Il gran teatro di Trieste: tra il jazz degli Angloamericani, l'illusione del TLT e i selfie con D'Annunzio

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C'è un'ironia sottile — e diciamolo pure, del tutto meravigliosa — nella storia moderna di Trieste. Da una parte c’è chi guarda a certe nostalgie e pensa subito: "Ma ci state prendendo in giro?" . Dall’altra, invece, c’è chi avverte una sorta di grande, sublime tormento amletico, un richiamo disperato a quell’età dell'oro che va dal giugno del '45 all'ottobre del '54. La Trieste della Reggenza angloamericana! Quel momento incredibile in cui arrivano gli alleati e portano la cioccolata, le sigarette americane, il jazz, lo sport e, naturalmente, uno sballo assolutamente sfrenato. Il tutto, s'intende, prima che la città venisse restituita all'Italia. E lì nasce il mito del TLT, il Territorio Libero di Trieste! Che a un certo punto, nei primi anni Duemila, vive una resurrezione prodigiosa: cortei di migliaia di persone, un entusiasmo travolgente. L’Eldorado adriatico! Poi però — com’è tipico delle cose umane e soprattutto della politica locale — co...

Liberate Babbo Natale



Questa notte ho vissuto un sogno incredibile.
Beh d'altronde i sogni esistono per stupire e per andare oltre.
Ho sognato di pedalare nell'aria, di pedalare da Pechino sino a Milano, una bicicletta tutta color verde.
Una bicicletta leggera e sospesa nel vuoto.
Solo sei ore.
Sei ore di pedalate nell'aria ed eccoti a Milano.
Che senso può mai avere tale sogno?
Ma perché si deve continuare a cercare un senso a ciò che forse un senso non ha?
Perché razionalizzare tutto?
Ed allora nessun senso alla pedalata nell'aria.
Ti svegli.
Caffè in mano, 
solita e non solitaria sigaretta, e sbatti la porta del tuo non tuo dormitorio.
Immerso nel vuoto grigio della metropoli.
Immerso nelle strade commerciali e desertificate dal consumismo moderno.
Rimpiangi la pedalata nell'aria.
Da Pechino a Milano in bicicletta.
Pubblicità ovunque.
Pubblicità ovunque.
Pensi al natale.
Cazzarola siamo a natale.
Un nuovo strano e nostrano natale.
Nello stesso tempo pensi alla vicenda dell'albero di natale di Trieste, una polemica infinita, con tanto di albero di natale cambiato due volte.
Nessuno che avesse detto una parola per due alberi tagliati per regalare poi cosa, sorrisi? O incazzatura?
Non è dato sapere.
Ed intanto l'albero è sempre là.
Con le sue luci.
Con le sue palle rosse.
Con i suoi rami pendenti e cadenti verso la fredda pavimentazione di Piazza dell'Unità.
Una concentrazione di luci e cemento che ti accompagna verso il mare.
Tu.
Mare.
Semplicemente mare.
E' natale.
E' natale.
Volo pindarico, da Pechino a Milano passando per Trieste.
Realtà e fantasia.
Fantasia e realtà.
Ma la realtà è certamente superiore alla fantasia.
Vedi pubblicità dove rapiscono Babbo natale.
Sia in Tv, scatola ipnotizzante le massa impopolare non pensante,
che su internet, la rete della libertà.
Se vuoi liberare Babbo Natale devi fare migliaia di click...
Ma andassero a quel paese.
Ma dico.
Sì, sì, so bene che Babbo Natale è di origini cristiane, che era uno strumento per inculcare la parola di Cristo ecc ecc ecc, ma in questo momento io voglio pensare, e penso, al Babbo Natale laico e popolare.
Alle letterine a Babbo Natale.
Ai sorrisi che Babbo Natale regala ai bambini.
E che cazzarola anche Babbo Natale dovevate sequestrare, ora?
Sogni rapiti,
speranze rapite,
lavoro sequestrato,
disoccupazione sequestrata,
cervello sequestrato,
ma che mondo è questo?
Io penso al Babbo Natale semplice, a quello che regala un dolce tradizionale come la Torta di nocciole e zabaglione e torrone d’Alba, il Pandolce, il Pan di Toni, la Gubana, oppure Cavallucci e ricciarelli, il Panpepato, il Pangiallo, il Panone di Natale di Bologna, gli Struffoli, la Pastiera, Roccocò, i Quazunìelli, i Pabassinas, i Mustazzoli e tanti altri ancora a chi ha per 364 giorni vissuto con il sapore dell'amaro della vita quotidiana in bocca.
Non è colpa mia se il Babbo Natale conosciuto da tutti è quello del consumismo.
Io ho conosciuto e conosco altro Babbo Natale, ed ora, per umana cortesia, almeno Babbo Natale
lasciatelo a tutti noi, altrimenti lo riprenderemo e lo libereremo.
Già, perché no?
Liberiamo Babbo Natale dalle reti del consumismo, della pubblicità, liberiamolo da questo mondo omologato alla frenesia e viviamo con lentezza il sapore di un dolce natalizio che forse non assaggeremo ma probabilmente sogneremo.
Babbo Natale è anche questo, sognare.



Marco Barone

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