Il grande colosso di Monfalcone è destinato a sparire

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  A soli centocinquanta metri d’altezza, quella ciminiera appare quasi ridotta se paragonata ai mostri d’acciaio e cemento da duecentocinquanta metri che solitamente feriscono i nostri cieli. Una misura contratta che fu, in un passato felicemente archiviato, fonte di dissapori ed un prezzo pagato sull'altare di uno sviluppo che non guardava in faccia a nessuno. Oggi, però, quel manufatto non è più soltanto il residuo di un’era industriale: è una spina dorsale della memoria collettiva, un reperto di vera e propria  archeologia dell'anima.  Eppure, si preferisce la metaforicamente la ruspa alla tutela. Con una furia iconoclasta degna della distruzione del Colosso di Roma, quell'imponente profilo si avvia ad essere cancellato dalla terra e dallo sguardo, destinato a sopravvivere solo nella memoria nostalgica di chi — da Trieste alle alture del Carso — vedeva in quella torre il punto fermo con cui riconoscere l'orizzonte di Monfalcone. La storia recente dell'Italia offr...

Eros contro Marte



Colpiscimi pure, sentirò la lama della spada penetrare il mio corpo, ascolterò il lamento del sangue, macchierò la pelle con pennellate color rosso ardore, vedrò la furia immolare l'amore nella follia della passione.

Colpisci, colpisci colpisci.
Scolpisci la tua ira su questa carne, perché altro non sono che carne immolata in un tempo destinato a perir nella cenere del non sono.

Marte non uomo, Marte è una Dea, una donna senza identità, protetta nel suo velo pesante come un macigno di montagna fermo sul precipizio della ragione, affascinante come una piuma trasportata dal vento nell'immensità dell'oceano senza inizio senza fine, violenta come l'ira figlia dell'amore tradito.

Eros, uomo alla ricerca dello sguardo furioso di Marte, getta via il suo scudo, getta via i suoi veli, offre la nudità alla guerra, offre la nudità alla provocazione scandendo senza armonia alcuna solo ed in solitudine un lamento, colpiscimi, colpiscimi, colpiscimi.

Marte funesta come la tempesta che non c'è, urla nel silenzio, bagna il viso con lacrime dal sapor selvaggio di assenzio, corre contro Eros.
Colpirà il braccio, la spada entrerà ed uscirà da quella carne mortale di una Divinità che ha abbandonato ogni ritualità per assaporare il senso del limite.
Acciaio rovente accolto dalla terra rude e grezza .
Un tonfo secco.
Non sangue.
Non acqua.
Nulla.
Il nulla ha abbracciato Eros e Marte.
Nella sfida senza sfida.
In un sogno senza sognare.
Vedrai una colonna smarrirsi nel vuoto di quell'ordine dorico dell'epoca immortalata su quel fregio senza più metopa.
Ascolterai l'eco dell'amore.
Respirerai il profumo della passione prigioniera nella disumana ragione.

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