I simboli rubati di Monfalcone: la campana del Vate e il feretro conteso di Enrico Toti

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  Diciamolo pure, c’è un dettaglio affascinante e al tempo stesso quasi tragicomico quando si guarda alla storia di Monfalcone, questa città che a un certo punto si ritrova letteralmente spogliata dei suoi simboli. E sono due vicende straordinarie, legate a quel clima incandescentissimo del nazionalismo italiano. Da una parte c'è Gabriele D’Annunzio. Nel 1919, mentre i suoi legionari marciano verso la città per ricongiungersi con gli ufficiali pronti a seguire il Vate alla conquista di Fiume, succede una cosa singolare.  Vedono una campanella, una minuscola campana, quella di San Polo. Per i monfalconesi era un pezzo d'anima, un simbolo identitario fortissimo. Ma D’Annunzio — ed è un fatto noto — era un collezionista ossessivo, accumulava qualsiasi oggetto gli capitasse a tiro. La sua dimora era letteralmente un museo straripante. E così la campanella sparisce, finisce dritta nella stanza del Lebbroso al Vittoriale. Da lì, nonostante le rimostranze e le rivendicazioni sacrosan...

Passare dai numeri alle lettere cambierà la valutazione degli studenti? Una grande pinocchiata


Viviamo in una società ad alta competizione, dove quello che conta è vincere, e basta. E questa logica è entrata nella scuola. Competizione, competenze, saper fare e non saper pensare. La proposta di abrogare il sistema dei voti numerici per sostituirli con le vecchie lettere, ha creato un certo entusiasmo tra diversi addetti ai lavori. Entusiasmo in parte dovuto alla esasperazione del sistema del voto numerico, letteralmente fallimentare. Ma siamo certi che ritornare al sistema delle lettere, significhi cambiare il senso della valutazione? La forma cambierà la sostanza? Penso proprio di no. Sono sciocchezze a parer mio quelle affermazioni che vogliono una diversa percezione, un diverso stimolo, se lo studente verrà giudicato con una lettera E piuttosto che con un 5. L'invito a migliorarsi, ad impegnarsi può arrivare anche con il cinque. Anzi, la lettera E, segna l'ultimo valore in termini negativi in materia di valutazione, e dunque oltre il fondo si può solamente risalire. Ovvio, banalità. Ma vi è una ulteriore considerazione che deve essere effettuata. Nel Pubblico Impiego da diverso tempo è stato introdotto il sistema della premialità, che ha comportato la suddivisione dei lavoratori in in diversi raggruppamenti e questi nella maggior parte dei casi sono:  Classe di merito Giudizio “A” La prestazione risulta ottimale “B” La prestazione risulta di rilievo “C” La prestazione è adeguata ed in linea con le aspettative “D” La prestazione risulta migliorabile. Verrebbe da pensare che è a questo modello che si stanno ispirando coloro che vogliono eliminare il sistema del voto numerico, altro che stimolo per migliorarsi. Il problema vero rimane quello della valutazione. La scuola dovrebbe semplicemente istruire lo studente, fare in modo che tutti possano raggiungere i livelli basilari di apprendimento. E per fare ciò non è necessario valutare, giudicare, classificare. Certo, si obietterà, ma nella società le cose funzionano così, vi è una classificazione generalizzata e diffusa, su tutto, dal lavoro, allo sport. Ma questo non significa che le cose non possano mutare e la base di partenza deve essere la scuola per una nuova concezione della società. Dunque, a parer mio, tra voto numerico e giudizio espresso in lettere, per come funziona la società oggi, non vi è alcun tipo di differenza, muterà la forma, che forse sarà più consona alle classificazioni sociali e pseudo-meritocratiche in corso, ma certamente non la sostanza.

Pubblicato per Tecnica della Scuola 

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