I giganti di ferro e la nuova Babele: Monfalcone

Immagine
C’è qualcosa di profondamente epico  quando osserviamo quello che sta accadendo a Monfalcone. Arrivano questi due nuovi giganti, due gru gigantesche, alte cento metri! Arrivando direttamente dalla terra della Serenissima, da Venezia, e si vanno a piantare lì, proprio ai piedi della Rocca carsica. È lì che prendono forma i veri re dei nostri tempi: queste navi da crociera enormi, bianche, mostruose, pronte a salpare verso un mondo che immaginiamo senza più confini. Però guardiamo cos'è diventata Monfalcone. Non è il classico porto di mare che uno s'immagina nel Cinquecento o nell'Ottocento. Oggi è una città periferica del Nordest, una "piccola Dacca", come dicono alcuni con una certa inquietudine. Perché a un certo punto sono arrivati a migliaia dal Bangladesh, dall'altra parte del pianeta! Sono venuti a fare esattamente quel lavoro che gli italiani, ormai, non volevano più fare. È la globalizzazione al contrario. Quella dinamica spietata della competizione al ...

Eros contro Marte



Colpiscimi pure, sentirò la lama della spada penetrare il mio corpo, ascolterò il lamento del sangue, macchierò la pelle con pennellate color rosso ardore, vedrò la furia immolare l'amore nella follia della passione.

Colpisci, colpisci colpisci.
Scolpisci la tua ira su questa carne, perché altro non sono che carne immolata in un tempo destinato a perir nella cenere del non sono.

Marte non uomo, Marte è una Dea, una donna senza identità, protetta nel suo velo pesante come un macigno di montagna fermo sul precipizio della ragione, affascinante come una piuma trasportata dal vento nell'immensità dell'oceano senza inizio senza fine, violenta come l'ira figlia dell'amore tradito.

Eros, uomo alla ricerca dello sguardo furioso di Marte, getta via il suo scudo, getta via i suoi veli, offre la nudità alla guerra, offre la nudità alla provocazione scandendo senza armonia alcuna solo ed in solitudine un lamento, colpiscimi, colpiscimi, colpiscimi.

Marte funesta come la tempesta che non c'è, urla nel silenzio, bagna il viso con lacrime dal sapor selvaggio di assenzio, corre contro Eros.
Colpirà il braccio, la spada entrerà ed uscirà da quella carne mortale di una Divinità che ha abbandonato ogni ritualità per assaporare il senso del limite.
Acciaio rovente accolto dalla terra rude e grezza .
Un tonfo secco.
Non sangue.
Non acqua.
Nulla.
Il nulla ha abbracciato Eros e Marte.
Nella sfida senza sfida.
In un sogno senza sognare.
Vedrai una colonna smarrirsi nel vuoto di quell'ordine dorico dell'epoca immortalata su quel fregio senza più metopa.
Ascolterai l'eco dell'amore.
Respirerai il profumo della passione prigioniera nella disumana ragione.

Commenti

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Quale la città più bella tra Udine e Trieste?

Una storia per bambini della scuola primaria nella giornata Mondiale della Gentilezza

Come calcolare capienza di una piazza durante manifestazione?