Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Passare dai numeri alle lettere cambierà la valutazione degli studenti? Una grande pinocchiata


Viviamo in una società ad alta competizione, dove quello che conta è vincere, e basta. E questa logica è entrata nella scuola. Competizione, competenze, saper fare e non saper pensare. La proposta di abrogare il sistema dei voti numerici per sostituirli con le vecchie lettere, ha creato un certo entusiasmo tra diversi addetti ai lavori. Entusiasmo in parte dovuto alla esasperazione del sistema del voto numerico, letteralmente fallimentare. Ma siamo certi che ritornare al sistema delle lettere, significhi cambiare il senso della valutazione? La forma cambierà la sostanza? Penso proprio di no. Sono sciocchezze a parer mio quelle affermazioni che vogliono una diversa percezione, un diverso stimolo, se lo studente verrà giudicato con una lettera E piuttosto che con un 5. L'invito a migliorarsi, ad impegnarsi può arrivare anche con il cinque. Anzi, la lettera E, segna l'ultimo valore in termini negativi in materia di valutazione, e dunque oltre il fondo si può solamente risalire. Ovvio, banalità. Ma vi è una ulteriore considerazione che deve essere effettuata. Nel Pubblico Impiego da diverso tempo è stato introdotto il sistema della premialità, che ha comportato la suddivisione dei lavoratori in in diversi raggruppamenti e questi nella maggior parte dei casi sono:  Classe di merito Giudizio “A” La prestazione risulta ottimale “B” La prestazione risulta di rilievo “C” La prestazione è adeguata ed in linea con le aspettative “D” La prestazione risulta migliorabile. Verrebbe da pensare che è a questo modello che si stanno ispirando coloro che vogliono eliminare il sistema del voto numerico, altro che stimolo per migliorarsi. Il problema vero rimane quello della valutazione. La scuola dovrebbe semplicemente istruire lo studente, fare in modo che tutti possano raggiungere i livelli basilari di apprendimento. E per fare ciò non è necessario valutare, giudicare, classificare. Certo, si obietterà, ma nella società le cose funzionano così, vi è una classificazione generalizzata e diffusa, su tutto, dal lavoro, allo sport. Ma questo non significa che le cose non possano mutare e la base di partenza deve essere la scuola per una nuova concezione della società. Dunque, a parer mio, tra voto numerico e giudizio espresso in lettere, per come funziona la società oggi, non vi è alcun tipo di differenza, muterà la forma, che forse sarà più consona alle classificazioni sociali e pseudo-meritocratiche in corso, ma certamente non la sostanza.

Pubblicato per Tecnica della Scuola 

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