Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Un 1maggio senza le bandiere della resistenza e stella rossa, significa manipolare la storia

Il primo maggio non è una festa, ma un giorno di lotta finalizzato a rivendicare diritti, nel nome dell'internazionalismo, all'interno di un sistema sempre più aspro e duro da contrastare. Il primo maggio è sempre stato rosso, il fascismo ha cercato di annientarlo, poi la Chiesa per tentare di condizionarlo ed entrare dentro questa ricorrenza si inventò la festa di San Giuseppe lavoratore, con questa motivazione " il 1° maggio, ben lungi dall'essere risveglio di discordie, di odio e di violenza, è e sarà un ricorrente invito alla moderna società per compiere ciò che ancora manca alla pace sociale. Festa cristiana, dunque; cioè, giorno di giubilo per il concreto e progressivo trionfo degli ideali cristiani della grande famiglie del lavoro". Ma senza la resistenza, non ci sarebbe oggi nessun primo maggio da celebrare e le bandiere simbolo della resistenza, le stelle rosse, non possono che esserci all'interno del corteo del primo maggio perchè quella è anche la loro casa. Nel fascismo queste venivano bandite, è a ciò che si vuol ritornare? Certo, è innegabile che anche con la complicità di alcuni partiti di pseudo-sinistra i diritti sul lavoro sono stati seriamente compromessi, ma la voglia di lottare per un mondo più giusto, contro le diseguaglianze e le nuove forme di schiavismo è nel primo maggio che trova la massima esplicazione attraverso soprattutto i valori dell'antifascismo. Come è noto nel documento nazionale dell'ANPI sulla storia del Confine Orientale si è giustamente scritto "Il 1° maggio 1945 la liberazione di Gorizia, Trieste e alcune città  istriane avvenne ad opera dell’esercito jugoslavo e il CLN si ritirò per evitare combattimenti con gli jugoslavi." Le eventuali mozioni politiche, ignobili, che vorrebbero vietare i simboli della resistenza che consentono ancora oggi di celebrare il primo maggio, sono tanto ridicole, quanto inutili provocazioni, perchè non possono introdurre fattispecie di reato inesistenti e non possono vietare di esporre i simboli dell'antifascismo su cui è fondata, tra le altre cose, la nostra Costituzione. Non solo dunque a Trieste ma anche nell'Isontino, come già avviene, è auspicabile che ogni primo maggio ci possa essere una vera ondata di bandiere ed i simboli della resistenza all'interno di un corteo che non può appartenere a tutti, perchè non tutti sono antifascisti e non tutti difendono i diritti dei lavoratori.
Anche perchè è evidente che se verranno colpiti i simboli della resistenza che hanno piena e giusta legittimazione all'interno del corteo del primo maggio, il prossimo passo sarà quello di colpire il 25 aprile, e dunque l'esclusione dei detti simboli sarebbe una gravissima manipolazione storica degna di quel passato che qualcuno forse  anche in modo clownesco  rimpiange ancora.

Marco Barone

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