L'Atelier del Silenzio: storia incredibile di Afro, di un castello e della rinascita del Friuli

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      Dimenticatevi il solito castello medievale. Niente pietre fredde, niente polvere. No, qui stiamo parlando di una fortezza viva, spalancata sul mondo! Immaginatevi quest'uomo, Afro, immerso in quel verde friulano così prorompente. E lui che cosa fa? Lo prende e lo reinterpreta a modo suo, lo trasforma in quell'astrattismo pazzesco che lo renderà uno degli artisti italiani più celebri al mondo nel suo tempo. E guardate che c'è un parallelo fantastico! Pensate a Cy Twombly che si rinchiude nella sua fortezza a Bassano in Teverina, immerso nello splendore dell'accoglienza dei Franchetti... Ebbene, Afro vede questa cosa e segue esattamente quelle orme. Questo castello, sia chiaro, non riesce a comprarlo! Anche se era nei suoi desideri. Ma non si perde d'animo: se lo prende in affitto per anni e lo trasforma nel suo laboratorio creativo, nel suo rifugio d'arte. E allora la mostra “Afro al Castello di Prampero: l'Atelier del Silenzio (1961-1976)” ... non pote...

Chiamalo se vuoi Governo zona Cesarini

Italia e Ungheria si sfidavano in una partita importante, per quella che allora era la Coppa Internazionale, inizio anni '30. E Cesarini al 90° segnerà il gol decisivo per l'Italia. E venne usato per la prima volta , il termine Cesarini, atto ad indicare un gol nei minuti finali, nella partita tra Inter contro la Roma. Milano e Roma. Segno del destino in quell'incrocio tra la Capitale politica, simbolica d'Italia, e quella reale d'Italia, che vede innanzi al Palazzo simbolo dei mercati, un dito medio mandare a fanculo il sistema che, piaccia o non piaccia, che governa le democrazie, anche qui, da noi, il Paese corrotto come non mai. 
Quello che è accaduto dopo il 4 marzo è fatto notorio. Ma quello che è accaduto nella settimana della passione più calda e forse pericolosa della Seconda Repubblica italiana, verrà compreso nei prossimi anni. Dal veto sulla questione Savona, all'urlo circense per l'impeachment, che a quanto pare ha prodotto degli effetti, alla convocazione delle piazze per il 2 giugno, al passo indietro del Quirinale, per un compromesso politico che ha portato alla creazione del governo più destro di sempre  nell'Italia repubblicana. Le metafore calcistiche sono state la peculiarità di questa settimana di passione e nascita del governo. A partire dal suo nome, governo gialloverde, come se si parlasse di una squadra di calcio, dal cognome del suo Premier, Conte, che è stato usato per similitudini e battute che richiamavano Conte allenatore di calcio, al solito concetto di "squadra" a toto ministri, che ricorda il totocalcio, alle formule come palla al centro, a buona parte del sistema mass mediatico che si è comportato più da tifoso che da soggettività che doveva garantire la libertà d'informazione, e aiutare il popolo a capire cosa stava accadendo soprattutto dietro le quinte, tifoseria che saluterà applaudendo il secondo Premier incaricato, Cottarelli, quando annuncerà la rinuncia. Roba mai vista.
Insomma altro non si può dire che questo è un Governo nato effettivamente in zona Cesarini e non potrà che essere chiamato così. In un Paese che vede il calcio essere la vetrina dell'Italia, ed essere il calcio ai minimi storici, con l'Italia sbattuta fuori dai Mondiali, poteva forse andare peggio?

Marco Barone

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