Il "frullato storico" e le piazze forni: il caso di Monfalcone

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  Rifletteteci bene, signori. Che gioia impagabile passeggiare oggi per i centri delle nostre città e imbattersi in quegli spazi che sfidano brillantemente ogni logica umana. Prendiamo un capolavoro assoluto, una vetta inarrivabile dell'urbanistica contemporanea che vi lascerà letteralmente senza fiato (e senza ombra, ovviamente): Monfalcone . Facciamo un salto nel passato. Ai tempi dell'Impero Asburgico, quegli sprovveduti avevano la bizzarra abitudine di inserire degli alberi nelle loro "Piazze Grandi". Ad esempio ciò succedeva a Trieste. Ve lo immaginate? Il verde integrato nella veduta urbana! Per fortuna, nel corso del Novecento, i nostri urbanisti hanno rinsavito. Abbiamo coraggiosamente estirpato quell'inutile natura per regalarci magnifiche, sterminate spianate di cemento o di marmo. Perché rinunciare al brivido di passeggiare in un forno a cielo aperto  nelle nostre estati tropicali? Ma torniamo a Monfalcone, il vero gioiello della corona. Lì hanno fatto ...

FVG:giusto trattenere i 2miliardi destinati ad un debito pubblico che non verrà mai sanato.No al referendum



Il FVG ha già la sua autonomia. E non è sempre stata usata sapientemente. Spesso si è operato con la logica dell'accontentino, prevedendo disposizioni che non sono mai state compiutamente attuate, pensiamo alla questione del plurilinguismo visivo. 
Altre volte invece la si è utilizzata in modo disastroso, con l'introduzione delle 18 UTI che sostituiscono le province, enti inutili per le competenze che avevano, ma le 18 UTI sono un mostro antidemocratico da fermare. 
Quasi 2 miliardi di euro vanno a Roma, servono ogni anno per contribuire a saldare quel debito che lo Stato italiano non pagherà mai. Soldi buttati, visto che possono essere determinanti per l'economia del FVG ed ininfluenti per il debito nazionale.
Soldi che possono essere impiegati per il sociale, per le scuole, per questo territorio. Risorse che nascono in FVG e che possono benissimo rimanere qui.
Non è in ballo la questione della solidarietà costituzionale nazionale. Questa è diventata spesso alibi in un Paese corrotto e mafioso come quello italiano per favorire speculazioni su speculazioni e non sicuramente lo spirito della solidarietà. 
Prima si risolve il problema della corruzione materiale e morale, prima si risolve il problema delle mafie, che oramai stanno attaccando anche il Friuli Venezia Giulia e poi si può parlare di solidarietà attiva anche economica. 
Ciò può essere e deve essere da stimolo per chi si è cullato sugli allori del tanto i soldi arriveranno. Un tanto che ha comportato a livello culturale il non volersi migliorare, l'adattarsi al marciume sistemico che affossa da decenni parte dell'Italia e contagia ora anche il non più ricco Nord Est. Ma se è sostenibile il ragionamento che vuole i 2 miliardi trattenuti in FVG non lo è quello del referendum. Perchè atto inutile, di propaganda politica. Si possono conseguire certi e dati risultati semplicemente proponendoli nella vetrina che ora si porrà all'elettorato, con l'elezione del 2018. Quelle elezioni saranno un referendum sul futuro che vi dovrà essere in questa regione, anche dal punto di vista economico, perchè poi alla fine dei conti è sempre l'economia a determinare tutto.

Marco Barone


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