Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

13 novembre la scuola in sciopero contro la cattiva scuola renziana


Sono passati pochi mesi dallo sciopero del 5 maggio del 2015. Uno sciopero storico per la sua portata, per l'adesione di quasi l'80% del personale scolastico. Poi, viene approvata, nonostante il tutto, le proteste, le contrarietà, la Legge 107 del 2015. Una legge sulla scuola scritta contro il mondo della scuola. E come dimenticare le lacrime di chi ha pianto, e non per gioia, quando questa è stata approvata?  Arriva l'estate, si parla e si discute molto di scuola, ma qualche segnale di cedimento lo si respira. Doveva essere un primo settembre infuocato nelle scuole. Dovevano partire assemblee nel primo giorno di scuola in tutta Italia. Si doveva proporre un referendum. Certo, vi è stato chi ha cercato di strumentalizzare la lotta della scuola per i propri fini elettorali. Ma è stato punito. Perchè la lotta per la difesa della scuola pubblica è una cosa seria e non uno spot elettorale. Il referendum è una cosa delicata, una carta molto importante che se giocata male verrà semplicemente bruciata e nel dubbio si è deciso di allentare il tutto. Ma è anche vero che più di qualcuno ha tirato i remi in barca. Dall'altro lato, in questo anno ponte, non si vedranno subito le cose peggiori della Legge 107. Il grosso è rinviato al prossimo anno scolastico. Arrivano, invece, le prime caotiche assunzioni, con l'attesa del piano di mobilità, con il dilemma del partirò o non partirò, arrivano a ridosso dell'autunno i 500 euro per la formazione e così via dicendo.
Insomma l'anno delle carote.. Quello del bastone è rinviato al 2016. Ed il 13 novembre arriva il primo importante sciopero contro la cattiva scuola renziana dalla sua approvazione ed entrata in vigore. Proclamato dai Cobas, dall'Anief ed altre realtà. Uno sciopero che vuole dimostrare una cosa molto banale e semplice. Questa estate non ha mandato in vacanza la lotta, i docenti non si sono fatti comprare da bonus e similari e non sono neanche rassegnati. Saranno lontane, per ovvi motivi, per una mancanza di unitarietà, nonostante diversi appelli in tal senso, le cifre epocali del 5 maggio. Ma lo sciopero si farà. Ed andrà fatto, perché nulla è mutato dal cinque maggio ad oggi, cattiva scuola decisionista, autoritaria, delle competenze, della competizione, era prima, ed oggi continua ad esserlo. E soprattutto non si può accettare il modo con il quale questa Legge è stata approvata e scritta. Come già ricordato, una Legge scritta contro la quasi totalità della comunità scolastica è un grande schiaffo che è stato conferito a questo pilastro fondamentale per l'Italia costituzionale. Nessuno chiede di offrire l'altra guancia, ma neanche di far finta che nulla sia successo e che tutto è finito nel dimenticatoio. Dare segnali di non resa è fondamentale per arrivare a mettere in discussione questa Legge, che non ha riformato la scuola pubblica, ma edificato una nuova scuola azienda. Dare segnali di protesta, che molti potrebbero reputare come inutili, perché se nulla ha mosso lo sciopero del 5 maggio, non si capisce cosa possa muovere questo, è la dimostrazione al Governo che vi è chi continua a dire, coerentemente, di no. E poi si deve andare anche oltre il concetto del mero utilitarismo. Il 5 maggio è stato un giorno meraviglioso per l'Italia. Perché si è data una immensa lezione di democrazia, il 5 maggio ha posto le basi per un senso pieno e diffuso di consapevolezza. Tutti hanno capito il vero senso di questa riforma e la quasi totalità del mondo della scuola ha detto no. Ed i no, specialmente in un sistema decisionista, come quello italiano, creano grandi fastidi per non dire altro. Il 5 maggio si era ad un passo dal ritiro di questa Legge, stavano per cedere. Ma non hanno ceduto. Ma questo non significa che non vi sia nulla da fare. Le lotte e le azioni di contrasto non si possono esaurire in un solo giorno. Serve continuità e solo la continuità potrà essere realmente incisiva. L'anno ponte è fondamentale per dare il pieno via a questa riforma, se passa indenne questo anno scolastico, sarà poi dura, durissima fermarla nell'avvenire. Chi ha detto no alla cattiva scuola il 5 maggio, a maggior ragione dovrà dirlo il 13 novembre è una prima tappa importante per la difesa della scuola pubblica, dopo l'approvazione della Legge 107.

pubblicato per Tecnica della Scuola

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