Migliaia i comuni che hanno visto il proprio nome cambiato dal fascismo

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  Come tutti i regimi di ogni epoca anche il fascismo come è ben noto ha voluto il proprio marchio, il suo segno, che resiste ai tempi, nei nomi dei luoghi. Oltre ad aver sradicato identità secolari famigliari con l'italianizzazione dei cognomi e anche dei nomi delle persone, fenomeno cruento avvenuto soprattutto nelle regioni del confine, si è scatenato con una inventiva con pochi precedenti anche nella trasformazione dei nomi dei luoghi, con la toponomastica ed odonomastica. Migliaia i comuni e le località che videro i propri nomi essere stravolti, tramite il processo di italianizzazione con lo scopo di romanizzare la località, di annientarne le origini identitarie considerate come non italianissime o con lo scopo di celebrarne l'atto politico funzionale allo spirito e causa fascista. Di casi se ne registrano a bizzeffe. Da Monteleone di Calabria, diventata Vibo Valentia, a Ronchi di Monfalcone, diventata Ronchi dei Legionari per celebrare l'atto eversivo della presa di...

Quelle ridicole e penose ronde sull'Isonzo per la questione migranti



Chi con maglie con slogan che richiamano frasi del decalogo della XaMAS come morte e nemico si guardano in faccia

in un tempo ove guerre, xenofobia, razzismi, neonazismi e neofascismi, cercano di farsi spazio con lo scopo di destabilizzare l'Europa e minare la conquista di diritti civili che mai possono dirsi al sicuro, specialmente oggi.  
Due diverse iniziative, una sabato ed una domenica, e sarebbe interessante capire se queste iniziative sono da intendersi come una collaborazione tra due gruppi o come una forma di competizione, chi con il cane, chi  in fila, diritto, possente, con la postura tipica di un periodo che non dovrà più tornare e se qualcuno lo rimpiange si procurasse una macchina del tempo ed andasse via semplicemente dalle palle per riviversi quel periodo nefasto della storia europea ed italiana, un periodo che ha massacrato il nostro Paese e ne ha compromesso la dignità per decenni, dignità e faccia che l'Italia ha in parte recuperato solamente grazie al riscatto della resistenza antinazifascista. 
Non avendo niente di meglio da fare, si presentano, questi variegati manipoli ed arditi e coraggiosi e armati di indignazione e preoccupazione per la sicurezza dei nostri poveri indifesi cittadini, volendo emulare forse qualche eroica gesta dannunzianza, per la tutela dell'ambiente violentato in continuazione dai cattivissimi richiedenti asilo e per la protezione della vita dei cigni, che a quanto pare vengono divorati dai richiedenti asilo, una domenica di estate sulle rive del nostro oramai sconsacrato Isonzo. Molti, infatti, si chiedono, come mai non è ancora stato partorito lo slogan riprendiamoci l'Isonzo sacro e santo? Forse è in fase di digestione o, chissà, di dura indigestione. Iniziative che sono state percepite da tanti come un segno di debolezza se non inutilità del lavoro svolto dalle forze dell'ordine che non sarebbero in grado di svolgere il loro lavoro ed allora arrivano i supereroi isontini, anzi anche da oltre l'Isontino visti i numeri risicati di seguaci che hanno questi gruppetti nelle nostre zone. 
Esiste una situazione di disturbo della quiete pubblica e di inquinamento(?) e ci pensiamo noi con i nostri super poteri e con le nostre magliette nere e slogan bianco, ma bianco non in segno di pace. Come è stato possibile "autorizzare", sempre che siano state "autorizzate", simili  e penose e vergognose iniziative visto anche quanto prevede la Legge in materia? E visto che si rischiava una situazione di tensione con i richiedenti asilo? Quali misure sono state adottate a tutela dei richiedenti asilo presenti in loco? E che frequentano assiduamente le rive dell'Isonzo specialmente in estate?  
Quello che si auspica è che simili iniziative e ridicole e penose non abbiamo più modo di ripetersi. Non è questa la via da percorrere per l'integrazione o risolvere problemi minimali nell'ottica della civile convivenza. 

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