La rosa di Nova Gorica dove il tempo si è fermato oltre la linea del confine

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Qui non siamo semplicemente su una collina; siamo su una faglia della storia, un punto dove le placche tettoniche della memoria europea hanno deciso di scontrarsi e miracolosamente, di restare in equilibrio. Immaginate la scena. Una scena reale, perché esiste e non è generata dall'I.A.  Siete lì, vi guardate intorno. Da una parte c'è il Castello di Gorizia , la fortezza, il Medioevo che è diventato nazione, con quel Tricolore che sventola a dire: "Qui siamo in Italia". Ma poi basta girare la testa, appena un po', ed ecco che la storia vi tira a modo suo per la giacca, sulla montagna di fronte, il Sabotino, quella scritta monumentale, TITO , che urla ancora oggi a tutto il mondo che Nova Gorica non è nata per grazia divina o per eredità dinastica. No, l'ha voluta il socialismo jugoslavo, l'ha creata l'uomo dal nulla, per sfida, sulla linea di confine. E in mezzo a questo scontro di simboli, tra nazionalismi e ideologie del Novecento che si sono fatte la...

Non chiamateli calabresi ma 'ndranghetisti


E' andato, in diverse edicole del monfalconese, letteralmente a ruba il Piccolo del 2 luglio. La notizia, ed è una notizia con la N maiuscola, che ora è un dato certo, assodato, comprovato, la presenza della 'ndrangheta in queste zone, ed è stato uno shock per tanti, una conferma per altri. La cosa che più mi ha fatto piacere, nel dispiacere della situazione complessiva, è che il Piccolo non ha genericamente parlato di calabresi, ma di 'ndrine, di 'ndranghetisti. Ed ha fatto la cosa giusta. Da calabrese emigrato, come tanti che viviamo in questa regione da anni, non posso che riconoscere la correttezza di questo stile. Personalmente, come tanti che si sono ribellati nel loro piccolo a questa bestialità, chiamata 'ndrangheta che soprattutto dopo la "piemontesizzazione" del Sud Italia, in relazione all'affermarsi della questione meridionale ha trovato sempre maggiore consistenza, fino alla trasformazione epocale avvenuta con la fine dei sequestri di persona ed il dedicarsi ad attività di business criminale variegato, droga, speculazione, riciclaggio di danaro, armi, ha cercato di dare un piccolo contributo per contrastare ciò. Avevo il "vizio" insieme ad alcuni amici e compagni di lotta di scrivere e di denunciare e criticare anche quando vivevo in Calabria, alcuni nostri interventi trovavano spazio in un quotidiano locale all'interno delle pagine cittadine, e vi assicuro che non è una bella esperienza di vita ricevere un messaggio da parte di una importante 'ndrina che dice " stai scrivendo troppo". Ma è una cosa da nulla rispetto a chi ha vissuto sulla propria pelle l'infamia del sistema 'ndranghetista, chi ha avuto la forza di denunciare i criminali, con nome e cognome, chi vive sotto protezione, e letteralmente dimenticato dallo Stato, chi giornalista che indaga ecc.
Ricordo ancora lo stato di polizia nella mia città di origine. Vi è stato un periodo ove esplodevano bombe, si sparava a volte per le strade, posti di blocco ovunque. Non era bello. Non era facile. Ma si andava avanti lo stesso. Così come l'indifferenza di tanti, il pensare ai fatti propri per non mischiarsi in cose più grandi. Tanto esiste da secoli la 'ndrangheta, mica la si può cambiare così in un niente la situazione. E la vita continua, con le 'ndrine che hanno letteralmente massacrato la Calabria e non solo. E questo sistema, in modo silente, anche se non tanto a dire il vero, è arrivato qui, da decenni. Basta leggersi le relazioni della DIA, sono anni che puntano il dito sul monfalconese, su Trieste, alcune zone del Friuli. Basta leggersi i libri che parlano delle mafie a Nord Est, le inchieste che ogni tanto vengono pubblicate, per capire che questa terra era ed è l'isola felice per le mafie sicuramente. Ci sono, si vedono, e vanno combattute, tutte con tutti i mezzi possibili incrociando l'attività di collaborazione con lo Stato, le Istituzioni, Comuni, Magistratura, forze dell'ordine e società civile e stampa libera che ha il coraggio di denunciare. Il contrasto alle mafie non necessita di eroi, ma di consapevolezza e conoscenza e competenza. Purtroppo il sistema di oggi paga in modo caro anche quella speculazione che si è innescata in una certa antimafia, che ha tradito, nel nome del business, del profitto, della eccessiva mediatizzazione, lo spirito complessivo stesso dell'essere antimafia rischiando di minarne il cuore vitale. Ma sono importanti anche i protocolli di legalità. Che andrebbero proposti se non ovunque certamente lì ove vi sono investimenti milionari. Per esempio, penso all'opera immensa, di cui non condivido una sola virgola, che rischia di divenire la classica cattedrale nel deserto, che attirerà investimenti milionari, che dovrebbe realizzarsi in Ronchi, quale il polo intermodale. Piccolo deterrente, non sarà sufficiente, ma è già qualcosa. Così come è un qualcosa di fondamentale disconoscere come calabresi i criminali 'ndranghetisti come, appunto calabresi. Non sono calabresi, sono criminali che hanno ucciso una terra meravigliosa come la Calabria, che hanno disonorato noi calabresi, e non dobbiamo permettere, in nessun modo, che facciano lo stesso anche qui. 
Dunque, non chiamateli più calabresi, ma 'ndranghetisti.

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