L'esplosività emozionale dell'arte friulana nel decennio 60/70

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Immaginate, per un momento, di calarvi in quel decennio formidabile che va dal 1960 al 1970. Non stiamo parlando di Parigi, di Berkeley o di Londra, ma del Friuli Venezia Giulia. Una terra che, in quegli anni, decide a modo suo di essere protagonista assoluta della Storia. Ci sono collettivi, ci sono gruppi di ragazzi, ci sono individualità straordinarie che a un certo punto si guardano in faccia e dicono: "Basta. Noi adesso dobbiamo tagliare col passato, dobbiamo creare una frattura totale". E qual è l'opera, il simbolo che più di tutti, in questa regione, ci fa capire visivamente cosa stava succedendo? È il lavoro titanico di Franco Basaglia. Capite la portata della cosa? Basaglia prende l'energia di questo decennio – un decennio incredibilmente innovativo, rivoluzionario come pochissimi altri in tutto il Novecento – e gli dà un corpo. E che corpo gli dà? Quello di Marco Cavallo . Un cavallo azzurro di cartapesta che sfonda, letteralmente e metaforicamente, i muri d...

Winston Churchill si sbagliava, gli antifascisti c'erano anche durante il fascismo

 

 Winston Churchill in una delle sue battute infelici disse che era alquanto “Bizzarro il popolo degli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti”. Il qualunquismo e la generalizzazione non rende mai giustizia e verità alla storia. A Ronchi, nell'ottobre del 2026 ricorrerà il centenario della prima vittima del fascismo nella nostra città. Si tratta di Erminio Rusig di Vermegliano, accusato, nell'aprile del 1925, di aver asportato l'emblema del fascio dalla sede di via Roma e gettata sul tetto di un’edificio antistante, nei pressi dell’attuale sala Excelsior. L’atto fu opera di un gruppo di giovani antifascisti. Ci fu una retata dei fascisti e lui venne ferito gravemente per morire, purtroppo, giovanissimo, qualche a causa delle ferite riportate il 25 ottobre del 1926.  E sarebbe bene ricordarlo a dovere nel prossimo anno, come la prima vittima ronchese del fascismo nella nostra città. Come è stato ricordato, durante le preziose parole ascoltate durante una delle edizioni più partecipate di sempre di questo 25 aprile a Ronchi durante la cerimonia che chi si rifiutava di avere la tessera del fascismo, al cantiere di Monfalcone, il lavoro lo ha perso. Dunque, no, caro Churchill,di antifascisti in Italia ve ne erano e non pochi. Questo 25 aprile rimarrà nella storia per la parola “sobrietà”. Il Papa Francesco si sarà rivoltato nella tomba per come è stata strumentalizzata la sua morte, perché è evidente che qualcuno ha cercato di cogliere l'attimo di questo lutto esteso ad oltranza, per cercare di silenziare uno dei giorni più importanti della storia repubblicana italiana. Ma a Ronchi non ci sono riusciti, ed i discorsi sono andati anche oltre la solita “retorica” cogliendo bene lo spirito del 25 aprile.

mb

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