Chi decide cos'è un capolavoro? Arte, denaro, passione e la lezione della Storia

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  Se ci guardiamo intorno oggi, c'è una sensazione quasi paradossale: in questo mondo ci sono forse più scrittori che libri, più poeti che poesie, più artisti che quadri! Tutti che creano, tutti che producono! Ma la vera domanda — e qui c'è il nocciolo della questione — è: chi è che decide che cos'è davvero un'opera d'arte?  Eh, la risposta è semplicissima, la storia ce lo insegna benissimo! È quello che un tempo avremmo chiamato il mondo della grande borghesia. Quell'uno percento della popolazione che detiene una ricchezza spropositata e che, a un certo punto, cosa fa? Si china, si mescola con l'umiltà del mondo, va a cercare l'artista squattrinato per fare una cosa ben precisa: capitalizzare l'arte . Non c'è nulla di scandaloso! Sia chiaro, è una constatazione quasi banale, fisiologica. Sono due mondi completamente diversi che però diventano assolutamente complementari: l'uno ha bisogno dell'altro. L'artista ha bisogno del mecenate ...

Anche un triestino tra gli arrestati ad Hebron.

  
Dal sito Forum Palestina si apprende che in data 11 aprile 2012, sono stati arrestati Marco e Giorgio Catalan , cittadini italiani, (Giorgio da Trieste), dalle forze di occupazione israeliane nella città di Hebron.  L'accusa maturata nei loro confronti sarebbe quella  di manifestazione non autorizzata, anche se dal sito del Forum Palestina emerge che non era in atto alcuna manifestazione.

Si denuncia che gli arresti sono avvenuti durante la pausa pranzo. Nella stessa operazione militare sono stati arrestati Issa Amro, noto attivista nonviolento del gruppo “youth against the settlements” di Hebron, e Abdellah Abu Rahma, coordinatore della conferenza, e che gli arresti hanno avuto luogo nella zona H2 della città, dove la schiacciante maggioranza di palestinesi vive sotto completo controllo israeliano, in balia delle angherie dei coloni ultrasionisti.

Da quello che si è compreso Giorgio Catalan,  rientrerà presto in Italia con un volo da Tel Aviv per Roma. Marco, l'altro arrestato,  che ha rifiutato l'espulsione, subirà un processo.

Quello che mi lascia perplesso in tutta questa vicenda è come sia possibile che questa notizia non sia stata divulgata dagli organi di informazione di Trieste, come sia possibile che non vi sia stata una mobilitazione collettiva, anche con un semplice presidio, per manifestare attivamente solidarietà a Marco e Giorgio, Giorgio che conosco anche personalmente, attivo in varie lotte anche per la difesa della scuola pubblica.
Quando ho appreso la notizia, ieri sera ( 16 aprile ndr) non credevo a ciò che sentivo.
Ripetevo ma no dai non sarà lui, nessuno ha detto nulla, non ho letto nulla in tal senso, in Città non si è detto niente di niente.
Eppure su facebook sembra che la notizia abbia preso sempre più consistenza.
Ma si deve dipendere da Facebook per avere una informazione?
Tanto detto e sentito ho dovuto rilevare che mi son sbagliato, perchè era Giorgio da Trieste.
Non che la provenienza territoriale voglia dire qualcosa, però penso sia grave il silenzio come espresso in tale vicenda per tutti gli aspetti che la connotano.

Aspettando l'immediato rientro di Giorgio e confidando che Marco non venga abbandonato e lasciato solo, in questa vicenda, invito tutte e tutti alla riflessione. 
Riflettere su ciò che accade in Palestina, riflettere sul come si viene informati, riflettere sulla libertà mancata nella terra di Palestina.

Marco Barone

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