La scritta TITO a Nova Gorica è una pagina della nostra storia che non va cancellata

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  Abbiamo questo vizio, tutto moderno e un po’ infantile, di pensare che la Storia sia un elenco di buoni e cattivi da aggiornare a colpi di gomma per cancellare. La damnatio memoriae,  l’hanno inventata i Romani,ma loro lo facevano con una ferocia e una consapevolezza politica che noi oggi abbiamo smarrito, convinti come siamo di fare un’opera di bene. E invece no, non è quasi mai un bene. Guardiamoci in faccia. Noi italiani, che spesso amiamo salire in cattedra e spiegare agli altri come si sta al mondo, prima di andare a fare la morale agli sloveni dovremmo forse chiederci: ma noi, con i nostri scheletri nell'armadio, ci abbiamo fatto davvero i conti? Ma neanche per idea! Perché, vedete, finché a Gorizia si può tranquillamente celebrare la Decima Mas, con tutto quel che ha significato  allora forse abbiamo un problemino di coerenza.  Seguendo questa logica del "cancelliamo quel che ci dà fastidio", che facciamo con Nova Gorica? La radiamo al suolo? Perché,quella c...

Peteano, una strage rimossa dalla memoria nazionale


46 anni e nei principali mass media nazionali di Peteano poco o nulla ed in alcuni casi neanche l'ombra di una notizia. Nei social ancora meno che meno. 46 anni e Peteano è diventata una cerimonia quasi intima, che interessa oramai solo un territorio ristretto, che, suo malgrado, è finito nel cuore della strategia della tensione. Si ricorda sempre la partita dell'Inter contro l'Ajax che vincerà la coppa campioni. La telefonata da un bar di Monfalcone, bar Nazionale. Si ricorderà l'ora esatta, le 23.15 che fermerà il tempo per sempre, almeno per le vittime ed i loro famigliari. La 500, l'ispezione, la "mano omicida" che in "vile attentato spegneva tre giovani vite" di tre carabinieri, i depistaggi, gli arresti di innocenti goriziani, la storica difesa di Maniacco, l'odio fascista e non solo con lo scopo di portare il Paese totalmente a destra con il coinvolgimento di più realtà. Diverse le zone d'ombra ancora oggi sussistenti e un giorno, neanche tanto lontano, alla luce potrebbero venir fuori elementi sconcertanti che al momento risulterebbero essere "secretati". Ed il tutto a pochi minuti dall'area di quella che oggi è nota come ex polveriera di Peteano, struttura costruita dopo la seconda guerra mondiale come avamposto Nato e da anni caduta in disuso militare, in una zona denominata del “Monte di mezzo”e a pochi km da quello che era il vecchio e caldo confine con la Jugoslavia. Una strage rimossa dalla memoria nazionale. Diventata non notizia. In tutto ciò il vicegovernatore della Regione, Riccardo Riccardi, a margine della cerimonia che si è svolta a Peteano in questo maggio 2018 a ricordo dei tre carabinieri uccisi in quel 31 maggio del 1972, Antonio Ferraro, Donato Poveromo e Franco Dongiovanni, ha anche detto che "La Regione, avendo in questa nuova legislatura tra i punti programmatici più importanti quello della sicurezza, è pronta - ha concluso - a collaborare sostenendo l'operato delle forze dell'ordine, alle quali, anche nel ricordo di tragedie come quella di Peteano, deve andare tutta la nostra gratitudine per l'impegno, la professionalità e la competenza che ogni giorno mettono al servizio della comunità". Quale il nesso tra le politiche della Regione in materia di sicurezza, con la strage di Peteano? Cosa c'entra tutto ciò con il ricordo di Peteano?

Marco Barone

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