri enormi, dalle due guerre mondiali, in prima linea, al Vajont, al terremoto del '76. Ha sempre reagito in modo dignitoso, non piangendo, e lavorando. Così è stato anche per questo disastro autunnale che ha colpito tutta l'Italia ed in particolar modo il Friuli. Abbiamo una emergenza. Si chiama messa in sicurezza del territorio. E' fragile. E' collassato in modo impressionante. Un territorio dove si è cementificato sin troppo, delle domande dovrà pur farsele, se non vuole continuare a vivere di emergenze, frane, isolamenti, e macerie. La natura fa il suo corso. La colpa è solo dell'uomo.A partire dai cambiamenti climatici.

Marco Barone

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