Il cartello che sbiadisce e la memoria che resiste grazie allo spomenik jugoslavo che ricorda le vittime del campo di concentramento di Gonars

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La Jugoslavia ha avuto un modo di ricordare le sue vittime, i suoi caduti, con dei monumenti straordinari, visionari, futuristici, ed uno di questi si trova nel cimitero di Gonars, il memoriale che ricorda gli internati e le vittime slovene e croate per mano fascista in quel campo di concentramento di Gonars di cui oggi non esiste più alcuna traccia, mentre quello di Visco sopravvive, grazie alle iniziative di pochi. All'entrata del cimitero di Gonars vi sono tre cartelli. Uno sloveno ed uno croato che ricordano i loro caduti, avrebbero potuto farne uno condiviso, invece, così non è, non è mica più la Jugoslavia. Su quello sloveno si leggerà "ossario degli sloveni internati e altre vittime della II guerra mondiale" su quello croato "ossario dei croati e degli altri internati e vittime della II guerra mondiale". Non hanno neanche scritto la stessa cosa.    A fianco ad essi, invece, vi è il pannello storico che ricorda cosa fu quel campo di concentramento, oltre 5...

"Le diversità non sono da eliminare ma valorizzare".Dice il Presidente del FVG. Ma vale per tutte le minoranze? Anche le non autoctone?

Il FVG ha la sua specialità grazie alle sue minoranze linguistiche autoctone. In regione la minoranza linguistica friulana è presente in 175 comuni, quella slovena in 32 e quella germanica in 5, cioè la quasi totalità dei Comuni ha una "minoranza linguistica". E visto che la minoranza germanica è a rischio di estinzione, l'attenzione deve essere alta. 'La protezione dei diritti delle minoranze non è solo uno dei pilastri del diritto internazionale, ma anche una pre-condizione per la pace, la sicurezza, ed il governo democratico" così il Presidente leghista della Regione del FVG .
Bene. Parole espresse pensando alle tre minoranze linguistiche autoctone di cui alla specialità del nostro statuto. Fiumi di parole, che si spendono sempre, però poi se si va a vedere l'applicazione delle leggi di riferimento dei vuoti importanti continuano ad esserci a partire dal bilinguismo visivo. D'altronde la tutela delle minoranze linguistiche è contemplata in modo importante dai principi fondamentali della nostra Costituzione quando all'articolo 6 si scrive:"La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche." Non tutelarle significherebbe violare la Costituzione.
Ma l'interrogativo che ci si deve porre è il seguente?  La tutela delle minoranze va garantita anche a quelle non autoctone? Le bellissime parole rituali possono essere spese anche per le minoranze che vivono da tempo e da tempo fanno parte della composita realtà del FVG? Una regione che tra 40 anni scenderà sotto il milione di abitanti e dove solo gli "stranieri" stanno evitando il collasso demografico?  
Merita altrettanto rispetto la comunità serba? La croata? La rumena? Le tre più numerose di Trieste e le più radicate dopo le autoctone storiche? La rumena, l'albanese, l'ucraina, a Udine? Come a Pordenone? I bengalesi , i bosniaci, i kosovari o rumeni a Gorizia? Senza dimenticare tutte le altre? Come la cinese, l'indiana, la ghanese, la senegalese, marocchina ed altre ancora? Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione; di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Così l'articolo 3 della nostra Costituzione. Nella  relazione del Presidente della Commissione per la Costituzione Meuccio Ruini che accompagna il Progetto di Costituzione della Repubblica italiana si affermava che "il principio dell'eguaglianza di fronte alla legge, conquista delle antiche carte costituzionali, è riaffermato con più concreta espressione, dopo le recenti violazioni per motivi politici e razziali. E trova oggi nuovo ed ampio sviluppo con l'eguaglianza piena, anche nel campo politico, dei cittadini indipendentemente dal loro sesso. 
«Lo Stato — diceva Mazzini — non è arbitrio di tutti, ma libertà operante per tutti, in un mondo il quale, checché da altri si dica, ha sete di autorità». Spetta alla Repubblica di stabilire e difendere, con l'autorità e con la forza che costituzionalmente le sono riconosciute, le condizioni di ordine e di sicurezza necessarie perché gli uomini siano liberati dal timore e le libertà di tutti coesistano nel comune progresso."

Marco Barone



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