Prima del Ventennio: cronache di intolleranza e squadrismo nel Monfalconese di fine Ottocento

Noi abbiamo questa immagine del vecchio Impero asburgico come di un meraviglioso mosaico di popoli.  Dove italiani, sloveni, tedeschi, ungheresi vivevano tutti insieme appassionatamente, l'imperatore Francesco Giuseppe che vegliava su tutti, e le lingue e le identità di ciascuno venivano rispettate. E in parte è vero. In verità, se andiamo a stringere l'obiettivo, se andiamo a guardare cosa succedeva davvero tutti i giorni, ad esempio nel Monfalconese e anche a Ronchi, scopriamo che la realtà era un bel po' più spigolosa. Nei documenti e nelle cronache troviamo episodi che, a leggerli oggi, mettono i brividi. Roba che noi chiameremmo squadrismo bello e buono, ma vent'anni prima che nascessero i fasci di combattimento! Un'intolleranza becera verso gli sloveni e verso l'uso stesso della loro lingua. I giornali dell'epoca non facevano una piega. Anziché inorridire davanti alla violenza, si schieravano apertamente, senza il minimo pudore, dalla parte di chi mena...

Cyberbullismo ? L'ipocrisia del Garante della Privacy



Quanti sono i bambini piccoli in possesso di un telefono cellulare? Magari all'ultima moda?
Consumismo sfrenato da un lato, senso della sfiducia nei confronti delle scuole dall'altro, comportano la realizzazione di quel gesto che condurrà il bambino nel mondo dell'alta tecnologia, alienandolo dalla realtà sociale ed immergendolo nella realtà virtuale ove ogni abuso è possibile ove ogni violenza è reale.
Più di una volta ho sentito parlare di casi di genitori che regalano cellulari ai bambini perché devono controllarli, devono sapere dove sono, anche quando si trovano a scuola.
La fiducia nella scuola è venuta meno?
Certamente il Garante della Privacy che ora invoca l'uso responsabile dei social network, non ha ha aiutato. Già, perché nel momento in cui, nel suo provvedimento generale, in tema di Privacy a Scuola, afferma che l'uso di cellulari e smartphone è in genere consentito per fini strettamente personali, ad esempio per registrare le lezioni, e sempre nel rispetto delle persone, pur ricordando che spetta comunque agli istituti scolastici decidere nella loro autonomia come regolamentare o se vietare del tutto l'uso dei cellulari, di certo non aiuta.
Nel momento in cui dico sì all'uso dei cellulari a scuola, che sono il primo strumento che aprono le vie sia alle molestie virtuali che al cyberbullismo, come posso contrastare seriamente questo fenomeno?
I docenti già si trovano a dover vivere e frequentare classi ultra-affollate, non possono mica diventare forze dell'ordine nella scuola e non devono diventarlo.
Il problema è semplicemente di business ed economico.
Esistono interessi milionari in quel settore, urlare alla tragedia, allo scandalo, manifestare dolore per la tragedia prevedibile ed evitabile è certamente legittimo, ma ipocrita nel momento in cui legittimo già per i bambini l'utilizzo di certi strumenti nella scuola pubblica.
E comunque non si può scaricare tutto sulle spalle della scuola, il problema è la società, che non è più comunità e forse mai lo è stata, il problema è nelle famiglie, il problema è nella droga della tecnologia, del consumismo, che ha come scusante spesso la mancanza di fiducia nell'altro.
Ma puntare solo il dito verso la scuola è sbagliato, il dito deve essere puntato verso tutti coloro che hanno favorito la diffusione incontrollata e che ora non può essere certamente fermata, di strumenti altamente tecnologici a dei bambini,e quando sin da piccoli, anche a soli 6 anni li si abitua al cellulare cosa altro pretendere? Quale buon uso del cellulare, della rete? Chi vigila?
E' un problema che ora non potrà essere risolto e neanche controllato semplicemente perché è tardi.



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