Il "frullato storico" e le piazze forni: il caso di Monfalcone

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  Rifletteteci bene, signori. Che gioia impagabile passeggiare oggi per i centri delle nostre città e imbattersi in quegli spazi che sfidano brillantemente ogni logica umana. Prendiamo un capolavoro assoluto, una vetta inarrivabile dell'urbanistica contemporanea che vi lascerà letteralmente senza fiato (e senza ombra, ovviamente): Monfalcone . Facciamo un salto nel passato. Ai tempi dell'Impero Asburgico, quegli sprovveduti avevano la bizzarra abitudine di inserire degli alberi nelle loro "Piazze Grandi". Ad esempio ciò succedeva a Trieste. Ve lo immaginate? Il verde integrato nella veduta urbana! Per fortuna, nel corso del Novecento, i nostri urbanisti hanno rinsavito. Abbiamo coraggiosamente estirpato quell'inutile natura per regalarci magnifiche, sterminate spianate di cemento o di marmo. Perché rinunciare al brivido di passeggiare in un forno a cielo aperto  nelle nostre estati tropicali? Ma torniamo a Monfalcone, il vero gioiello della corona. Lì hanno fatto ...

Dopo il referendum per l'indipendenza della Catalogna arriverà quello di Trieste?



Italia e Spagna hanno certamente diverse cose in comune. Ad esempio una Costituzione che pur riconoscendo le autonomie locali ed il recepimento dei trattati internazionali mette al primo posto l'indivisibilità della nazione prevedendo l'adozione di misure straordinarie per tutelarla. Storicamente hanno avuto in comune il fascismo, senza dimenticare il contributo italiano dato ai franchisti, ma anche la resistenza è stata un qualcosa di importante che ha accomunato i due Paesi. Hanno avuto in comune un periodo di terrorismo politico ed hanno in comune rivendicazioni storiche indipendentiste. Sicuramente quella della Catalogna non ha paragoni in Italia, forse si potrebbe avvicinare a quella della Sardegna. Le istanze indipendentiste in Italia sono ben note, da quelle venete, alle siciliane, alle sarde a quelle più recenti che derivano da situazioni che si son determinate con la fine della seconda guerra mondiale, con il Trattato di Pace. Un Trattato che ha sanzionato pesantemente l'Italia per lo scempio fascista compiuto in nome e per conto del nostro Paese ovunque abbiamo messo i piedi, dall'Africa, ai Balcani all'Italia stessa. Un Trattato non pienamente applicato, vedi il caso del Territorio Libero di Trieste il cui governatore non è mai stato nominato, pur essendo andati vicini alla sua nomina che a dirla tutta non voleva forse nessuno, poi superato dal Memorandum di Londra e dal Trattato di Osimo, dalla Costituzione italiana e dalla storia. Tutte cose contestate dal movimento indipendentista che dopo aver raggiunto il suo apice si è frantumato, ha subito una mini reazione da parte dello Stato e che pareva non essere più in grado di smuovere niente di determinante. Nel tempo ha mantenuto rapporti con organi internazionali ma quello che tutti si domandano è se la Catalogna vincerà la sua sfida contro la Spagna il primo ottobre, si avrà effetto domino anche a Trieste? Ci sarà un risveglio di sentimenti oggi forse rassegnati?
Una Spagna che ha definito illegale quel referendum con tutte le conseguenze durissime repressive del caso. Una Spagna che si è dimostrata debole nel momento in cui ha deciso di ricorrere alla reazione piuttosto che alla gestione politica della partita. Una Spagna che si è dimostrata timorosa della democrazia. Vista la somiglianza tra i due Paesi non è da scongiurare una reazione altrettanto dura, pesante, da parte dell'Italia, nei confronti di chi minerà l'unità del nostro Paese. Anche se la questione triestina è tutta particolare ed è particolarmente incentrata sulle vicende anche economiche e progettuali che ruotano intorno al porto vecchio. Area che fa gola, inevitabilmente, ad un capitale economico molto importante.

Marco Barone

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