Dieci anni dall'omicidio di Stato di Giulio Regeni, il 2026 sarà l'anno della giustizia?

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Il tempo inesorabilmente corre, va per la sua strada senza guardare in faccia a nessuno. Imperterrito. Dieci anni possono sembrare una inezia, oppure una eternità, Solo Paola, Claudio ed Irene possono sapere cosa significhi vivere senza Giulio, ma in questi dieci anni, di strada ne è stata percorsa parecchia, affrontando una miriade di difficoltà, a partire da quell'enorme muro mafioso ed omertoso nato dall'Egitto che ha ucciso Giulio e negato ogni forma di collaborazione, cosa che continua ancora oggi, cercando di ostacolare il processo che nel 2026, si spera, possa sentenziare quel primo tassello di giustizia che tutti si aspettano. La verità è pressoché oramai acquisita. Anche se delle zone grigie ancora esistono e probabilmente continueranno ad esistere e non avere mai risposta. Riuscire ad ottenere la sentenza che possa fare giustizia nel caso dell'omicidio di Giulio, è un qualcosa di enorme, in un Paese come il nostro che ha sempre ostacolato la giustizia nei processi...

"Le diversità non sono da eliminare ma valorizzare".Dice il Presidente del FVG. Ma vale per tutte le minoranze? Anche le non autoctone?

Il FVG ha la sua specialità grazie alle sue minoranze linguistiche autoctone. In regione la minoranza linguistica friulana è presente in 175 comuni, quella slovena in 32 e quella germanica in 5, cioè la quasi totalità dei Comuni ha una "minoranza linguistica". E visto che la minoranza germanica è a rischio di estinzione, l'attenzione deve essere alta. 'La protezione dei diritti delle minoranze non è solo uno dei pilastri del diritto internazionale, ma anche una pre-condizione per la pace, la sicurezza, ed il governo democratico" così il Presidente leghista della Regione del FVG .
Bene. Parole espresse pensando alle tre minoranze linguistiche autoctone di cui alla specialità del nostro statuto. Fiumi di parole, che si spendono sempre, però poi se si va a vedere l'applicazione delle leggi di riferimento dei vuoti importanti continuano ad esserci a partire dal bilinguismo visivo. D'altronde la tutela delle minoranze linguistiche è contemplata in modo importante dai principi fondamentali della nostra Costituzione quando all'articolo 6 si scrive:"La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche." Non tutelarle significherebbe violare la Costituzione.
Ma l'interrogativo che ci si deve porre è il seguente?  La tutela delle minoranze va garantita anche a quelle non autoctone? Le bellissime parole rituali possono essere spese anche per le minoranze che vivono da tempo e da tempo fanno parte della composita realtà del FVG? Una regione che tra 40 anni scenderà sotto il milione di abitanti e dove solo gli "stranieri" stanno evitando il collasso demografico?  
Merita altrettanto rispetto la comunità serba? La croata? La rumena? Le tre più numerose di Trieste e le più radicate dopo le autoctone storiche? La rumena, l'albanese, l'ucraina, a Udine? Come a Pordenone? I bengalesi , i bosniaci, i kosovari o rumeni a Gorizia? Senza dimenticare tutte le altre? Come la cinese, l'indiana, la ghanese, la senegalese, marocchina ed altre ancora? Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione; di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Così l'articolo 3 della nostra Costituzione. Nella  relazione del Presidente della Commissione per la Costituzione Meuccio Ruini che accompagna il Progetto di Costituzione della Repubblica italiana si affermava che "il principio dell'eguaglianza di fronte alla legge, conquista delle antiche carte costituzionali, è riaffermato con più concreta espressione, dopo le recenti violazioni per motivi politici e razziali. E trova oggi nuovo ed ampio sviluppo con l'eguaglianza piena, anche nel campo politico, dei cittadini indipendentemente dal loro sesso. 
«Lo Stato — diceva Mazzini — non è arbitrio di tutti, ma libertà operante per tutti, in un mondo il quale, checché da altri si dica, ha sete di autorità». Spetta alla Repubblica di stabilire e difendere, con l'autorità e con la forza che costituzionalmente le sono riconosciute, le condizioni di ordine e di sicurezza necessarie perché gli uomini siano liberati dal timore e le libertà di tutti coesistano nel comune progresso."

Marco Barone



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