Oggi c'è la necessità di un nuovo manifesto per l'arte

Un tempo c’era la vita, c’era il sangue, c’era l’ardimento! C’erano i Futuristi che sputavano in faccia al passatismo, c’era Filippo Tommaso Marinetti che incendiava le accademie, c’era Mario Schifano che aggrediva la tela con la furia di chi vuole conquistare il mondo! C’erano i manifesti, c’era un’idea comunitaria, violenta, estatica dell’arte! E oggi? Oggi il nulla! Il deserto assoluto dell’anima! Siamo circondati da individualisti, rinchiusi nel loro microscopico  guscio. L'arte contemporanea è diventata come il calcio: una manica di mercenari! I galleristi non sono sempre critici, sono procuratori d’assalto. Ma serve una rivoluzione! C’è un bisogno disperato, assoluto, di un nuovo Manifesto! Qualcosa che torni a far vomitare i perbenisti e a far piangere d’estasi chi sa ancora vedere! Abbiamo bisogno di una pittura che torni a essere carne, di pennellate che squarcino la tela immortalando questo vuoto pneumatico del terzo millennio per distruggerlo! Basta con questa mercificaz...

"Le diversità non sono da eliminare ma valorizzare".Dice il Presidente del FVG. Ma vale per tutte le minoranze? Anche le non autoctone?

Il FVG ha la sua specialità grazie alle sue minoranze linguistiche autoctone. In regione la minoranza linguistica friulana è presente in 175 comuni, quella slovena in 32 e quella germanica in 5, cioè la quasi totalità dei Comuni ha una "minoranza linguistica". E visto che la minoranza germanica è a rischio di estinzione, l'attenzione deve essere alta. 'La protezione dei diritti delle minoranze non è solo uno dei pilastri del diritto internazionale, ma anche una pre-condizione per la pace, la sicurezza, ed il governo democratico" così il Presidente leghista della Regione del FVG .
Bene. Parole espresse pensando alle tre minoranze linguistiche autoctone di cui alla specialità del nostro statuto. Fiumi di parole, che si spendono sempre, però poi se si va a vedere l'applicazione delle leggi di riferimento dei vuoti importanti continuano ad esserci a partire dal bilinguismo visivo. D'altronde la tutela delle minoranze linguistiche è contemplata in modo importante dai principi fondamentali della nostra Costituzione quando all'articolo 6 si scrive:"La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche." Non tutelarle significherebbe violare la Costituzione.
Ma l'interrogativo che ci si deve porre è il seguente?  La tutela delle minoranze va garantita anche a quelle non autoctone? Le bellissime parole rituali possono essere spese anche per le minoranze che vivono da tempo e da tempo fanno parte della composita realtà del FVG? Una regione che tra 40 anni scenderà sotto il milione di abitanti e dove solo gli "stranieri" stanno evitando il collasso demografico?  
Merita altrettanto rispetto la comunità serba? La croata? La rumena? Le tre più numerose di Trieste e le più radicate dopo le autoctone storiche? La rumena, l'albanese, l'ucraina, a Udine? Come a Pordenone? I bengalesi , i bosniaci, i kosovari o rumeni a Gorizia? Senza dimenticare tutte le altre? Come la cinese, l'indiana, la ghanese, la senegalese, marocchina ed altre ancora? Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione; di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Così l'articolo 3 della nostra Costituzione. Nella  relazione del Presidente della Commissione per la Costituzione Meuccio Ruini che accompagna il Progetto di Costituzione della Repubblica italiana si affermava che "il principio dell'eguaglianza di fronte alla legge, conquista delle antiche carte costituzionali, è riaffermato con più concreta espressione, dopo le recenti violazioni per motivi politici e razziali. E trova oggi nuovo ed ampio sviluppo con l'eguaglianza piena, anche nel campo politico, dei cittadini indipendentemente dal loro sesso. 
«Lo Stato — diceva Mazzini — non è arbitrio di tutti, ma libertà operante per tutti, in un mondo il quale, checché da altri si dica, ha sete di autorità». Spetta alla Repubblica di stabilire e difendere, con l'autorità e con la forza che costituzionalmente le sono riconosciute, le condizioni di ordine e di sicurezza necessarie perché gli uomini siano liberati dal timore e le libertà di tutti coesistano nel comune progresso."

Marco Barone



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