Il "frullato storico" e le piazze forni: il caso di Monfalcone

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  Pensateci bene. Quando noi oggi passeggiamo per i centri di certe nostre città, ci troviamo spesso di fronte a degli spazi che, francamente, non hanno più alcun senso. E prendiamo un caso formidabile, un caso che se ci pensate lascia davvero sbalorditi: Monfalcone.  Ora, bisogna fare un passo indietro. Ai tempi dell'Impero Asburgico — ah, che tempi per l'urbanistica, signori! — quelle che venivano chiamate, non a caso, le "Piazze Grandi", avevano una caratteristica che oggi a molti sembra un'anomalia, un corpo alieno, ma che allora era assolutamente ovvia: gli alberi. Gli alberi facevano parte integrante della veduta urbana! Era così a Trieste, per dirne una. Poi, nel corso del Novecento, cosa ci è saltato in mente? Abbiamo preso questi luoghi e li abbiamo trasformati in sterminate spianate di cemento. O di marmo, per chi voleva fare le cose in grande. Spazi che oggi, in piena estate, diventano semplicemente dei forni a cielo aperto.  Ma torniamo a Monfalcone, p...

Facciamo anche noi come a Capodistria. Piazze e vie in sloveno,friulano e tedesco e dialetto e con i nomi dell'Austria e non solo

Città conosciuta nell'antica grecia come Aegida, poi varie varianti che porteranno all'attuale Capodistria, Koper, passando da una lunga dominazione veneziana, poi l'Impero Austroungarico dall'inizio del 1800 fino alla fine della prima guerra mondiale che vedrà su Capodistria una breve parentesi del Regno d'Italia, poi la contesa e l'assegnazione alla Jugoslavia prima, Slovenia poi. Dopo varie peripezie come si è appreso dalla stampa a Capodistria verranno collocate targhe in tre lingue, sloveno, italiano ed inglese riportando il vecchio nome della piazza. Un modo con cui soprattutto si rimarca il ricordo storico della venezietà della città istriana.  Una iniziativa che fece discutere soprattutto quando provocatoriamente o meno venne collocata una targa sotto l'attuale piazza Tito della stessa grandezza e misura che richiamava il nome italiano della piazza, piazza del Duomo, e per molti ciò è stato letto come un passo finalizzato a togliere piazza Tito.
Visto che il Friuli Venezia Giulia vede la sua specialità nelle sue radici slave, latine e germaniche, come si ricorda ad esempio sul Lussari, nella tutela della lingua slovena, friulana e tedesca,
sarebbe cosa e giusta fare la stessa cosa di Capodistria. Almeno nelle principali località e per le vie o piazze più importanti o che rientrano in circuiti storici e nei Comuni dove si applicano le tutele delle lingue di minoranza. In alcuni comuni ciò forse succede, ma a macchia di leopardo. Un qualcosa di più sistemico e coordinato sarebbe preferibile vista la complessità di questa regione. Vie e piazze dunque in friulano, italiano, tedesco e sloveno e perchè no? Anche in dialetto, in bisiaco, ad esempio, passando da quel già che può ricordare l'Impero Austroungarico per alcuni o altri periodi storici importanti.

Marco Barone


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