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Il "settembre fascista" e nazionalista di Gorizia,Trieste e Monfalcone. Era il 1947




Il mese di settembre, per i fascisti ed il fascismo ma anche per l'antifascismo,ovviamente, è stato sempre un mese particolare. Il 12 settembre 1919 Gabriele D'Annunzio con i suoi legionari occuperà Fiume, il giorno 11 settembre 1926 ci sarà il terzo attentato a Mussolini, il 25 settembre 1937 Hitler riceve Mussolini, il 18 settembre 1938 a Trieste si proclamano le leggi razziali, il 1 settembre del 1939 si realizza l'aggressione della Germania nazista alla Polonia, il 28 settembre 1940 nasce il tripartito, il giorno 8 settembre 1943 l'annuncio dell'armistizio; il 10 settembre nascerà a Selz di Ronchi la brigata proletaria, omaggiando anche con il nome proletaria la resistenza slovena rilevato che appunto la quasi totalità delle brigate partigiane in Jugoslavia già operanti da diverso tempo contro il nazifascismo, si chiamavano brigata proletaria, poi vi furono le divisioni proletarie e sarà il primo sodalizio di resistenza armata, in Italia, tra italiani e sloveni contro i nazifascisti, il 23 settembre 1943 ci sarà la nascita della RSI; e nel settembre 1947 entrerà in vigore il noto Trattato di Pace.
Proprio in questo settembre del 1947, tra Trieste, Gorizia e Monfalconese si realizzò, per tre, quattro giorni, una violenta aggressione fascista e nazionalista contro sloveni e comunisti.  Nel mentre a Parigi presso l'ufficio del Ministro degli esteri francese aveva luogo la cerimonia del deposito delle ratifiche del trattato di pace italiano da parte dei rappresentanti delle quattro maggiori potenze, ma senza la presenza di alcun rappresentante del Governo italiano, a Gorizia ritornava lentamente la normalità, dopo tre giorni di assalti e violenze inaudite nei confronti degli sloveni e dei comunisti. Ancora oggi, in qualche muro, tra Trieste e Gorizia, ti capita di leggere la parola s'ciavo, un termine offensivo,orrendo, brutale, un termine che gli sloveni hanno dovuto subire sin dai primi anni dall'avvento del Regno d'Italia, dopo la caduta dell'Impero Austro-Ungarico e divenuto indomabile con il fascismo. D'altronde la Commissione che venne istituita nell'ottobre 1993 su iniziativa dei Ministri degli Esteri di Italia e Slovenia ricordava che tra gli anni Venti e Trenta “emigrarono complessivamente 105.000 sloveni e croati" a causa, in sostanza, della politica snazionalizzatrice che successivamente “riuscì infatti a decimare la popolazione slovena a Trieste e Gorizia”. 
Quello che ho definito come l'esodo dimenticato.  Trattato di Pace che non veniva visto bene  dalla Jugoslavia  dall'Italia , che comunque era l'ultima a dover avere voce in capitolo, viste le sue immense responsabilità e visto tutto quello che gli italiani "brava gente" hanno attuato nei confronti delle comunità slovene,serbe,croate e montenegrine. Trattato imposto dagli alleati con la mano francese che disegnerà con il gesso quei confini che divideranno un territorio multiculturale,multietnico,eterogeneo a volte con una schizofrenia incredibile. Alleati che abbandonarono Gorizia in fretta, talmente in fretta, che lasciarono la città in balia degli eventi. Eventi reazionari, eventi fascisti e quelle poche volte che intervennero, durante i preparativi finalizzati all'abbandono di Gorizia, lo fecero contro le vittime degli assalti fascisti e nazionalisti. Già le prime aggressioni iniziarono il 12 settembre,ove si denunciavano, nel goriziano,  un lancio di bombe a mano contro un gruppo di comunisti e dove risultavano essere feriti anche dei bambini. Nella tarda serata del 13 settembre a Trieste, criminali fascisti rimasti ignoti scaricavano una raffica dì mitra contro un circolo popolare. Una bambina di undici anni, Emilia Passerini, colpita dalla raffica moriva, una donna rimaneva gravemente ferita. Il 15 settembre a Trieste veniva proclamato uno sciopero generale e contestualmente, su invito della Lega nazionale, come riportano le cronache di quel tempo, aveva luogo una manifestazione a S. Giusto con la partecipazione di qualche migliaio di persone  che si concluse con una mera aggressione di carattere fascista nei confronti degli operai. Nelle prime ore del pomeriggio i lavoratori, visti gli scontri della mattina, abbandonavano tutti i posti di lavoro e scendevano nel centro della città per una risposta antifascista. I fascisti reagirono sparando contro una casa sita in via Tarabocchia e lanciarono sei bombe in diversi punti della città. 70 furono gli operai feriti e ricoverati in ospedale ed uno studente moriva al quale verrà successivamente dedicata una controversa e strumentale targa nazionalista. Giungerà anche la notizia della morte di un operaio e comunista, Carlo Castagna, ucciso per mano fascista. Tutto questo mentre a Trieste si annunciava con un proclama, da parte di un generale americano, la costituzione politica del TLT ed il rischio della pena di morte per tutti coloro che portavano armi senza autorizzazione od effettuavano attacchi contro le truppe alleate. Ma gli alleati, a quanto pare si preoccupavano di tutelare solo la propria incolumità e non quelle delle vittime delle aggressioni fasciste e nazionaliste, anzi in molti casi si denunciava la copertura dell'operato delle forze reazionarie.
Venne assaltata la federazione Comunista di Gorizia, venne incendiata la casa del Popolo di Gradisca e si tentava l'assalto alla sede del PCI di Monfalcone e di Ronchi, ma senza successo grazie alla resistenza dei comunisti. Venivano affisse per la città di Gorizia delle terribili liste di proscrizione nelle quali si minacciavano di morte i cittadini che cercavano la collaborazione con i popoli confinanti, gli sloveni. Sloveni che subirono violenze, saccheggi, distruzione di negozi, boicottaggi, pestaggi, insulti. La situazione divenne talmente insostenibile che venne presentata, dal deputato della Costituente, Giordano Pratolongo, una interrogazione al Governo per sapere quali “ provvedimenti siano stati presi o si intenda prendere per garantire le istituzioni democratiche e le libertà dei cittadini nella provincia di Gorizia contro le aggressioni e le violenze scatenate da provocatori fascisti e nazionalisti a danno di italiani e sloveni e delle organizzazioni democratiche: e per l'arresto e la punizione dei responsabili dei gravi fatti accaduti nei giorni scorsi”. Si denunciava in particolare quanto accadde tra il  13, 14 e 15 settembre 1947, si ricordava, tra le varie cose, oltre a quelle già in precedenza elencate, anche la devastazione della tipografia del giornale democratico sloveno Primorski, l'assalto alle cooperative, negozi di proprietà di sloveni, assalti a case private di sloveni e comunisti italiani e sloveni. Il tutto accadde anche quando in città giunse la divisione Mantova e le autorità italiane, presenti nella zona di Gorizia tra la notte della domenica 14 settembre e le prime ore del 15 settembre non presero ufficialmente possesso del territorio sgombrato dagli alleati ed il passaggio effettivo di poteri veniva volutamente(?) ritardato. Un ritardo che ha continuato a favorire l'assalto fascista e nazionalista. Un ritardo che ha favorito la continuazione di violenze inaudite, sofferenze e drammi e ferite che ben potevano essere evitate, ma non vennero evitate ed una risposta ancora oggi, sul perché di quel ritardo, sul perché di quella "tolleranza"  anche e soprattutto da parte delle forze alleate che hanno in sostanza favorito tre, quattro giorni di assalti fascisti contro sloveni e comunisti ed antifascisti, non è pervenuta.


fonte foto: Unità del 16 settembre 1947 che si ringrazia per aver reso disponibile e fruibile l'archivio in rete

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