Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

Giallo a Trieste il 2017 si chiude sotto il segno della criminalità, tra omicidi, mafie e accoltellamenti



Sarà, la bella Trieste, pure nelle posizioni che contano, per la qualità della vita, per alcune classifiche, perchè non tutte le classifiche sono uguali e non tutte le classifiche rispondono agli stessi interessi, ma sicuramente questo 2017 si è concluso sotto il segno dell'allarme se non rosso sicuramente giallo.

Giallo a Trieste.
Una città che si presta ad ambientazioni da film, una scenografia teatrale e cinematografica perfetta, tra quella bellezza imperiale rimpianta ancora oggi da tanti, forse troppi, a quel fascino senza tempo che caratterizza una delle sue aree più suggestive, meno conosciute ma che attirerà gli occhi del gran capitale, porto Vecchio, guardando a quello che è stato Marsiglia, modernità che violenta il suo passato, o ad altre soluzioni all'italiana tutte da decifrare, comprendere, studiare, criticare, amare oppure odiare.

Una città che vorrebbe andare oltre il suo essere solo da scenografia teatrale o cinematografica, vorrebbe respirare, essere non più oggetto ma soggetto, soggetto attivo, che decide del proprio destino, non più in balia della bora, delle acque tempestose che sommergono il molo Audace, simbolo della Trieste contesa costruita sulle fondamenta di una San Carlo divenuta una sola cosa con la profondità dell'animo triestino.

Trieste ha ispirato libri, gialli, romanzi, film, poesie, musica, arte, ma ultimamente si è macchiata di episodi violenti. Trieste violenta potrebbe essere il titolo. Dall'omicidio nella sua prima periferia carsica, lì dove si scorge la meraviglia di tutta la bellezza del golfo triestino e si intravede l'Istria, quell'Istria persa a causa del fascismo e che non ritornerà più, nonostante fari e templi illusori, dagli accoltellamenti in città, all'incubo mafia che tormenta questa bellezza che a furia di specchiarsi ha evitato di affrontare di petto il problema cercando sempre di parlare di tentativi, di infiltrazioni evitate, ma non vuole riconoscere l'esistenza del male assoluto che ha demonizzato l'Italia, perchè le mafie, come la camorra, la 'ndrangheta a Trieste ci sono bellezza, e ci devi fare i conti e non son mica arrivate ieri, solo che si è fatto finta di niente a livello di approccio politico e culturale per diversi anni, anni di silenzio,  eppure le denunce vi erano, i segnali c'erano, la DIA nelle sue relazioni è da anni che dice di stare attenti alla zona di Trieste e Monfalcone, mica da oggi.  

Marco Barone

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