Il maestro carnico Bertoli ed i grandi del '900 nel cuore di Tolmezzo dove l'arte si fa strada

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Quando parliamo di un uomo come Bertoli – nato a Illegio nel '33 – dobbiamo prima di tutto immaginarci cosa significava nascere in Carnia in quegli anni. Significa che la manovalanza, il lavoro duro, la fatica vera, tu la conosci fin da ragazzino, la tocchi con mano. Eppure, questo signore poi si occupa di design, fa il marketing pubblicitario... Ma la cosa straordinaria è un'altra: Bertoli è quel classico tipo di artista autodidatta con un talento talmente puro, talmente innato, che tu ti rendi conto che merita assolutamente di essere riscoperto, esplorato, capito fino in fondo. La prima vera svolta, la prima personale, arriva a Tolmezzo verso la fine degli anni Settanta, dopo le esposizioni alla galleria del Girasole di Udine. E oggi, la grande mostra di Palazzo Frisacco, sempre a Tolmezzo, è davvero il coronamento perfetto di una vita intera. Perché li vedete, i suoi quadri: dalle nature morte a questa pittura figurativa che è, in sostanza, una fotografia del quotidiano. È l...

Il “volontariato” per i richiedenti asilo è giusto?

Nei primi giorni del dicembre del 2014 il Ministero dell'Interno comunicava che con una circolare si invitavano le prefetture italiane “a stringere accordi con gli enti locali per favorire lo svolgimento volontario, da parte degli immigrati ospitati, di attività socialmente utili, che avrebbero il doppio vantaggio di creare un terreno fertile per una più efficace integrazione nel tessuto sociale e di prevenire eventuali tensioni”. Si leggeva anche che “l'attività di volontariato deve essere, appunto, volontaria, gratuita e di utilità sociale, quindi senza 'scopi di lucro', e preceduta da un'adeguata formazione. Il cittadino immigrato interessato deve aderire a un'associazione/organizzazione e avere copertura assicurativa, non a carico dell'amministrazione dell'Interno. La possibilità di aderire a questi percorsi di volontariato è limitata ai richiedenti asilo e a coloro in attesa di definizione del ricorso, perché chi è titolare di protezione internazionale viene coinvolto in altri percorsi di inserimento, finalizzati al lavoro”. Ed è noto che recentemente sono diversi gli enti locali che stipulano questi protocolli, e molti di questi servizi di volontariato riguardano la pulizia di strade, la cura del verde pubblico ecc. Insomma attività lavorativa a costo zero. Certo. E viene giustificata come un segno “ di gratitudine per l'Italia che li ospita” o come segno d'integrazione.
A parte il fatto che in questo Paese sono mesi, e mesi che ci bombardano con la falsità e menzogne come quelle dell'invasione, poi se si vanno a vedere i numeri nelle varie città, parliamo di minuzie, come si può parlare d'invasione in un città di 40 mila abitanti che accoglie 200 richiedenti asilo? I quali,ovviamente non potendo e non dovendo, con dispiacere di qualcuno, essere rinchiusi in carcere, e non avendo nulla da fare, nell'attesa di risolvere la loro pratica, spesso passeggiano per le città senza nulla fare, anche perché per i primi sei mesi di permanenza sul territorio, non posso svolgere alcun tipo di lavoro regolare, situazione che a dire il vero spesso va anche oltre i canonici sei mesi. Ovviamente gli italiani disoccupati che passeggiano per le città senza nulla fare non creano fastidio. Non sia mai. Ma si dice anche che il problema lo si deve risolvere a monte, cioè a casa loro. 
Certo, è dai tempi del fascismo che si dice così, però dopo prima aver occupato le loro terre, o devastate per i soliti interessi economici di pochi capitalisti e speculatori. E poi se non siamo in grado di risolvere la nota questione meridionale, determinata dall'Italia, se non siamo in grado di risolvere le questione delle mafie, come cazzarola solo si può immaginare di poter risolvere i problemi in Paesi terzi?
Demagogia.
La verità è che l'Italia, in buona parte, è un Paese intollerante, chiuso e destro. Costituito, in larga misura, da persone che condividono le parole del Papa, nel definire, ad esempio, la grande guerra una strage inutile, però poi acclamano le staffette militari che ricordano e celebrano la dichiarazione della guerra, lo scoppio della guerra.  I richiedenti asilo hanno diritto a frequentare le scuole pubbliche italiane alle stesse condizioni dei cittadini italiani. Nel caso tu abbia più di 18 anni avrai diritto ad accedere all'istruzione pubblica alle condizioni previste per gli stranieri regolarmente soggiornanti in Italia. Questo diritto è realmente garantito? Visto che si parla tanto di integrazione, perché, invece di organizzare corsi di volontariato, che mascherano lavoro gratuito, come se poi  queste persone avessero qualche colpa per il loro status, e come se l'Italia, che si vanta di essere una delle grandi potenze economiche mondiali, deve rinfacciarti, anzi farti pesare quella miseria di aiuto che conferisce, non si organizzano corsi d'istruzione? Invece di volontariato che maschera lavoro gratuito? Per esempio sarebbero importanti corsi con nozioni su come funziona il diritto comunitario, su come funzionano le regole comunitarie, ma anche con nozioni di cultura generale, non solo sull'Italia ma sull'Europa, rilevato che poi la maggior parte di queste persone, transitano dal nostro Paese, in cui sono ingabbiate, per andare oltre?


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