L'organizzazione O che ha anticipato GLADIO aveva come principale obiettivo il monfalconese ma fu Gorizia ad avere il primato di strutture paramilitari

Da pochi mesi è disponibile una mole di documentazione enorme che riguarda l'attività della commissione Moro (XVII legislatura),  come desecretata dall’Ufficio di presidenza della Camera dei deputati. Tra i vari documenti che interessano le indagini sulle zone ancora oggi tutt'altro che pienamente risolte sull'omicidio di Moro e gli agenti della sua scorta ve ne sono alcuni focalizzati su GLADIO e le organizzazioni di guerra ritenute non ortodosse che hanno avuto affermazione anche nel nostro territorio. Come la Organizzazione O    derivata dalla analoga organizzazione "Osoppo", che a sua volta traeva origine dalla omonima formazione partigiana anticomunista. Secondo quanto affermato in una scheda informativa proveniente dal Sismi alla quale ha attinto anche il Comitato Parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza per la relazione presentata il 4 marzo 1992, dopo la smobilitazione della formazione partigiana, avvenuta in data 24 giugno 194...

Peteano, una strage rimossa dalla memoria nazionale


46 anni e nei principali mass media nazionali di Peteano poco o nulla ed in alcuni casi neanche l'ombra di una notizia. Nei social ancora meno che meno. 46 anni e Peteano è diventata una cerimonia quasi intima, che interessa oramai solo un territorio ristretto, che, suo malgrado, è finito nel cuore della strategia della tensione. Si ricorda sempre la partita dell'Inter contro l'Ajax che vincerà la coppa campioni. La telefonata da un bar di Monfalcone, bar Nazionale. Si ricorderà l'ora esatta, le 23.15 che fermerà il tempo per sempre, almeno per le vittime ed i loro famigliari. La 500, l'ispezione, la "mano omicida" che in "vile attentato spegneva tre giovani vite" di tre carabinieri, i depistaggi, gli arresti di innocenti goriziani, la storica difesa di Maniacco, l'odio fascista e non solo con lo scopo di portare il Paese totalmente a destra con il coinvolgimento di più realtà. Diverse le zone d'ombra ancora oggi sussistenti e un giorno, neanche tanto lontano, alla luce potrebbero venir fuori elementi sconcertanti che al momento risulterebbero essere "secretati". Ed il tutto a pochi minuti dall'area di quella che oggi è nota come ex polveriera di Peteano, struttura costruita dopo la seconda guerra mondiale come avamposto Nato e da anni caduta in disuso militare, in una zona denominata del “Monte di mezzo”e a pochi km da quello che era il vecchio e caldo confine con la Jugoslavia. Una strage rimossa dalla memoria nazionale. Diventata non notizia. In tutto ciò il vicegovernatore della Regione, Riccardo Riccardi, a margine della cerimonia che si è svolta a Peteano in questo maggio 2018 a ricordo dei tre carabinieri uccisi in quel 31 maggio del 1972, Antonio Ferraro, Donato Poveromo e Franco Dongiovanni, ha anche detto che "La Regione, avendo in questa nuova legislatura tra i punti programmatici più importanti quello della sicurezza, è pronta - ha concluso - a collaborare sostenendo l'operato delle forze dell'ordine, alle quali, anche nel ricordo di tragedie come quella di Peteano, deve andare tutta la nostra gratitudine per l'impegno, la professionalità e la competenza che ogni giorno mettono al servizio della comunità". Quale il nesso tra le politiche della Regione in materia di sicurezza, con la strage di Peteano? Cosa c'entra tutto ciò con il ricordo di Peteano?

Marco Barone

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